I calabresi spendono 3 miliardi di euro per il gioco d’azzardo ogni anno

Le province di Reggio e Cosenza quelle in cui si gioca di più. Come curare la ludopatia? Se ne parlerà nella nuova puntata di LaC Salute venerdì 22 febbraio alle 13.30 e alle 20

di Rossella  Galati
21 febbraio 2019
20:46
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È una patologia che ha in comune con la dipendenza da sostanze, il comportamento compulsivo che produce effetti negativi sulla salute e sulle relazioni sociali. La ludopatia anche in Calabria fa registrare numeri importanti. «Sono le province di Reggio Calabria e Cosenza quelle in cui si gioca di più, con un miliardo di euro giocati in riva allo Stretto e 900 milioni nella provincia cosentina - rende noto Roberto Gatto, responsabile dell’area dipendenze della Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme - 553 milioni di euro invece a Catazaro, 254 milioni a Vibo Valentia, 209 a Crotone. Sono cifre enormi che abbracciano trasversalmente tutta la popolazione ma soprattutto le fasce più fragili, giovani e anziani. L’azione di contrasto è l’azione principe per questo tipo di problema».

 

Un problema che sarà analizzato, soprattutto dal punto di vista sanitario, nel corso della nuova puntata di LaC Salute, in onda su LaC Tv venerdì 22 febbraio alle 13.30 e alle 20 insieme allo stesso Gatto e allo psichiatra e psicoterapeuta Sergio Cuzzocrea.
«Ci vuole prevenzione, informazione e soprattutto consapevolezza – aggiunge Gatto - perché se è vero che la dipendenza da gioco d’azzardo è simile alle altre dipendenze, la percezione che si ha è invece diversa. Purtroppo il sistema di cura calabrese non è adeguato e allo stesso tempo manca un piano organico di contrasto al gioco d’azzardo. C’è una legge regionale che non riguarda il gioco d’azzardo ma riguarda il contrasto alla ‘ndrangheta. Un articolo di questa legge cerca in qualche modo di mettere dei limiti imponendo ai comuni di limitare gli spazi in cui si può andare a giocare, ad esempio vietando di costruire nuovi spazi di gioco vicino alle scuole, e fissando degli orari. Non è tanto ma almeno si iniziasse a farlo, anche perché purtroppo attualmente solo due comuni hanno agito in tal senso».

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