Ufficio ticket di Cosenza nel caos: «5 ore d'attesa per (non) consegnare un esame»

La testimonianza di un paziente che ha dovuto consegnare la sua provetta il giorno successivo: «Da quando l'Azienda ospedaliera ha mandato a casa i lavoratori Seatt i disagi sono diventati insopportabili. In sala scoppiano anche risse tra utenti. Intervenga il prefetto»

di Redazione
6 febbraio 2020
14:44
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Ricette in mano, immagine di repertorio
Ricette in mano, immagine di repertorio

«Sono un cittadino che vuole denunciare una situazione incresciosa, gravissima, inaccettabile, in contrasto con le più elementari norme del buonsenso, oserei dire paradossale, vissuta pochi giorni fa». Inizia così una lettera di denuncia pervenuta al nostro network, in relazione ai disservizi quotidiani registrati all'ufficio ticket dell'ospedale di Cosenza.

«Metà degli sportelli chiusi»

«Recandomi verso le 10 all'ufficio ticket dell'Annunziata, per consegnare un esame istologico, presso l'Anatomia Patologica del suddetto nosocomio, i miei occhi hanno visto ciò che mai avrebbero voluto vedere. Una coda lunghissima di persone, che stavano presso l'ufficio ticket da ore, solo per prenotare una visita o per ritirare un referto. Anziani, mamme con bambini, persone visibilmente sofferenti che non sapevano più a quali santi rivolgersi. Di tredici sportelli funzionanti ne erano aperti solo sei: tre per le prenotazioni analisi, due per le prenotazioni visite ed uno utilizzato esclusivamente per il ritiro dei referti, a fronte di una utenza che ingloba tutta la provincia di Cosenza».

«Risse tra gli utenti per la mancanza di numeri»

«Gli operatori, poi, non professionalmente formati, creavano un ulteriore disservizio, in quanto i tempi per svolgere una semplice operazione di routine erano estenuanti. La mia attesa è durata solo (si fa per dire) cinque ore. Alla fine della mattinata, esausti e nauseati, abbiamo dovuto chiamare i carabinineri, perchè, come se tutto ciò non bastasse, erano anche terminati i numerini consegnati dall'apposita macchinetta e nella sala erano scoppiate delle risse perchè non si rispettava il proprio turno».

Seatt, quanto ci manchi

«Vista l'ora, erano oramai quasi le 16, ho ritenuto opportuno ritornare a casa. L'impegnativa era stata finalmente vidimata ma, considerato il fatto che il pomeriggio l'Anatomia Patologica rimane chiusa, io ho dovuto consegnare la mia provetta il giorno successivo, mettendo in conto che un esame così delicato può essere inficiato dalle cattive condizioni di conservazione e di tempo. Tutta questa situazione si è venuta a creare da quando l'azienda Ospedaliera ha avuto la felice idea di licenziare i lavoratori della Cooperativa Seatt che da anni svolgevano il loro lavoro all'interno del nosocomio con grande professionalità e competenza».

«Intervenga il prefetto»

«Faccio appello alla sensibilità del nuovo prefetto della nostra città per chiederle, a nome di tutti i cittadini, di risollevare le sorti della sanità cosentina, ormai retrocessa nella bassa categoria, per usare una metafora calcistica, grazie soprattutto all'opera nefasta e scellerata dei nuovi commissari Saverio Cotticelli e Giuseppina Panizzoli che hanno ulteriormente peggiorato la situazione già critica. L'ospedale è un luogo dove il malato deve sentirsi protetto, capito e preservato; non può ridursi ad un posto infernale dove regna sovrano il caos, il disordine e l'incompetenza. Siamo dei cittadini onesti, paghiamo regolarmete le tasse e abbiamo il sacrosanto diritto di stare tranquilli e sereni quando abbiamo un problema di salute».

«Disagi insopportabili»

«Ricordo anche che, da quando i lavoratori della Cooperativa Seatt sono stati licenziati, il Cup del Mariano Santo è temporaneamente sospeso e il Cup di Rogliano è aperto solo 2 giorni a settimana dalle ore 8.30 alle ore 12.30 con grandi disagi per la popolazione. Invito tutti a manifestare il proprio dissenso, a scendere in piazza a protestare, a far valere i propri diritti. Ricordo ad ognuno di noi che tutti prima o poi, potremmo avere la necessità di recarci in ospedale, quindi il problema non è del singolo cittadino, ma di un interà comunità, per cui va affrontato e risolto nel migliore dei modi e nel minor tempo possibile. Il diritto alla salute, in uno Stato Civile, è il diritto fondamentale dell'Uomo, cerchiamo di non scordarcelo mai».

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