Il calabrese che con i suoi rapaci protegge l’aeroporto di Torino

Giovanni Paone, originario di Tiriolo, è uno dei falconieri italiani più richiesti. Con i suoi uccelli addestrati libera le piste dagli altri volatili che potrebbero impattare con gli aerei in fase di atterraggio e decollo

di Rocco Greco
giovedì 31 gennaio 2019
13:10
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Giovanni Paone in azione
Giovanni Paone in azione

È grazie a Giovanni Paone, calabrese di Tiriolo, piccolo centro montano in provincia di Catanzaro, se l'Aeroporto internazionale di Torino-Caselle, intitolato a Sandro Pertini, tiene alla larga i pericolosissimi stormi di uccelli, causa di tanti incidenti, i cosiddetti “Bird strike”, che si verificano in genere in fase di decollo o di atterraggio e quindi negli aeroporti o in prossimità di essi. Spesso si sono registrati violenti impatti tra volatili e aerei verificatesi nei più importanti aeroscali internazionali di tutto il mondo, da Tokyo a New York, da Catania a Francoforte, causando danni ingenti e mettendo a repentaglio la vita stessa dei passeggeri.


A Torino-Caselle, questa minaccia è stata scongiurata. L’aeroporto torinese si avvale della competenza e dell’esperienza del falconiere tiriolese che ha fatto di una passione giovanile la sua professione, quella di allevare e addestrare rapaci. Il servizio che Paone con la sua società offre, facendo volteggiare sull’aeroscalo falchi, poiane, barbagianni, gufi reali e persino aquile reali e un avvoltoio dell’Himalaya, serve da deterrente per allontanare, in maniera totalmente ecocompatibile, gli storni che altrimenti finirebbero risucchiati nelle turbine dei jet, causando gravissimi danni e pericoli.

 

Si tratta di interventi di “bird control” con rapaci appositamente addestrati. «I rapaci che addestro – spiega - non uccidono gli altri volatili ma li scacciano con la loro presenza. Li spaventano semplicemente, li allontanano».
Paone è innamorato del suo lavoro e dei suoi animali, e di questa nuova applicazione dell'arte antica della falconeria, di cui parlò anche Federico II di Svevia nel XIII secolo con il suo trattato “De arte venandi cum avibus” (Sull'arte di cacciare con gli uccelli).

 

«Nutro questa passione di addestrare i rapaci sin da bambino - continua Paone - e già all’età di 7 anni, insieme ad altri compagni più grandi, praticavo questa attività nei boschi della Sila Piccola, dove Tiriolo è incastonata, tra i tre monti che la circondano».
Nel 2003, all’età di 32 anni, insieme alla fidanza Angela, prende la decisione di trasferirsi dalla Calabria in Piemonte. Ricorda che gli inizi non furono così semplici e si dovette adattare a svolgere altri lavori, ma quando si è presentata l’occasione di fare il falconiere non se l’è lasciata sfuggire.

 

Considerato fra i massimi esperti di falconeria aeroportuale, l’abilità e le competenze di Paone furono richieste per affrontare anche il problema dei volatili nello spazio aeroportuale di Milano Linate, anche se poi, per una questione politica legata agli animalisti, non se ne fece nulla. Di ciò si trova traccia in un vecchio articolo di Repubblica, dove l’importante quotidiano caldeggiava un suo intervento per liberare l’aeroporto milanese dagli uccelli.

 

Oggi, insieme alla signora Angela, nel frattempo diventata sua moglie, e ad una piccola squadra di assistenti, con una quarantina di uccelli rapaci, oltre all’aeroporto Torinese, presta la sua opera in tutto il nord-ovest della penisola, tenendo alla larga volatili di vario genere (stormi, gabbiani, piccioni, corvi, passeracei) da celebri palazzi architettonici di grande valore artistico, da aree industriali e diversificando l’impiego degli uccelli da lui addestrati in settori diversi: svolgendo attività didattiche rivolte ai ragazzi; collaborando con enti di ricerca in ambito scientifico e, all’occorrenza, prestando i suoi servigi anche a set cinematografici e televisivi.
In Calabria, Giovanni a Tiriolo e Angela nella vicina San Pietro Apostolo, hanno i loro affetti più cari perciò quando possono una scappata la fanno più che volentieri e, anche se in Piemonte si trovano più che bene e grati perché ha permesso loro una piena realizzazione nel campo lavorativo, non nascondono una certa nota di nostalgia e un forte senso di attaccamento per la propria terra.

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Rocco Greco
Giornalista
Rocco Greco, di Pizzo, maresciallo della Marina Militare in pensione. Scrive in versi, in rima e sciolti, in vernacolo ed in italiano. Appassionato della lingua e delle tradizioni calabresi si manifesta al pubblico prima su periodici locali e poi attraverso i social network, dove riscontra quegli apprezzamenti che lo inducono a presentare nel giugno dello scorso anno la fortunata raccolta di componimenti “SENZA PENZERI”, edita dalla Digital Ricordi, che riscuote un significativo interesse sia di pubblico che di critica.

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