Non è vero ma ci credo… ancora: superstizioni che resistono in Calabria

Nonostante il calendario segni ormai quasi vent’anni dopo il 2000 sono ancora in tanti a subire l’influenza delle credenze popolari. E c’è anche chi tramanda una vecchia formula per scacciare il malocchio: eccola

di Rocco Greco
lunedì 16 luglio 2018
17:04
67 condivisioni
Il gatto nero non fa più paura
Il gatto nero non fa più paura

Nella nostra società del ventunesimo secolo, sopravvivono ancora quelle credenze popolari e quelle superstizioni che hanno influenzato il comportamento dei nostri progenitori, a prescindere dal grado di cultura e di conoscenze acquisite?

 

Raffaele Lombardi Satriani, precursore nella ricerca antropologica in Calabria, nella sua opera “Credenze Popolari Calabresi”, edita nel 1951, ci diceva che “tali manifestazioni vivono abbarbicate nell’anima dell’uomo”. Lo studioso di tradizioni popolari e primo demopsicolgo (disciplina che studia la psicologia dei diversi popoli attraverso i costumi, i miti e le tradizioni) era giunto a tale conclusione studiando e trascrivendo canti, racconti e credenze popolari (sotto forma di proverbi e non) dopo averli ascoltati dalla viva voce della gente, conversando con contadini e genti umili e, allo stesso tempo, con persone di livello culturale superiore.

 

Ma veniamo ai nostri giorni e poniamoci la domanda se perdurano ancora oggi quelle superstizioni per cui si credeva fosse di cattivo augurio aprire l’ombrello in casa, piuttosto che quando si aggiusta il letto non si debba essere più due persone, ovvero, mettere il pane sulla tavola capovolto non si fa perché in quella di sopra c’è la faccia della Madonna?
La risposta è Sì! Tra le tante persone interpellate, la stragrande maggioranza ha ammesso che mai si sognerebbe di andare a fare visita ad una partoriente di venerdì, di apparecchiare tavola per tredici persone o di poggiare il cappello sul letto.
Di gente che quando le cade un oggetto dalle mani crede che qualcuno la stia nominando ce n’è ancora diversa, così pure di altra che per far cessare l’intorpidimento al piede si mette saliva dietro l’orecchio corrispondente al piede intorpidito.

 

Un capitolo a parte poi sono i sogni premonitori e la credenza che i morti si manifestino attraverso di essi. Qui assistiamo ad una conoscenza larga ed approfondita non solo tra le persone avanti negli anni. Moltissime sono tra le nuove generazioni le persone che sanno che sognare pesci questi rappresentano grazia, così come pure vino, latte, uccelli, fiori, carne di maiale, carne bianca, sangue, denaro di carta e argento; mentre sognare un dente che cade, fichi, oro, uva, preti, mare in tempesta, olio, carne rossa, dolci e confetti sono di cattivo augurio.

 

Per non parlare poi del malocchio, una delle tradizioni popolari più antiche, che tratta la superstizione del potere dello sguardo di produrre effetti malefici sulla persona guardata. Tale forma di superstizione, ovviamente priva di alcuna validità scientifica, era ed è ancora molto diffusa nei nostri paesi e contro di essa la cultura popolare fa ricorso a varie formule. Di solito è una parente o un’anziana vicina di casa che conosce il rituale capace di togliere il malocchio, ritenuto generato da sguardi dettati dall’invidia per la propria bellezza, il proprio lavoro, per i figli e tanti, tanti altri motivi ancora.

 

Tra le tante superstizioni, che ancora persistono, quella che pare abbia avuto una leggera flessione sembra essere quella del gatto nero che ci attraversa la strada, la ragione e l’amore per un micio in questo caso sembra abbiano avuto la meglio.
Ma, come diceva il grande commediografo e attore Eduardo De Filippo, “essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

 

Un’antica formula per scacciare il malocchio: "u Spùmmicu"

A nomi di lu Patri, di lu Figghju, e di la Sandissima Trinità,
st'occhju a lu ‘mbernu mu si ndi va.
Cu ti guardau, lu cori ngi abbòndiu,
l'occhju ngi siccàu, l'occhju non è nendi,
io criju in Dio Patri Onnipotendi.

 

Recitare il Credo...

 

Sanda Lucia di Roma venia,
parmi ed alivi a li mani portava,
ogni chiesa li benedicia,
caccia st'occhju ch'è pe' la via,
Dio ti sarbi, Ave Maria.

 

Recitare l'Ave Maria...

 

Luni Sandu, Marti Sandu, Merculi Sandu,
Iovi Sandu, Vennari Sandu,
Sabbatu Sandu, Dominica ‘i Pasca,
st'occhju a lu ‘mbernu mu passa.

 

Recitare il Padre Nostro...

 

Io ti fazzu la cruci alla testa, comu Gesù la fici alla destra,
*St'occhju bruttu mu si ndi va di ccà,
a lu ‘mbernu mu si ndi va

 

Io ti fazzu la cruci a lu craniu comu Gesù la fici allu mundi Carvariu
Io ti fazzu la cruci a la vucca comu Gesù la fici alla grutta
Io ti fazzu la cruci a la gula comu Gesù la fici alla sepoltura
Io ti fazzu la cruci a li spalli comu Gesù la fici alli valli
Io ti fazzu la cruci a lu pettu comu Gesù la fici allu lettu
Io ti fazzu la cruci a la panza comu Gesù la fici alla lanza
Io ti fazzu la cruci a lu dinocchju comu Gesù la fici all'ortu
Io ti fazzu la cruci a li pedi comu Gesù la fici all'imbedi

 

Tri furu chi t'adocchjaru, cu l'occhju, lu cori e cu la mendi
e tri ti spummicanno lu Patri, lu Figghju e lo Spiritu Sandu
e la Sandissima Trinità, st'occhju all'imbernu mu si ndi va.
A nomi di lu Patri, lu Figghju, la Sandissima Trinità
st'occhju all'imbernu mu si ndi va.
Cu ti guardau lu cori ngi abbundiu, l'occhju ngi siccau, l'occhju non è nendi
io criju a Dio Patri Onnipotendi.

 

Recitare il Credo...

 

‘Ngenzu Sandu Benedittu,
‘ngelu sì natu ‘nderra sì scrittu,
la virtù che Dio t'ha datu,
caccia st'occhju trapassatu.

 

Recitare l'Ave Maria...

 

Oh Maria di la pietà,
caccia st'occhju di mala volondà,
oh Maria di Siminara
caccia st'occhju pe' la chjana,
oh Maria di Pedigrutta
caccialu st'occhju tuttu.
A nomi di lu Patri, di lu Figghiu, di lu Spiritu Sandu e di la Sandissima Trinità,
st'occhiu a lu ‘mbernu mu si ndi va.

 

Fora lu mali di cu ti guardau. (tre volte)

Sssppptttuuuuu!!!!!!

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Rocco Greco
Giornalista
Rocco Greco, di Pizzo, maresciallo della Marina Militare in pensione. Scrive in versi, in rima e sciolti, in vernacolo ed in italiano. Appassionato della lingua e delle tradizioni calabresi si manifesta al pubblico prima su periodici locali e poi attraverso i social network, dove riscontra quegli apprezzamenti che lo inducono a presentare nel giugno dello scorso anno la fortunata raccolta di componimenti “SENZA PENZERI”, edita dalla Digital Ricordi, che riscuote un significativo interesse sia di pubblico che di critica.

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: