Il cappello degli Alpini è calabrese: l’origine di un copricapo ricco di storia

Durante il Risorgimento il tipico berretto con la penna era indossato dai rivoluzionari di Cosenza e Reggio. Da allora divenne simbolo di ribellione e venne esaltato anche da Verdi e Garibaldi

di Rocco Greco
martedì 18 settembre 2018
18:16
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Il cappello degli Alpini
Il cappello degli Alpini

Durante il Risorgimento, oltre al tributo di sangue versato alla patria dagli innumerevoli martiri, la Calabria donò all’Unità d’Italia anche un cappello. Un copricapo che divenne il simbolo della sollevazione del popolo italiano contro le tirannie straniere.
Circa il “cappello alla calabrese” adottato dai rivoluzionari durante i moti di Cosenza del 1844, repressi nel sangue, Giuseppe Fausto Macrì, nel suo “Il tempo, il Viaggio e lo Spirito”, Laruffa Editore, ci dice che nei salotti liberali milanesi le donne presero a indossarlo in omaggio a quelle lontane indomite contrade in lotta contro il Borbone.
Nel 1847 la rivolta di Reggio e Gerace, un ulteriore ingente tributo vermiglio del popolo calabrese alla causa risorgimentale - proprio per la ferocia con la quale l’esercito di Ferdinando II la represse - accanendosi finanche con i cadaveri degli insorti, destò in tutta Italia sentimenti di commozione e di sentita solidarietà, e l’orrore per le barbare fucilazioni fu oggetto di ampie cronache in tutti i giornali liberali dell’epoca.
In breve tempo il “cappello alla calabrese” divenne l’emblema della resistenza all’oppressione e segno di riconoscimento tra i cospiratori di tutta la Penisola. Tanto che la polizia Asburgica, quanto quella Borbonica, vietarono rigorosamente portarlo, in quanto “segno distintivo di partito antipolitico”, pena l’immediato arresto.
Il “cappello alla calabrese” piacque anche a Giuseppe Verdi che lo fece portare al protagonista della sua opera “Ernani”, tratta dal dramma di Victor Hugo, Hernani: un eroico bandito (che in realtà è un nobile spagnolo), il quale combatte l’ingiustizia e la tirannide. E anche Garibaldi, l’eroe dei due mondi, non ne fu immune e, il suo tocco sudamericano, successivamente, influenzò anche la moda delle gentildonne.
Ma la cosa ancora più singolare, e forse meno conosciuta ai più, è che uno dei tratti distintivi più evidenti di uno dei più famosi ed apprezzati corpi dell’Esercito Italiano, gli Alpini, fin dalla sua costituzione, 15 ottobre 1872, riprende il “cappello alla calabrese” - o all’Ernani, ricordando l'opera verdiana - a significare che il copricapo con la piuma, ritenuto “sovversivo” e bandito con tanto di decreto dall’impero asburgico e dal regno borbonico, non è un mero oggetto avente una semplice funzione d'abbigliamento o corredo per l'uniforme ma, portato tuttora sulle teste dei nostri Alpini, a memoria dei martiri calabresi e di tutti i caduti per la libertà del nostro Paese, è un simbolo significativo per la nostra storia nazionale.

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Rocco Greco
Giornalista
Rocco Greco, di Pizzo, maresciallo della Marina Militare in pensione. Scrive in versi, in rima e sciolti, in vernacolo ed in italiano. Appassionato della lingua e delle tradizioni calabresi si manifesta al pubblico prima su periodici locali e poi attraverso i social network, dove riscontra quegli apprezzamenti che lo inducono a presentare nel giugno dello scorso anno la fortunata raccolta di componimenti “SENZA PENZERI”, edita dalla Digital Ricordi, che riscuote un significativo interesse sia di pubblico che di critica.

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