Vibo: «Luciano prende lucciole per lanterne ma non chiarisce la sua posizione politica»

Cosa impedisce al leader di Vibo Unica di presentare una mozione propria e portarla alla discussione consiliare? Sono passati 20 giorni da quando Giovanni Russo ha annunciato la propria mozione, scelta quasi ridicolizzata dall’ex presidente del consiglio comunale, e tuttavia della propria mozione, allo stato, non c’è traccia

di Pa. Mo.
sabato 15 dicembre 2018
22:46
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Pasquale Motta
Pasquale Motta

Ho sempre avuto tolleranza per i giovani che scelgono di fare politica anche quando la giovane età e, magari una buona affermazione elettorale, li spingono inconsapevolmente nella palude della presunzione ed ai confini dell’arroganza, incappando in errori clamorosi di valutazione, a volte marchiani. Ciò, molto probabilmente, è quello che deve essere successo al consigliere vibonese e leader di Vibo Unica, Stefano Luciano. Difficile, infatti, diversamente decifrare la sua replica al mio editoriale. Il consigliere Luciano, evidentemente, leggendo la mia analisi su Vibo, l’opposizione e sul ruolo di Mangialavori, deve aver preso lucciole per lanterne. Capita, soprattutto, quando non si riesce a declinare una linea politica comprensibile o peggio inesistente.


Intanto vorrei tranquillizzare Luciano, non aspiro a fare politica a Vibo Valentia, anche perché non è la mia città e nemmeno la mia provincia. E, soprattutto, perché voglio fare bene il mio mestiere: il giornalista. Nel caso specifico l’editorialista. E, inoltre, consiglierei al giovane Luciano di evitare di giustificare le proprie azioni esibendo il consenso elettorale ricevuto. Le esibizioni muscolari in politica servono poco. Un leader, o un aspirante tale, poi, più che muscoli deve dimostrare di avere una bella testa. Non sempre, infatti, al consenso elettorale corrisponde un buon politico, anzi, spesso, in questa terra, il consenso è stato dispensato a mani basse a coloro che questa regione l’hanno distrutta.


Le elezioni si tengono in un giorno, la buona politica si esercita nell’arco di una legislatura, forse di una vita. Il mio dovere da giornalista, dunque, è quello di lisciare il pelo al potere, e siccome Luciano è un uomo pubblico, protagonista della scena politica vibonese, dovrà rassegnarsi a queste lisciate di pelo. Il mio lavoro è questo, e lo faccio senza guardare in faccia nessuno, a destra, al centro e a sinistra. E senza venire mai meno ad una regola sacra che dovrebbe essere il mantra di ogni discreto cronista: l’onestà intellettuale!


Fatta questa premessa, torniamo ai fatti, ai quali Luciano, forse distratto dalle mie presunte “ambizioni politiche vibonesi”, non ha ritenuto di rispondere: la mozione di sfiducia al Sindaco Costa. Il consigliere di Vibo Unica ha dichiarato che è pronto a votare una mozione presentata secondo i requisiti di legge. Evidentemente l’ex Presidente del Consiglio Comunale di Vibo, ritiene che la mozione predisposta dal capogruppo del Pd, Giovanni Russo sia da ritenere illegittima. Bene, se così fosse, cosa impedisce a Stefano Luciano di presentare una mozione propria e portarla alla discussione consiliare? Sono passati 20 giorni da quando Giovanni Russo ha annunciato la propria mozione, scelta quasi ridicolizzata da Stefano Luciano, e tuttavia della propria, allo stato, non si vede traccia.


L’ex Presidente dell’assise consiliare ha preferito fare appelli al senatore Giuseppe Mangialavori, il quale, in questa vicenda ricopre un altro ruolo: il leader del centrodestra. Politicamente, dunque, Mangialavori, ha semplicemente fatto quello che politicamente andava fatto: provare a raddrizzare una fallimentare legislatura nata sotto le insegne proprio del centrodestra. La posizione ambigua, in questo teatrino, piaccia o non piaccia, rimane quella del consigliere Stefano Luciano, leader di Vibo Unica.


A questo punto, Luciano ha due opzioni: a) si riconferma all’opposizione? Allora si precipiti alla segreteria generale, depositi la sua mozione o sostenga quella degli altri e, in qualche modo salvi la faccia; b) rientri nell’alveo dell’area del Sindaco Costa, e con il cappello in mano gli faccia finire la legislatura. Tutto il resto è chiacchiera inutile e, dunque, come avrebbe detto Califano, noia.


Il consigliere Stefano Luciano, forse proprio per la giovane età, evidentemente, non ha avuto il tempo di comprendere che la “politica”, paradossalmente, è una scienza esatta, forse più della matematica. Se rinunci ad un’azione, si lascia uno spazio vuoto e, siccome la politica non consente spazi vuoti, qualcun altro, magari più abile, lo coprirà al tuo posto. Questa è la politica, anzi, i rudimenti della politica, rudimenti universali. Infine, il consigliere Stefano Luciano certamente saprà che una mozione di sfiducia si presenta in pochi minuti, e presuppone una sola condizione vincolante: che sia sottoscritta dai due quinti dei consiglieri comunali. “La mozione di sfiducia deve essere sottoscritta dai due quinti dei consiglieri come prescritto dall'art. 52 tioel e deve essere messa in discussione non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla sua presentazione, quindi entro un arco di tempo limitato”.


Se il consigliere Luciano dispone di questo quorum, si precipiti, noi attendiamo con ansia di darne notizia.

Pa.Mo.


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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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