Vibo e Lamezia: la disfatta dei baroni ingombranti...

Il risultato elettorale ci permette di dare una prima lettura della situazione politica calabrese sulla base dei dati che abbiamo al momento

di Pasquale Motta
lunedì 1 giugno 2015
19:36
Condividi

Nelle due realtà urbane più significative, Vibo e Lamezia, il centrosinistra perde. A Vibo, Costa, sostenuto anche dal centrodestra, passa al primo turno. A Lamezia, Mascaro, quasi doppia il candidato unitario del csx Sonni, e ciò, nonostante la spaccatura con l’area di Ruberto che, comunque, ha portato a casa circa il 20%. Gli esiti di alcune partite ora si decideranno al secondo turno, difficile però, che venga ribaltato il trend. Nelle due maggiori città, dobbiamo dirlo senza ipocrisia, più che i candidati, hanno perso i Ras del PD, coloro che, hanno guidato i giochi con l’autorità’ tipica più che di leader democratici, di baroni titolari delle baronie. Brunello Censore, parlamentare bersaniano ma in avvicinamento renziano, e’ uno di questi, a Vibo Valentia, c’erano tutte le condizioni per vincere, a partire dal giovane e qualificato candidato, il quale, ha pagato proprio la presenza ingombrante del deputato di Serra San Bruno storicamente indigesto alla Città di Vibo. I ben addentrati nelle vicende politiche vibonesi, infatti, avevano previsto che, Lo Schiavo, avrebbe potuto inciampare solo sulla presenza di Censore. Così è stato. Censore, da parte sua, non ha rinunciato a nessuna delle prerogative tipiche di chi si sente non parte, ma padrone del PD vibonese, impedendo, qualsiasi tentativo di mediazione con i fronti aperti alle primarie e, durante la formazione delle liste e della coalizione di sostegno a Lo Schiavo, al fine di favorire l’ascesa del giovane notaio vibonese. Censore e’ apparso più preso dall’ansia di non cedere sovranità sul territorio, piuttosto che, impegnato a favorire un progetto di rinnovamento politico e amministrativo della città di Vibo. La risposta della città e’ stata una sberla senza appello. A questo punto, il risultato appare chiaro: se sul piano elettorale la sconfitta e’ di Antonio Lo Schiavo, sul piano politico, invece, la disfatta e’ tutta sulle spalle di Censore. Schema simile a Lamezia, dove la situazione ha due variabili: 1) il numero dei Ras in campo che hanno affollato il tavolo delle decisioni; 2) la possibilità che Sonni possa tentare di invertire il trend del primo turno nella competizione del ballottaggio. Per il resto gli atteggiamenti dei notabili del PD della città del golfo, non sono diversi da quelli di Vibo, solo i nomi cambiano, dalla Senatrice Lo Moro, passando per il Presidente del Consiglio Regionale Scalzo, per finire ad una serie di figure di secondo piano, ma certamente altrettanto dannose sul piano politico per qualsiasi progetto di rinnovamento della città. Tutto ciò, è avvenuto sotto la regia impotente di Magorno che, a questo punto, dovrebbe cominciare a fare qualche scelta, se non vorrà limitarsi ad azioni meramente propagandistiche, o peggio, esercitare solo il ruolo di difensore esclusivo dell’ortodossia renziana in Calabria, un’ortodossia che, visti anche i risultati a livello nazionale, comincia a presentare non poche crepe. Ci si augura che a Vibo così come a Lamezia si riparta da Lo Schiavo o da Sonni per ricostruire il tessuto disfatto dai Ras e notabili del PD, i quali, a colpi di tesseramento gonfiato, di trasversalismo provinciale e cialtrone, di strenua auto conservazione fine a se stessa, continuano a resistere con l’esclusivo scopo di presidiare le sedi dove possono perpetuare la permanenza sulle loro poltrone, piuttosto che, caratterizzarsi per battaglie a favore del territorio. Il risultato di tutto questo è uno solo: l’affermazione di una anomala razza politica, pesante e ingombrante nei loro baronati e, invece, assolutamente insignificante e inesistente nei luoghi di decisione romana.

Pasquale Motta

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti:

Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

guarda i nostri live stream

Iscriviti alla newsletter

Se vuoi ricevere gratuitamente tutte le notizie sulla Calabria lascia il tuo indirizzo email nel box sotto e iscriviti: