Vibo Valentia, la donna candidata a sindaco che turba il sonno alla vecchia politica

Si chiama Maria Limardo, è un avvocato, ha il linguaggio asciutto e semplice delle donne concrete e intelligenti. A Mangialavori bisogna dare atto a questo punto di aver messo in moto un processo virtuoso di riabilitazione politica del suo schieramento: l’innovazione della coerenza. Sarà una battaglia dura, i notabili di sempre, i poteri forti della città, quelli cioè che considerano il  centro, la destra, la sinistra, distintivi da abbinare alle chiacchiere piuttosto che a visioni della società, pur di mantenere le loro ataviche rendite di posizione e il loro consolidato potere di veto, statene certi, venderanno cara la pelle

di Pasquale Motta
sabato 2 marzo 2019
14:52
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Vibo Valentia, l’avvocato Maria Limardo
Vibo Valentia, l’avvocato Maria Limardo

Si chiama Maria Limardo, è un avvocato, ha il linguaggio asciutto e semplice delle donne concrete e intelligenti. È la candidata a sindaco per il centrodestra alle elezioni comunali del capoluogo di provincia che, insieme a Reggio Calabria, è chiamato al urne il 26 maggio: Vibo Valentia. Un’assoluta novità nello stantio panorama politico vibonese. L’avvocata, infatti, potrebbe essere il primo sindaco donna di quella che fu l’antica Monteleone. Non conosco personalmente l’avvocato Limardo, se non attraverso il suo profilo politico, ma conosco discretamente le dinamiche politiche vibonesi, e, mio modesto avviso, il senatore Giuseppe Mangialavori, del quale altre volte ci siamo occupati nel contesto della politica cittadina e del territorio, con questa candidatura  ha sparigliato le carte, rompendo liturgie e vecchie consuetudini di politici e politicanti di Vibo Valentia. La scelta dell’avvocato Limardo, è una novità ma, comunque, non neutra alla politica vissuta coerentemente, in questo caso, nel centrodestra.

 

Qualcuno potrebbe obiettare che proprio l’appartenenza potrebbe rappresentare il tallone d’Achille nella sua marcia verso la conquista del primo scranno di palazzo Luigi Razza, considerato che, gli ultimi fallimenti amministrativi sono tutti targati centrodestra. Obiezione sensata. Spesso però, in politica,  gli anticorpi potrebbero rivelarsi più efficaci e più forti della malattia stessa. Nessuno può dimenticare che proprio l’ex sindaco Costa andava ripetendo di essere espressione del civismo più che della politica, un’affermazione sbandierata come il mantra della sua azione amministrativa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Maria Limardo possiede il tratto delle donne libere, indipendenti e autorevoli e, nel corso di questi anni, non si è mai adeguata alle derive e agli sbandamenti  della sua parte politica. Quello della  Limardo, infatti, è un ritorno,  dopo un lungo “buen retiro” politico.


Candidata alle regionali del 2010 aveva mancato l’obiettivo per un soffio, il suo avversario interno era Nazareno Salerno. Un errore che Forza Italia ha pagato pesantemente. L’avvocato Limardo, a quel punto, con equilibrio e sobrietà,  virtù delle persone indipendenti e, aderendo alla formula del “non aderire non sabotare”, si era tirata indietro rifugiandosi nella sua professione. Nessuna giravolta, nessun episodio di trasformismo, piaga della politica alle nostre latitudini. In una parola: serietà. E, mentre la neo candidata a sindaco si faceva da parte con serietà e coerenza, chiaramente, la politica cittadina non si faceva mancare nulla,  continuando ad esprimere il peggio del peggio di se. A Mangialavori bisogna dare atto a questo punto di aver messo in moto un processo virtuoso di riabilitazione  politica del suo schieramento: rilanciando sul piano dell’innovazione e ripudiando la pratica dei soliti accomodamenti con i notabili di sempre di Vibo Valentia ma richiamando in servizio, l’avvocato Maria Limardo. E sarà una battaglia dura, i notabili di sempre, i poteri forti della città, quelli cioè, che considerano il  centro, la destra, la sinistra, distintivi da abbinare alle chiacchiere, piuttosto che,  sane visioni della società,  pur di mantenere le loro ataviche rendite di posizione e il loro consolidato potere di veto, statene certi, venderanno cara la pelle. Sarà una battaglia dura smantellare il peso di coloro che, esercitano il loro potere al caldo della fiamma trasversale di caminetti,  balconi e logge di amici, fratelli e finti compagni. Intendiamoci situazioni diffuse in tutti i comuni della Calabria e non solo, ma a Vibo un po’ di più. L’altra metà del cielo vibonese, infatti, guarda ad altro, cerca di prendere le contromisure. 

 

Il grande architetto, evidentemente, punta al spianare la strada a giovani e spregiudicati e ambiziosi professionisti, i quali, spaziano dal sovranismo al marxisismo con la stessa semplicità con la quale i bambini promettono affetto a chiunque offra loro una caramella. E, in questo caso, la caramella, è quello di conquistare l’alloggio del primo inquilino di Palazzo Luigi Razza. Maria Limardo, la si pensi come si ritiene, è indubbio che rompe questi schemi e, dunque, allo stato,  è la vera novità di questa vigilia elettorale in salsa vibonese. Una novità che vede il sostegno di quasi tutto il centrodestra ma che potrebbe riscuotere le simpatie anche di quell’elettorato di centrosinistra che ha perso ogni punto di riferimento.

 

Pa.Mo.

 

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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