Ballottaggi e Regionali: e se Marcello Manna fosse l’alternativa a Occhiuto e a Oliverio?

Il rieletto primo cittadino della città del Campagnano si pone al centro del dibattito regionale in vista dell’individuazione di un candidato diverso rispetto sia all'attuale governatore che al sindaco di Cosenza. «A Rende si è affermato il modello civico più autentico». Un’affermazione che sembra quasi indicare un'alternativa al civismo taroccato del presidente della Regione e del sindaco bruzio

di Pasquale Motta
11 giugno 2019
12:39
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Occhiuto, Manna e Oliverio
Occhiuto, Manna e Oliverio

Per formazione prima di avventurarmi ad analisi post voto attendo sempre qualche giorno. Leggo bene i dati. Ascolto le dichiarazioni dei protagonisti e cerco di leggere tra le pieghe e le sottolineature dei vincitori e dei vinti. L’esito dei ballottaggi non mi ha sorpreso. Personalmente sono dell’idea, infatti, che il dato elettorale, ci abbia consegnato uno scenario inedito sul piano regionale. Ciò, a mio avviso, potrebbe proiettare la Calabria, nella prossima competizione elettorale per le Regionali, a diventare una sorta di laboratorio nel quale sperimentare formule  che vadano oltre il centrodestra e oltre il centrosinistra. Proviamo ad immaginare quale potrebbe essere tale scenario.

 

Intanto ha ragione il nostro Tripepi quando sostiene che il dato elettorale conferma il trend di questi ultimi anni:  lo scarso appeal dei partiti tradizionali sull’elettorato. Tutti i risultati, infatti, sono il frutto di alleanze e dinamiche fuori dagli schemi politici tradizionali. A Corigliano-Rossano vince un sindaco e una coalizione che va dalla sinistra movimentista a pezzi di cdx. A Gioia Tauro ritorna Alessio, ma politicamente non allineato alle posizioni della sinistra ufficiale. Manna e Caracciolo, rispettivamente primi cittadini di Rende e Montalto che hanno registrato indubbiamente un grande successo personale ed elettorale, per esempio,  possono inquadrarsi come esponenti del centrodestra tradizionale? Entrambi avevano firmato l’appello alla ricandidatura di Oliverio.

 

Manna poi, nella sua coalizione aveva dentro la lista di Forza Italia che ha eletto 3 consiglieri targati Santelli e quella del Pd che ha eletto 2 consiglieri entrambi targati Nicola Adamo. Tuttavia Marcello Manna è stato abile a tenere lontano sia la Santelli che Adamo e Oliverio dalla scena politica, rendendoli marginali e ponendoli al di fuori dei riflettori mediatici, consapevole che la loro presenza avrebbe potuto rappresentare un vulnus elettorale.

 

Inoltre, bisogna riconoscerlo, ha fatto di più: è riuscito a porre al centro della sua campagna elettorale, la sua creatura, il “Laboratorio Civico”. All’indomani del voto e a mente lucida, infatti, è lo stesso Manna che precisa: «È a Rende che si è affermato il civismo più autentico». Sottolineando che, è al risultato elettorale della città del Campagnano che bisogna guardare come modello sul quale costruire nuovi scenari regionali. Marcello Manna dunque, si pone al centro del dibattito regionale in vista dell’individuazione di un candidato alternativo sia ad Oliverio che allo stesso Occhiuto. E, d’altronde, è a Rende che si è consumata la battaglia politica più significativa. È questo l’aspetto più interessante dello scenario post elettorale. Le analisi che cercano di dare un nome e un cognome agli sconfitti, invece, risultano approssimative e, per certi aspetti, non credibili. E consentitemi, questa considerazione: analisi cariche del solito provincialismo editoriale che si incontra spesso alle nostre latitudini.

 

Affermare che gli sconfitti di questa competizione amministrativa siano i fratelli Gentile, tanto per citarne una, potrà consolare mediaticamente qualcuno, e tuttavia, non rendono il quadro reale dello scenario politico. Anche perché, tra l’altro, i dati politici ed elettorali delle liste ci consegnano numeri che smentiscono questa interpretazione, e ciò al netto della sconfitta dei sindaci o dei consueti voti disgiunti che si verificano ad ogni competizione amministrativa. I Gentile avranno anche sostenuto sindaci che sono stati sconfitti, tuttavia, le liste vicine ai due esponenti politici cosentini, in alcuni casi, hanno raddoppiato Forza Italia e, addirittura, sono arrivate prima del Pd esprimendo dappertutto gli eletti più votati. Se tutto ciò sia un bene o un male, è difficile dirlo, ma se restiamo ai fatti e non alle suggestioni, quello che emerge è sotto gli occhi di tutti: è la politica tradizionale a subire il colpo maggiore. Il resto sono chiacchiere da bar.

 

Nè centrodestra nè centrosinistra, infatti, possono intestarsi i risultati dei ballottaggi in Calabria. Del resto, tale tesi, la conferma lo stesso rieletto primo cittadino di Rende, quando afferma che «è il civismo più autentico che ha trionfato». È ipotizzabile, dunque,  che il ballottaggio di una calda domenica di giugno abbia collocato nello scacchiere della politica regionale calabrese un terzo incomodo per la politica tradizionale: Marcello Manna. Un terzo incomodo che potrebbe stroncare definitivamente la malconcia auto candidatura alla presidenza della Regione del sindaco di Cosenza, allo stato sponsorizzato solo da una Forza Italia targata Santelli, ma potrebbe rappresentare anche un colpo mortale alla sempre più flebile speranza di Mario Oliverio di ricandidarsi alla guida della Regione. Quell’autentico civismo di cui parla Manna, infatti, potrebbe rappresentare l’approdo salvifico di pezzi importanti del Pd, i quali, di Oliverio e di Adamo non vedono l’ora di liberarsi definitivamente.

 

Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista

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