Elezioni anticipate, analizziamo i fatti e lasciamo perdere bufale e patacche

Il consiglio regionale Calabrese potrebbe essere sciolto dopo che la Corte Costituzionale in relazione all'Abruzzo ha sentenziato che in regime di Prorogatio non si possono modificare o approvare le leggi elettorali?

di Pasquale Motta
21 maggio 2015
11:55
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Certo, tutto è possibile. Tuttavia ciò appare un’ipotesi molto improbabile, soprattutto quando si ipotizza che, una tale scelta possa essere messa in relazione  alla  fattispecie dell’Abruzzo che, con la Calabria,  non ci azzecca proprio nulla. Sulla Calabria la Corte si pronuncerà a breve in conseguenza di un quesito posto dal TAR e scaturito dal ricorso di Wanda Ferro contro la sua esclusione dal Consiglio Regionale. Una esclusione determinata dalle  modifiche  alla legge elettorale elettorale. Perché la Calabria, dunque, potrebbe trovarsi nella stessa condizione di illegittimità come l’Abruzzo? secondo alcune interpretazioni giornalistiche,  quelle modifiche non potevano essere fatte in quanto ledono il principio di “non legiferare in regime di prorogatio”, principio questo, affermato dalla Corte, in relazione all’Abruzzo. Orbene, stante così le cose,   Il punto è : quanto sono paragonabili il caso Calabria con quello dell'Abruzzo? Ad avviso di molti, tra i quali anche eminenti costituzionalisti,  le differenze sul piano giuridico sono marcate. La questione Abruzzo, infatti, è finita al vaglio della Corte sulla base di una impugnativa del Governo, la Calabria no. Vero e' che, la Regione Calabria, abbia  modificato la legge quando ormai si trovava in regime di Prorogatio ma, comunque, sembrerebbe aver agito in condizione indifferibile e d'urgenza, condizione questa che, la stessa Corte, dichiara ammissibile per poter legiferare in regime di prorogatio. In Calabria  le modifiche alla legge elettorale sono avvenute sotto la spinta proprio della Corte che sulla base della impugnativa del Governo aveva riscontrato profili incostituzionali alla prima stesura. Inoltre, sempre il governo ha preteso  la modifica dello statuto al fine di ridurre il Consiglio Regionale da 50 a 30 consiglieri.  La valutazione della Corte, dunque, non potrà non tener conto di quel contesto,  al fine di una equilibrata valutazione sul caso. Comprendere cioè se il consiglio regionale della Calanria abbia legiferato in regime di prorogatio e basta, oppure in condizioni indifferibile e urgente. Nel primo caso, si  lederebbe il principio affermato dalla Corte, nel secondo caso invece, chiaramente no. La vicenda, dunque, e’ molto meno semplicistica da come è stata declinata da alcune testate giornalistiche che, sono arrivate addirittura ad ipotizzare il voto in autunno.

Ovviamente, come ho già  detto, la Corte,  può decidere di tutto e, dunque, anche sancire una radicale illegittimità dei provvedimenti legislativi assunti in Calabria. E tuttavia, anche con il verificarsi di questa ipotesi non è detto che si vada  automaticamente al voto, anche perché,  se ciò avvenisse, verrebbe spontaneo chiedersi: come mai non si è andati al voto dopo che la Corte ha sancito l'incostituzionalità della legge che ha eletto l'attuale Parlamento, il quale, tra l’altro, sta cambiando addirittura la Costituzione?  I fatti sono questi e non le allegre interpretazioni di chicchessia,  spacciate per fatti, quelle semmai, sono bufale, patacche che ci accompagnano ormai da mesi. 

 
Pasquale Motta

Pasquale Motta
Giornalista

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