Eccoci

L'editoriale di saluto di Pasquale Motta

di Pasquale Motta
giovedì 23 aprile 2015
17:21
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Eccoci. Da qualche ora siamo lanciati in una nuova sfida professionale, umana ed editoriale. Il gruppo editoriale di LaC, controllato dalla Pubbliemme Group, presieduta da Domenico Maduli, introduce una forma editoriale del tutto nuova nella nostra regione. Articolare la responsabilità di direzione  delle realtà editoriali, LaC TV e LaCnews24, affidandole a due professionalità distinte che lavorino in sinergia,  a me, e' stata affidata la direzione di LaC news24.it, all'amico ed eccellente Pietro Comito la direzione della testata televisiva. Un network. Un nuovo polo d'informazione che punta a costruire modelli che, seppur  nel panorama nazionale e internazionale sono già sperimentati, qui in Calabria non se ne vedeva l'ombra. Quando il presidente Maduli, circa un anno fa, mi contattò chiedendomi di fare parte della squadra, mi colpì soprattutto la sua determinazione nel voler rompere i modelli di comunicazione ormai vecchi e usurati di questa regione. Il futuro è altro, mi disse, altro da ciò  che abbiamo visto e al quale siamo stati abituati fino ad ora. Accettai soprattutto per questa visione innovativa.  Eravamo ancora rete Kalabria. In meno di anno abbiamo cambiato tutto. Nome, modello comunicativo, target. Un modello televisivo sempre più all news e, soprattutto, integrato con la rete. Un modello in crescita, perfettamente in linea con i grandi sconvolgimenti della comunicazione che interesseranno la Calabria con l'arrivo della banda larga. Un network destinato a crescere ancora e che, sono convinto, riserverà a breve nuove sorprese editoriali. Nel giorno in cui formalmente  mi è stata affidata responsabilità di guidare la testata web del gruppo editoriale, ho avuto modo di sostenere che, un network, e' un  corpo con più teste. Ciò, significa pluralità culturale, ricchezza di opinioni e visioni. Un patrimonio di energie che, ovviamente, va nella stessa direzione: conquistare il maggior numero di ascoltatori e lettori del mercato editoriale televisivo. Noi ci auguriamo che il grande sforzo di innovazione e di investimenti verso questa direzione messo in atto da parte del nostro editore, corrisponda anche, alla metafora di una Calabria che cambia. Per quanto mi e ci riguarda, noi ce la metteremo tutta. I giornalisti hanno il compito d'informare e di raccontare, noi quotidianamente racconteremo la Calabria. Quello che non faremo, e' di unirci al coro dell'antipolitica imperante, del qualunquismo, del populismo. Orientamenti questi che, almeno in questa fase, hanno un mercato consistente e, tuttavia, sono prodromi della distruzione delle istituzioni democratiche. Il sistema dell'informazione, i giornalisti, sono un pezzo di classe dirigente, demolire le istituzioni, denigrarle a prescindere, soffiare sul fuoco della rabbia popolare, magari, produce qualche ascoltatore o lettore in più, ma spinge gradualmente a fare passi nel vuoto e, purtroppo, nel vuoto, la storia insegna che non c'è democrazia. Questa visione della realtà politica e sociale della nostra regione e del nostro paese,  non vuol dire che taceremo quello che non funziona, i limiti della classe dirigente, i guasti della mala politica, anzi, tutt'altro; noi racconteremo affinché la politica corregga i suoi errori. Racconteremo per dar voce ai disagi della gente. Racconteremo per ascoltare la buona politica, di destra o di sinistra. Racconteremo la brutta Calabria e la buona Calabria. Racconteremo limiti, guasti ed errori del Sud. Racconteremo e demoliremo i luoghi comuni che spesso offendono questa terra e che sono tanti  sono troppi. Racconteremo soprusi, prepotenze,  del centro e del nord ai danni del sud. Cambiare l'informazione, cambiare la Calabria. Una sfida nel raccontare in maniera in maniera diversa, all'insegna della verità. "Amicus Plato, sed magis amica veritas" (Platone mi è amico ma mi è più amica la verità) disse Aristotele. Nelle prossime ore vedrete novità nella grafica e nella distribuzione dei contenuti, in un crescendo che si articolerà nei prossimi mesi. Mutuando il bellissimo libro del compianto maestro Dell'Orta, oserei dire: "io speriamo che me  la cavo".


Pasquale Motta

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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