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Chiude un altro pezzo di informazione calabrese

Si spengono i riflettori sul quotidiano “La Provincia di Cosenza” firmato da Domenico Martelli. Oggi pubblicato l’ultimo numero

di Pasquale Motta
sabato 24 marzo 2018
17:45
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Questa mattina il collega Domenico Martelli ha firmato l’ultimo numero del quotidiano “La Provincia di Cosenza. Un altro pezzo d’informazione della nostra regione ha spento la luce. È l’ultimo di una lunga serie. Il gruppo Igreco editori del giornale ha comunicato che la scelta è di natura strategica. L’editoria, in sostanza, non rientra più negli asset del gruppo. Quando si spegne un giornale si spegne una luce sul territorio. Si spegne una voce. Si spegne un punto di vista.

 

Siamo in epoca di trasformazione editoriale, sono in molti a sostenere che siamo di fronte alla crisi irreversibile della carta stampata. Può darsi. Tuttavia credo che la carta non morirà definitivamente, si adeguerà al mutamento sociale, alla tecnologia e alla rete e rivivrà nuovamente. Da oltreoceano ci sono già segnali incoraggianti in tal senso. La crisi è in atto, è indubbio, ma riguarda anche la società. Ci sono sempre meno lettori. E ciò rivela il fatto che abbiamo di fronte anche una grande battaglia culturale che bisogna condurre nel nostro paese e in Calabria in particolare.

 

Già Piero Ottone, straordinario direttore del Corsera, qualche hanno fa sosteneva che «Il giudice di ultima istanza è il pubblico; e il pubblico legge sempre meno. Il numero totale di copie vendute cala. In Italia, rispetto agli altri paesi, leggiamo poco. La stampa è in crisi. Le promozioni, a volte intelligenti, a volte strampalate, tentano invano di mettere un argine». Credo sia cambiato poco dai tempi di questa valutazione di Ottone, anzi, per certi aspetti, la situazione è peggiorata. Questa è chiaramente una parziale analisi, e tuttavia rimane l’amaro in bocca nell’apprendere che un altro pezzo di informazione sparisce da una terra che oggi come ieri ha bisogno di essere raccontata. Un politico illuminato come Dietrich Genscher andava sostenendo che «la stampa è l'artiglieria della libertà».

 

In un epoca come quella attuale e in una regione come la nostra, che di politici illuminati non si intravede neanche l’ombra, da oggi è in disarmo un altro pezzo importante di artiglieria. E il nostro pensiero corre verso quei ragazzi e ragazzi che hanno imbracciato fino ad oggi quel pezzo di artiglieria e hanno speso la loro passione, la loro determinazione, la loro professionalità per fare il loro dovere. A loro va il nostro in bocca al lupo sono certo che vi ritroveremo i giornalisti si ritrovano sempre. L’editore Arthur Ochs Sulzberger, nel rispondere su che cos’è la stampa e che cos’è un giornale e cosa sono i giornalisti affermò «Più che di carta e inchiostro, un giornale è una collezione di feroci individualisti che in qualche modo riescono a compiere il sorprendente miracolo quotidiano di fondere le loro proprie personalità sotto la disciplina della scadenza e mantengono l’aroma delle loro proprie menti in quello che stampano». Di quell’aroma, la nostra terra, il nostro paese ha bisogno come la stessa necessità dell’ossigeno.

 

Pasquale Motta

 

L'editoriale di Domenico Martelli

 

“La Provincia” di Cosenza FINISCE qui.

Non mi era mai capitato di dover far coincidere l'epilogo di una esperienza professionale con quella del "mezzo" che l'ha ospitata. C'è sempre una prima volta, evidentemente. Per farla breve, questa andata in stampa è l'ultima edizione non solo della mia direzione responsabile ma anche de "la Provincia". Sì, il giornale sospende le sue pubblicazioni. Finisce qui. Il gruppo che è proprietario del marchio, la famiglia Greco, interrompe la sua esperienza nel mondo dell'editoria.


Una scelta imprenditoriale e strategica, quella del gruppo, non mediabile e anche scarsamente dipendente da dinamiche strettamente commerciali. Diciamo che l'editoria è fuori ufficialmente dagli asset di questo che è un logo di successo (iGreco, naturalmente). Mai dire mai ma per il momento è questa l'unica cosa di ufficiale che è possibile rintracciare.


Sono intervenuto in corso d'opera e in una situazione oggettivamente complicata quale è quella che vivono tutti i quotidiani in formato cartaceo e tuttavia ne conservo e ne conserverò un ricordo indelebile. Per i colleghi, per le emozioni, per le ansie, per le aspettative. Ci sarebbe da annoiare tutti con ettolitri di inchiostro sulla crisi della materia prima in edicola, la carta appunto. Ma passerà, chissà in quale forma ma passerà. Non è in crisi invece la voglia e l'esigenza di comunicare e conoscere. Va solo aggiustato il mezzo, il fine anzi è più intrigante che mai. È per questo che ringrazio a nome di tutti i ragazzi il gruppo iGreco, nel momento peggiore in materia di investimenti nell'editoria ci ha provato e ha distribuito lavoro anche in questo che rimane un settore viscido e ambiguo, non numericamente generoso. I giornali chiudono, le proprietà ci ripensano. Restano però le notizie, e i giornalisti. Ci rivediamo presto, molto presto. Con i ragazzi ci proveremo in forma del tutto indipendente. Sul nuovo "mezzo", sì. Quel web che ho odiato all'inizio perché avevo ben capito che avrebbe vinto a braccio di ferro. Ma a tessere il filo sono sempre le notizie, anche scritte sulla sabbia....

 

Domenico Martelli

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Pasquale Motta
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”

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