Ciò che abbiamo visto venerdì scorso alla Casa Bianca non è politica.

L’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky — due uomini così simili nella loro estraneità alla Storia — non è stata una negoziazione, un atto diplomatico, nemmeno un’umiliazione.

È stato un rito tribale, una lezione corporale di dominio.

Trump, con il ghigno lento e pesante di chi ha la violenza nel sangue, ha guardato il suo interlocutore come fosse un servo e gli ha detto: “Senza di noi non sei forte. Non è un bello spettacolo."

Non ha detto: senza di noi sei debole. Perché un debole almeno esiste, ha una sua dignità negativa, un’identità di sconfitto. No. Zelensky non è nemmeno questo. È il nulla.

Ed è qui la rivelazione: la politica non ha più avversari. Ha solo padroni e servitori. Lo scatto del tycoon è stato innescato dalle resistenze sull’accordo sui minerali. Ma il punto è un altro. Abbiamo vissuto per decenni nell’illusione che il mondo fosse governato da una logica—falsa, ipocrita, spesso criminale, ma almeno dotata di un metodo. Dimenticatelo.

L’alleanza USA-Russia rappresenta l’epoca dell’arbitrio, del patto tra chi è abbastanza forte da poter rinunciare a qualsiasi ideologia. Non ci sono più due blocchi, non c’è più Est e Ovest, non c’è più capitalismo e socialismo. C’è solo il Potere e chi deve inginocchiarsi.

E chi non lo farà sarà polvere, sabbia dispersa nel vento dell’indifferenza globale. Nel nuovo paradigma, la regola vuole che se uno grande e grosso ti minaccia, devi prepararti al peggio. O, quantomeno, dovrai pagargli il pizzo.

E l’Europa? Dov’era l’Europa, mentre il nuovo feudalesimo mondiale veniva ratificato senza neanche bisogno di un trattato? L'Europa si muove in maniera scomposta e separata, aggrappata a un gesto. A una mano che blocca un braccio, che si trasforma in parola e in dissenso.

La mano di Emmanuel Macron, che ferma il monologo delirante di Trump come si ferma un ubriaco molesto in un bar di periferia. Ma negli occhi di Macron, subito dopo, si legge la disperazione. La disperazione di un uomo che tenta di fermare da solo un incendio con un bicchiere d’acqua.

E mentre accade tutto questo, in Italia si propone di scendere in piazza per l'Europa. Ma per chi? Per quale Europa?

Per l’Europa che ha tradito Ventotene e strangolato la Grecia senza pietà?

Per l’Europa delle banche e della finanza?

Per l’Europa dei falchi e dell’austerity a tutti i costi, che ha messo in ginocchio i Paesi dell’area del Mediterraneo?

Per l’Europa della concorrenza sleale, che si è rifiutata di adottare una fiscalità comune tra gli Stati membri, lasciando aperti paradisi fiscali?Per l’Europa che ha deciso di non decidere, nascondendosi dietro un voto all’unanimità mai raggiunto?

Per l’Europa che ha trasformato il Mediterraneo in una fossa comune?

Per l’Europa che si vanta della sua civiltà, ma che vive nella vergogna della sua codardia?

No.

Questa Europa non si salva con cortei da salotto invocati a mezzo stampa, con i girotondi e con le fiaccolate della borghesia benpensante.

Questa Europa o muore definitivamente o si trasforma in qualcosa di nuovo.

Chi oggi si sente tradito, abbandonato, umiliato, ridotto a una cifra nei conti della finanza e del Potere globale, ha una sola scelta: iniziare a sentire e concepire realmente l'Europa come un sentimento, come una necessità.

Magari partendo dalle piazze, ma da piazze consapevoli, scintille per la creazione di nuovi Comitati di Liberazione Nazionale ed Europea.

Non per salvare l’Europa delle banche.

Non per difendere l’ordine che ci ha portato a questo disastro.

Ma per impedire che il futuro sia ancora peggiore del presente.

Perché oggi ci troviamo in un periodo spaventoso, che necessariamente dobbiamo respingere.

Ma per farlo, prima di tutto occorre chiarire una cosa, avremo un prezzo da pagare. Saremo costretti a stare fianco a fianco con chi, fino a ieri, consideravamo nemico.

Dovremo sporcarci le mani, mescolare le idee, accettare contraddizioni.

Perché qui non si tratta di scegliere tra sinistra e destra, tra austerità e populismo, tra conservatori e progressisti.

Qui si tratta di scegliere tra essere uomini o essere oggetti.

E oggi il Potere ci sta dicendo: “Voi non siete nulla.”

Se lo accettiamo, non ci resterà che aspettare il nostro turno per inginocchiarci ed essere schiacciati.