Bella e vincente: la stella calabrese del kitesurf punta alle Olimpiadi

La diciassettenne Sveva Sanseverino di Marcellinara si allena a Gizzeria ed è la promessa italiana di questa disciplina spettacolare che si pratica con una tavola e un aquilone. Ecco la sua storia tra scuole esclusive, vita da favola e passione sportiva

di Monica La Torre
lunedì 26 novembre 2018
11:56
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Sveva Sanseverino
Sveva Sanseverino

È ufficiale. La it girl del kitesurf, il who’s next delle regate di Twin Tip Racing e del bel mondo a vela che solca le acque del Mediterraneo, è calabrese, ha 17 anni e si chiama Sveva Sanseverino. Uno dei territori più sottovalutati d’Europa rischia di produrre l’atleta più trendy e fotogenica delle prossime competizioni internazionali. La spettacolare disciplina sportiva che prevede l’uso della tavola da surf e di un aquilone, vede Sveva già in odore di qualificazioni olimpiche, piazzata saldamente ai primi posti del ranking mondiale.
La regione ha trovato la sua fatina. E anche se “fatina calabrese” è definizione che solo a pronunciarla suona un ossimoro, per quanto stride il fatato e il leggiadro con il nostro quotidiano, noi scommettiamo che sarà così.

 

Vivere una favola

La forza della nostra storia è tutta qui: nel fatto che tanto impegno non era affatto scontato, in una adolescente bella, ricca, nobile e cittadina del mondo, che avrebbe potuto trascorrere estati dorate cullandosi tra yacht e dimore storiche. Merito della caparbietà di Sveva, moderna Trilly kiteboarder, che alle lusinghe del bel mondo ha preferito l’acqua, incanalando nello sport la forza delle fanciulle in fiore. Dotata di un patrimonio genetico che sembra studiato a tavolino per conquistare social e accumulare follower, ha la disinvoltura di chi nasce bene e vive meglio, la sicurezza innata di chi ha incassato il bonus “forza, grazia, bellezza e nobiltà”, la caparbietà genetica di un casato antico di mille anni, e ca va sans dire, il mondo ai suoi piedi.

 

Nel jet set calabro-partenopeo

Sveva, diciassette anni, è già donna. Già personaggio, senza saperlo ma con tutte le carte in regola per diventare la testimonial della gioventù dorata mediterranea, espressione purissima del volto calabrese più esclusivo, fatto di poche, grandi famiglie eleganza antica, abitudini raffinate, cultura della bellezza, rispetto per la natura. È l’incarnazione di una certa Calabria: anzi, per meglio dire, di un certo jet set calabro-partenopeo riservatissimo, sconosciuto ai più, a suo agio in tutte le capitali europee e in tutti i porti turistici del Mediterraneo.
Primo, perché esce dal grembo di una delle famiglie più antiche del Regno delle due Sicilie, legata ai Borboni per personale amicizia (viva tutt’oggi) e per fedeltà politica (chiedetelo a chi ha avuto la fortuna di ammirare le stampe antisabaude del palazzo di Marcellinara. Vero capolavoro della satira italiana). Secondo, perché i Sanseverino hanno cresciuto questo “gioiellino” tra le scuole francesi di Napoli, la spiaggia di Gizzeria, e la dimora di famiglia che da’ il nome a Marcellinara, paese in provincia di Catanzaro. Terzo, merito suo, è perché Sveva nasce grande, per carattere, disciplina, ambizione. Esponente di una magnifica “razza padrona”, ci si perdoni l’espressione politicamente scorretta, allevata con la consapevolezza di potere molto, e di dovere altrettanto. E non è un caso, se tra allenamenti e scuola riesca a trovare il tempo di fare volontariato aiutando ragazzi meno abbienti

«Frequento il liceo scientifico Mercalli di Napoli, dove mi trovo bene - racconta - ma è difficile, per come è organizzata la scuola, conciliare agonismo e studi». Certo, per riuscire, riesce: ma come non sospettare che questo carattere così facile ad imporsi possa essere retaggio genetico?


«Trovatevi una passione e coltivatela»


Ora, a parte la boutade, senza voler esser tacciati di neoborbonismo o di essere fan dell’eugenetica, che Sveva sia una creatura particolare è palese. E che il dna e il casato abbiano contribuito, è dubbio legittimo, vedendola così diversa dai suoi coetanei: matura al punto da permettersi, a 17 anni, di lanciare un appello ai suoi corregionali. «Muovetevi», li esorta: «Trovatevi una passione, uno scopo, che senza interessi si vive una vita vuota. Fate sport, cercate qualcosa che vi piaccia, impegnatevi. Ma fatelo presto, perché per riuscire bisogna iniziare ad organizzarsi da piccoli, altrimenti non si è più capaci».
Organizzarsi, dunque. Proprio come ha saputo fare questa marziana bionda, uscita presto dal grembo ovattato della famiglia, che vive il mondo lasciando il cuore a Gizzeria, spiaggia di casa, luogo dell’innamoramento per il kitesurf, teatro delle lezioni prese sin dagli 11 anni, rampa di lancio della scalata agonistica ai vertici mondiali, dove la caparbietà di questa ragazza di ferro, dalla forza di volontà leggendaria, è nota a tutti. Soprattutto alla mamma: «Sveva è un uragano. Non la ferma nessuno. Se ha in testa un obiettivo, lo deve assolutamente raggiungere. Ed era così già a due anni».

 

I successi sportivi

Una forza alimentata dalla passione per lo sport, accesasi quando, da bambina, osservava papà Gianpietro cimentarsi nel Kite all’Hang Loose Beach di Gizzeria, lido dove ha superato ben presto il maestro di famiglia, dove a 14 anni ha fatto il primo camp, e dove si è allenata cinque ore al giorno finché la passione non è diventata talento, e il talento agonismo. 

Dopo un 12mo posto ai primi campionati europei, è partita alla volta del Brasile, dove rientra tra le prime dieci campionesse assolute, già in odore di qualificazione olimpica. A gennaio, vola in Marocco, dove si piazza al sesto posto del ranking mondiale. E a maggio, sbarca in Cina. Trasferta durissima, per le condizioni meteo ed un jet lag troppo duro da smaltire, ma che comunque la vede tornare a casa con un piazzamento tra le prime dieci atlete mondiali pronta per tornare in pista sotto casa, a Gizzeria, per il campionato mondiale dell’estate 2018.

 

Gizzeria, paradiso calabrese del kitesurf

E la spiaggia calabrese, per la sua distesa di sabbia («è rassicurante, specie per chi è alle prime armi, e ha bisogno di uno spazio grande»), per il vento di terra costante che si alza tutti i giorni da giugno a settembre, è il vero Eldorado del kite italiano ed europeo, morfologia più unica che rara, meta perenne di atleti internazionali. Qui Sveva ha affinato sino ad oggi la sua tecnica, il suo punto di forza: la “velocità sul bordo”, la capacità di prendere velocità prima del salto. («Nell’atletica, sarebbe la rincorsa prima del salto in alto», spiega). I meriti vanno ai suoi allenatori (il nazionale Simone Vannucci, Luca Marcis, la preparatrice atletica Macri Sciorio); alla fiducia del presidente della federazione mondiale Mirco Babini; ma soprattutto, a chi l’ha assecondata, seguendola «senza stringere»: la famiglia, vicina con discrezione e attenzione serratissima.


Social appeal, charity e Vasco Rossi

Il profilo social di Sveva racconta i concerti di Vasco con il papà, le hit dell’eterno ragazzo di Zocca cantate insieme in macchina, il profetico: «Sai che ho pensato sempre, quasi continuamente che non sei mai stata mia/Me lo ricordo sempre, che dovevi sempre andar via», il vivere una favola assurto a manifesto programmatico. E ancora feste in maschera, sport, amici, sole, mare. Una vita tanto dorata quanto faticosa. E il domani? Cosa vede, Sveva, nel futuro? «Il kite è l’amore, però non voglio fare questo tutta la vita. Sì, lo sport mi ha aiutato, ma ero già abbastanza decisa di mio. Non è tutto, nella vita. C’è l’equitazione, la pallavolo, le lezioni di inglese e francese: al kite, dedicherò al massimo altri due anni. Poi, basta: che da grande, voglio fare l’ingegnere. Già adesso ogni martedì sera, a Napoli, c’è il volontariato con la Fabbrica del Sorriso, una onlus che aiuta i bambini in difficoltà nelle attività scolastiche. Certo, mi rimane pochissimo tempo per gli amici, ma quando ho tempo, mi rifaccio subito. Andare a ballare mi piace, appena posso mi riunisco a loro, così recuperiamo». Per gli impegni di Sveva, una vita sola non basta. Noi, staremo a guardare, e fare il tifo.

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Monica La Torre
Giornalista
Monica La Torre, padre calabrese e madre umbra, nasce a Tropea 50 anni fa. Nenache cinquenne, è costretta da un destino avverso ad emigrare in una ridente cittadina tra Assisi e Spoleto, nel regno di Don Matteo. Passa gli ultimi 46 anni a lamentarsi per questa sorte ria, senza riuscire a trovare una scusa valida per ri-trasferirsi. Di mestiere fa la nostalgica. Nei ritagli di tempo si è laureata, ha cambiato un numero imprecisato di lavori, ha imparato a memoria le uscite della Salerno Reggio Calabria, attraversato a nuoto lo stretto di Messina, rovinato la giovinezza con vent'anni di partita IVA. Senza merito alcuno, è circondata di persone belle, che ne sopportano il pianto greco da emigrata inconsolabile. E' malata di mare ed happy hour. Tutti sanno che convive con due vizi innominabili. Quella cosa con la quale non si mangia chiamata: ARTE, e quella cosa che in Calabria è meglio dimenticare, chiamata: NATURA. Crede che la bellezza salverà il mondo, ma non il suo, perché la rivoluzione delle coscienze avverrà 24 ore dopo il suo trasferimento "altrove". Non per questo, si incazza di meno con le "capre". Non ha avversione per il denaro: è il denaro che ne ha per lei.  

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