Marcia di solidarietà a Scalea, il volto di una terra malata di rassegnazione

Alla manifestazione in sostegno del consigliere M5s che sarebbe stato aggredito hanno partecipato poche persone. Assente la politica regionale e i rappresentati delle altre fazioni

di Francesca  Lagatta
martedì 19 febbraio 2019
18:12
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Sono le 11:30 di domenica 17 febbraio 2019, nel piazzale antistante il Comune di Scalea ci sono cinquanta, forse sessanta persone, alcune sventolano la bandiera del Movimento 5 stelle. Si sono ritrovate lì per partecipare alla marcia di solidarietà per Renato Bruno, il consigliere pentastellato che ha denunciato di essere stato aggredito con spintoni e calci durante l'ultimo consiglio in Municipio. La piccola folla avrebbe dovuto essere in marcia già da mezz'ora, ma si attende che arrivi qualcun altro: «Così siamo troppo pochi», dice un presente portandosi la mano al volto. Qualcuno inganna il tempo parlando del più e del meno, ma tutti si girano a ogni auto che passa, sperando che si aggiunga un altro partecipante. Niente da fare. Alle 11:40 il gruppetto si arrende e parte. Pochi ma buoni, avranno pensato, mentre passeggiando per le viuzze cittadine, si dirigono a grandi passi verso piazza Caloprese.

Indifferenza e rassegnazione

Renato Bruno non perde il sorriso, né per l'episodio di cui sarebbe stato vittima né per la mancata partecipazione della politica e della società civile a una manifestazione a cui non avrebbe dovuto mancare proprio nessuno. Renato è uno che non sa stare fermo, che prende il buono di ogni situazione e, se può, fa volentieri a meno delle polemiche. Quando viene intervistato, approfitta per ringraziare chi è venuto, per sottolineare che non tutti sono indifferenti. Tra chi ha scelto di stare al suo fianco ci sono i parlamentari M5s Anna Laura Orrico e Massimo Misiti, oltre che i ragazzi dei vari meet-up della costa; sono proprio loro che, rammaricati, lamentano la scarsa partecipazione di tutti.

In compenso, tra la folla ci sono persone che condannano senza appello l'accaduto e prendono le distanze da ogni forma di delinquenza, mettendoci la faccia, contro tutto e tutti. Ma sono troppe poche, da sole non bastano a salvare questa terra. Mancano infatti la politica regionale, gli altri schieramenti politici e i paladini della giustizia a orologeria. L'assenza più pesante è quella fatta registrare dalla gente comune, ormai stanca e rassegnata, che non crede più nei raccattatori di voti, tanto meno nella magistratura. La gente non c'è perché ha smarrito il senso delle istituzioni e di conseguenza non comprende nemmeno più la gravità dell'accaduto, che, se fosse vero, lo accerteranno i processi, sarebbe da considerarsi un agguato allo Stato. Ma non c'era nemmeno lo Stato stesso. La gente non è venuta perché tanto sa che ormai è tutto inutile.

La mentalità del sospetto

Ma vi è di più. Tra i presenti, ci sono anche i sospettosi, quelli che hanno partecipato solamente per non finire nel tritacarne mediatico. Altro che solidarietà. Quando la marcia è partita nei gruppetti si mormora, si commenta. Se la maggior parte delle persone parla di un gesto ignobile e inaccettabile, da qualunque parte politica la si guardi, dall'altra si tenta di sminuire quanto denunciato da Bruno. «Sì, ma io non ho visto», «vabbé, ma non è stato un calcio forte», «sì, però tu devi capire pure le situazioni». Ci sono, sì, ma per quieto vivere. E quelle frasi sono le stesse che hanno consegnato la costa in mano alla 'ndrangheta e alla camorra, perché «io a dire il vero 'sta mafia non la vedo», «a me non ha mai toccato nessuno», «sono quattro scemi, ma quali delinquenti?».

Lo Stato a singhiozzo

Un'ora dopo è tutto finito, ognuno torna a casa sua e rimette la testa sotto la sabbia. Quello che è accaduto a Bruno potrebbe domani accadere a chiunque, ma qui la vita va così, va così da sempre. Nemmeno più un pizzico di indignazione per un episodio quanto meno subdolo nei confronti di un giovane che ha denunciato fatti insabbiati per anni e che ora paga il conto per un coraggio che a queste latitudini è una minaccia. Qui lo Stato c'è quando gli pare, mette lo zampino quando gli conviene e se non lo fa vuol dire che le cose sono nel giusto equilibrio. Lo Stato non era presente alla marcia perché molti dei suoi più alti rappresentanti erano intenti a promettere altrove mari e monti e a predicare come i buoni samaritani, mentre l'assenza dei cittadini potrebbe voler significare anche solo indifferenza, dettata dalle ferma convinzione che tanto, qui, non potrà mai cambiare niente. E forse non hanno tutti i torti.

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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