Caso Siri, Di Maio: «Sarà il premier Conte a farlo dimettere»

Si infuoca lo scontro tra la Lega e pentastellati con l’attacco del vicepremiere M5S al sottosegretario ai Trasporti: «Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continuerà a fare il senatore, non va mica per strada». Salvini: «Per me deve restare»

di Redazione
26 aprile 2019
11:40
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Il vicepremier del movimento 5 stelle Luigi Di Maio non molla la presa e ribadisce la volontà di dimissioni del sottosegretario della Lega Armando Siri. Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, sul caso del leghista indagato per corruzione nell'ambito dell'eolico, assicura: «Conte interverrà e lui dovrà andarsene».  Il ministro dello Sviluppo economico tiene a precisare l’impegno nel voler mantenere compatto il Governo, assicurando però sulla tenuta della maggioranza: «Il Governo è uno e c'è un contratto. Non si è rotto nulla, per noi va avanti. Vogliamo fare tante cose e in squadra. Mi auguro valga lo stesso per la Lega»

L'imputazione dei pm

Stando all'accusa dei magistrati, infatti, «Armando Siri, senatore e sottosegretario di Stato presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ed in tale duplice qualità di pubblico ufficiale, per l'esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri, asservendoli ad interessi privati riceveva indebitamente la promessa di 30mila euro da Paolo Franco Arata, amministratore della Etnea srl, della Alqantara srl, dominus della Solcara srl e della Solgesta srl».

Oggi sarà un giorno cruciale, perché i magistrati depositeranno (pochi) atti giudiziari per l'udienza del Tribunale del Riesame, chiamato a decidere sul dissequestro di telefoni e computer da Paolo Franco Arata. Secondo le stesse fonti tra questi documenti ci sarà anche la telefonata tra Arata e il figlio Francesco, che ha consentito ai pm capitolini di iscrivere nel registro degli indagati Siri con l'accusa di corruzione. Si saprà, dunque, se è «falsa» come accusa la Verità.

Di Maio: «Non capisco questo attaccamento alla poltrona»

«Questo attaccamento alla poltrona non lo capisco. Gli abbiamo chiesto un passo indietro. Continui a fare il senatore, non va mica per strada. Parliamo tanto di lotta ai delinquenti - prosegue Di Maio riferendosi al sottosegretario della Lega Armando Siri - e quando un politico è indagato per corruzione stiamo zitti? Eh no, non funziona così. Dove è la coerenza?»

Parlando del rapporto con il Carroccio, Di Maio sottolinea: «Sapevo che non sarebbe stato semplice. Non mi delude la Lega, mi impensierisce quando evoca crisi di governo irresponsabili». E su Salvini spiega: «Mi fido, meno di chi gli sta intorno», come «questo Paolo Arata che, per le inchieste, è il faccendiere di Vito Nicastri, vicino alla mafia». Il riferimento è all'imprenditore Paolo Arata che avrebbe dato la mazzetta a Siri per favorire la predisposizione di norme nel settore dell'energia che lo avrebbero favorito. «Credo che la Lega - continua Di Maio  - debba prendere le distanze da lui e chiarire il suo ruolo, visto che il figlio è stato assunto da Giorgetti».

Mentre su Siri insiste: «Certo che Conte dovrà spingerlo alle dimissioni. E lo farà, ne sono sicuro».

Salvini: «Siri? Per me deve restare»

«Io di pazienza ne avrei, ma la gente si avvicina per fare selfie, stringermi la mano e mi dice: ‘Matteo, ma questi 5 Stelle vogliono continuare ancora così? Ti attaccano sempre? Perché non rompi?’». Lo dice il vicepremier Matteo Salvini in un colloquio con ‘Repubblica’.

«Io non voglio fare polemiche - aggiunge - Ma mi chiedo se la mia stessa pazienza ce l’hanno ancora gli elettori che hanno voluto questo governo». Nessun contatto con Luigi Di Maio? «No, non l’ho sentito - spiega  - Ma soprattutto non rispondo alle provocazioni. Sono entrato in una fase zen». Quanto al caso Siri, «il presidente del Consiglio è libero di incontrare chi vuole. Io con Siri ho parlato, mi ha detto di essere tranquillo e tanto mi basta. Per me deve restare al suo posto. E spero abbia modo di spiegare ai magistrati, che in un Paese normale lo avrebbero chiamato dopo un quarto d’ora, non settimane dopo».

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