Il Financial Times accusa Conte: «Lavorò su fondo Vaticano sotto inchiesta»

Le rivelazioni del quotidiano britannico su un potenziale conflitto di interessi in merito a una consulenza legale su cui il premier si accordò quando era il candidato in pectore al ministero della Pubblica amministrazione

di Redazione
28 ottobre 2019
10:33
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Articolo del Financial Times su Giuseppe Conte
Articolo del Financial Times su Giuseppe Conte

«Un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano al centro di un’indagine sulla corruzione finanziaria era alla base di un gruppo di investitori che assunse Giuseppe Conte per lavorare ad un accordo» poco prima che diventasse presidente del Consiglio. E’ quanto rivela, sulla sua edizione online, il Financial Times. Il collegamento, contenuto in alcuni documenti esaminati dal Ft, «probabilmente attirerà un ulteriore esame sull’attività finanziaria del Segretariato di Stato vaticano, la potente burocrazia centrale della Santa Sede, che è oggetto di un’indagine interna su transazioni finanziarie sospette», si legge sull’articolo.

Una consulenza legale sospetta

Il Financial Times scrive: «Conte era un professore di Firenze poco conosciuto quando nel maggio 2018 (le elezioni erano già state stravinte dal M5s e lui era il candidato in pectore al ministero della Pubblica Amministrazione) gli fu chiesta una consulenza legale in favore di Fiber 4.0, un gruppo di azionisti che stava lottando per Retelit, una società di telecomunicazioni italiana». «L'investitore principale in Fiber 4.0 era l' Athena Global Opportunities Fund - ricorda Ft - finanziato interamente con 200 milioni della Segreteria di Stato di cui manager e proprietario era Raffaele Mincione. La fonte dei suoi fondi non fu mai rivelata durante la battaglia per il controllo di Retelit. Una volta sconfitto, Mincione pagò Conte in quanto esperto legale per ribaltare il risultato del voto».

 

Così «Conte ha scritto il 14 maggio 2018, in un memo visionato dal Ft, che il voto poteva essere annullato se Retelit fosse stata posta sotto ''golden power'', la regola che permette al governo italiano di bloccare il controllo straniero di società considerate strategiche per il Paese. Due settimane dopo, Conte è stato nominato presidente del Consiglio, e dopo pochi giorni, il suo governo ha approvato un decreto che faceva esattamente quanto richiesto da Mincione. Però non bastò per ribaltare il risultato della disfida azionaria»

La replica di Palazzo Chigi

Palazzo Chigi repilca con un comunicato: «Articolo Ft? Nessun conflitto interesse Conte – Quanto ai fatti riferiti dal Financial Times si precisa che Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine».

 

Così una nota della presidenza del Consiglio sull’articolo del Financial Times che scrive come Conte, nel maggio del 2018, fornì un parere legale per la società Fiber 4.0, posseduta da un fondo di investimento sottoposto a un’indagine del Vaticano. «Nei primi giorni del maggio 2018 l’allora avvocato Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l’incarico di scrivere un parere pro veritate circa il possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden Power nei confronti della società Retelit. In quel momento, ovviamente, nessuno poteva immaginare che, poche settimane dopo, un governo presieduto dallo stesso Conte sarebbe stato chiamato a pronunciarsi proprio sulla specifica questione oggetto del parere. Per evitare ogni possibile conflitto di interesse, il presidente Conte si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden Power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stato deliberato l’esercizio dei poteri di golden Power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione il presidente Conte era impegnato in Canada per il G7. Pertanto non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani. La circostanza era stata già chiarita e, in particolare, era stato già chiarito che Conte non ha mai incontrato né conosciuto il sig. Mincione», conclude la nota.

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