Carabiniere ucciso, confessa uno dei giovani americani: «Sono stato io»

Chiarita la dinamica del delitto: la borsa rubata a un pusher colpevole di aver loro venduto aspirina al posto di cocaina. Lo spacciatore denuncia lo scippo e i militari si presentano all'appuntamento per la restituzione 

di Redazione
27 luglio 2019
08:45
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«L'ho ucciso io». Avrebbe confessato uno dei due studenti americani, Elder Finnegan Lee, 19 anni, che insieme a Christian Gabriel Natale Hjorth, 20 anni, è coinvolto nell'omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. I due giovani - turisti in vacanza in Italia - sono stati prelevati ieri dall’albergo a quattro stelle in cui alloggiavano al centro di Roma. Al termine di un interrogatorio fiume, il 19enne ripreso dalle telecamere di sicurezza del quartiere Prati in tarda serata avrebbe ammesso le sue responsabilità raccontando di avere ucciso con 8 coltellate il carabiniere di soli 35 anni che nella notte tra il 25 e il 26 luglio era in servizio nel centro di Roma.

Le imputazioni per entrambi - nel decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D'Elia - sono omicidio e tentata estorsione.

 

La dinamica

In base a quanto ricostruito dagli inquirenti i due ragazzi americani si erano recati a Trastevere per acquistare sostanze stupefacenti. Trovano un pusher, comprano la droga ma poco dopo si accorgono di essere stati ingannati: la sostanza acquistata era semplice aspirina tritata così tornano indietro e pretendono dallo spacciatore la “roba” pagata. L’uomo fa il vago e non cede perciò i due ragazzi furiosi, per vendicarsi, gli rubano la borsa - che conteneva anche il suo telefono cellullare - nel tentativo di recuperare i soldi. L'uomo contatta i due chiamando il suo numero di telefono per avere indietro la borsa: «So chi siete, se non mi restituite le mie cose vi vengo a cercare e vi ammazzo». I due giovani americani insistono: vogliono la cocaina. Così si accordano per uno scambio, sotto al loro albergo, a pochi metri da piazza Cavour. Droga buona in cambio della borsa. Il pusher a quel punto contatta i carabinieri. Chiama il 112 ma omette la parte della droga, si presenta come un uomo derubato, racconta dell'accordo. Dice di essere vittima di un “cavallo di ritorno” e che i rapinatori vogliono 100 euro in cambio dei suoi effetti personali.

 

A questo punto, all'orario stabilito i due carabinieri, in borghese, si recano in via Pietro Cossa, luogo dell’appuntamento in cui il pusher avrebbe dovuto incontrare gli americani per lo scambio. Lì incontrano i due ragazzi con i quali scoppia una violenta colluttazione durante la quale il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega viene colpito con otto coltellate, una alle spalle e una al cuore, risultate poi fatali.

 

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