Un settore in sofferenza, stretto tra difficoltà ambientali, mancanza di personale e normative sempre più stringenti. La marineria di Schiavonea lancia un nuovo appello: «Servono soluzioni concrete, a partire dal via libera alla pesca della sardella». A raccontare la situazione è Giuseppe Gentile, incaricato da Unimar, istituto scientifico che si occupa della raccolta dati e monitoraggio delle risorse marine, impegnato in una campagna sperimentale proprio sulla sardella. «Abbiamo riscontrato diversi problemi – spiega – a partire dalle condizioni del mare, influenzate dai cambiamenti climatici, fino all’inquinamento portato dai fiumi». Tra le criticità principali, l'arrivo in mare di fitofarmaci e rifiuti provenienti dalle coltivazioni e dai giardini privati. «Plastica, gomme e agenti chimici finiscono nei corsi d’acqua e poi in mare, compromettendo l’ecosistema», spiega Gentile. Altro nodo è il personale. «È sempre più difficile trovare gente disposta a lavorare a bordo. Il mestiere del pescatore richiede sacrificio e oggi in pochi sono disposti ad affrontarlo», osserva. A questo si aggiungono le limitazioni normative: «Il permesso per la pesca sperimentale della sardella prevede orari troppo rigidi. Il prodotto, però, lo troviamo solo nelle prime ore del giorno». La sardella potrebbe rappresentare una boccata d’ossigeno per tutto il comparto. «Se venisse autorizzata una pesca vera, non solo sperimentale, potremmo arrivare a un fatturato di oltre 2-3 milioni di euro solo con questa specie», sostiene Gentile. «La domanda c’è, il pesce anche. Manca solo il via libera». Numeri alla mano, il calo è evidente. «Un tempo c’erano oltre 60 imbarcazioni di piccola pesca nel nostro compartimento marittimo. Ora siamo tra le 20 e le 30. Su ogni barca lavorano in media due o tre persone: il potenziale occupazionale è enorme, ma serve una normativa che lo permetta». Con un’attività strutturata su 3-4 mesi l’anno, legata alla sardella, i contratti sarebbero stagionali ma stabili. «Un’opportunità concreta per rilanciare un mestiere che rischia di scomparire. Ma abbiamo bisogno di risposte».

A Corigliano Rossano la marineria di Schiavonea affronta una fase complessa, tra inquinamento, norme stringenti e carenza di personale

Morìa di pesci 

Abbiamo raccolto la grave testimonianza di uno dei pescatori storici della marineria di Schiavonea: «Una volta era un mare generoso. Oggi è stanco, svuotato. Il nostro era un mare corposo, ricco. Adesso è povero. Ci mancano tanti tipi di pesce che prima erano comuni». Scomparse, lentamente una serie di specie marine di pesci «che pescavamo ogni giorno, denuncia il pescatore. Ora non si trovano quasi più. La sardella? Sparita. E il motivo è chiaro: il mare è inquinato». L’accusa è netta. L’origine dell’inquinamento, secondo i pescatori, sono i fiumi. «Portano al mare tutto quello che la terra non vuole più. Rifiuti, plastica, fitofarmaci. Ma nessuno controlla. Noi pescatori non possiamo fare niente. Deve farlo la legge, ma la legge dov’è?». Il quadro che emerge è amaro: «Abbiamo visto morire pesci in profondità. Nessuno se ne accorge, nessuno lo dice. Ma succede ancora oggi, non è un fatto del passato». C’era un tempo, ricordano in tanti, in cui il mare di Schiavonea offriva varietà, quantità e lavoro. «Pescavamo quintali di costardelle. Sono vent’anni che sono scomparse. E nessuno si è mai chiesto perché».

Positiva la sperimentazione 

Per il comandante di una delle imbarcazioni della marineria Antonio Curatolo «la sperimentazione quest’anno va benissimo. Ma resta un problema: non possiamo pescare la sardella. E senza quel permesso, non si va lontano». La speranza è che il lavoro svolto quest’anno serva a qualcosa. «Speriamo che con questa sperimentazione, l’anno prossimo ci diano il via libera. Almeno per due mesi: marzo e aprile. Sono i periodi migliori». Ma la categoria ha ancora troppe difficoltà da affrontare. «Il maltempo ci blocca spesso, poi ci sono i problemi ambientali: i fiumi continuano a buttare veleni in mare. L’acqua è inquinata e il pesce diminuisce ogni anno che passa». Sul tema dei controlli, il comandante è chiaro: «È giusto che ci siano. Ma servono anche regole più chiare. C’è ancora chi va a pesca senza documenti, senza permessi. E chi lavora onestamente ne paga le conseguenze». La richiesta al governo è semplice: meno burocrazia, più attenzione al lavoro di chi conosce davvero il mare. «Non vogliamo chissà cosa, solo poter pescare la sardella nei mesi giusti. Con il permesso, possiamo lavorare meglio, in regola, e dare un futuro alla marineria locale». Nei giorni scorsi presso la marineria di Schiavonea vi ha fatto visita il senatore Ernesto Rapani sull’attuale limitata e temporanea autorizzazione per la pesca della sardella, ma le aspettative sono alte: «Se i risultati saranno positivi, si potrà arrivare a un’autorizzazione definitiva. L’obiettivo è questo. Serve un segnale concreto da parte dell’Unione Europea, che finora ha imposto dei paletti troppo rigidi», ha spiegato Rapani.