Imu e Tasi, calabresi più grandi evasori d'Italia

Un dossier allegato alla manovra finanziaria assegna alla regione il primato negativo per le due tasse. Maglia nera a tutto il Sud. Le più virtuose sono Val d'Aosta e Marche

di Pietro Bellantoni
5 ottobre 2019
07:02
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Evasione, che passione. La Calabria può vantare un record (negativo) quasi ineguagliabile: è al primo posto in Italia per il mancato pagamento delle imposte immobiliari. Questa regione occupa il gradino più alto del podio per l'evasione dell'Imu e della Tasi, che sono, rispettivamente, le tasse sulle seconde e terze case e sui servizi comunali.


La relazione

I dati emergono dal dossier allegato alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2019, approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 settembre.
In Calabria il cosiddetto “tax gap” dell'Imu arriva al 46,2%. Un dato astronomico, soprattutto se paragonato al mancato gettito della Valle d'Aosta, pari al 13,2%.

Ma è tutto il Sud a indossare la maglia nera dell'evasione. Dietro alla Calabria si piazzano infatti la Campania (37,6% del gettito teorico), la Sicilia (36%) e la Basilicata (35,5%). Tra le regioni virtuose, dopo la Vallée, ci sono l'Emilia Romagna (14,8%), la Liguria (17,3%) e le Marche (18%).

Non meno confortanti, per la Calabria, i dati relativi alla Tasi. L'evasione di questa imposta è ancora una volta da guinness dei primati: 51%. Nelle Marche, medaglia d'oro in Italia, il dato è invece pari al 13,3%. Una bella differenza.

I valori più elevati si registrano sempre nel Mezzogiorno, con la Sardegna che segue a ruota la Calabria per un mancato gettito teorico del 37%. Subito dopo si collocano la Basilicata (36,4%) e la Campania (35,5%).
Le regioni che più rispettano il fisco, a parte le Marche, sono invece il Piemonte (16,9%), l'Emilia Romagna (15,4%) e la Liguria (14,7%).

L'economia «non osservata»

In fatto di primati poco invidiabili la Calabria non si fa mancare proprio niente. Difatti si trova al vertice pure nella classifica della economia «non osservata».
Il dossier certifica che questa è la regione in cui «il peso dell'economia sommersa e illegale è massimo», con il 20,9% del valore aggiunto complessivo.
L'incidenza più bassa è stata rilevata nella provincia autonoma di Bolzano/Bozen, con il 10,4%.

Il Sud è sempre fanalino di coda, con una economia sotterranea pari al 30,9%. A prevalere sono le componenti dovute all'impiego di lavoro irregolare (34,5%) e al restante sommerso economico (31,4%).

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