Al Sud si muore di più di lavoro - VIDEO

Tre province calabresi, Reggio, Vibo e Crotone, a più alto rischio di danni permanenti o mortali. È quanto emerge dal dossier “Un lavoro poco sicuro”

di Redazione
30 aprile 2018
11:56
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"Un lavoro poco sicuro”. È il titolo del dossier contenente l’analisi degli infortuni invalidanti e mortali condotto dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro che restituisce un quadro poco incoraggiante. Specie per le regioni del Sud Italia. Secondo quanto emerge dalla ricerca, il rischio di morte o di infortunio invalidante per i lavoratori del Mezzogiorno è infatti triplo rispetto alle regioni del Nord Italia. 

 

Analizzando il periodo che va dal 2012 al 2016, è Avellino la provincia italiana fa registrare il più alto livello di infortuni gravi o mortali per il lavoratore: 4,2%. Nelle sei province che guidano la graduatoria, il rischio di danno permanente o mortale supera di tre volte la media nazionale che si attesta sull’1,1%. Al secondo posto, per gravità degli esiti c’è un’altra provincia campana: Benevento con il 3,9% a pari merito con la provincia di Potenza (3,9%). La provincia sarda di Medio Campidano (3,8%) occupa il quarto posto. Nelle prime 10 province a più alto rischio di danni permanenti o mortali ci sono tre realtà calabresi: Reggio Calabria (3,6%) al quinto posto, Vibo Valentia (3,5%) al sesto, e Crotone (2,5%) al nono posto in Italia. Due province siciliane: Agrigento ed Enna (2,5%) e Rieti (2,9%), unica provincia del Centro Italia. Le province di Gorizia e di Biella si distinguono, invece, per la bassa incidenza di infortuni gravi o mortali (0,5%), addirittura inferiore alla metà della media nazionale.

Sicurezza e salute sul lavoro

A dieci anni dall’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 81/2008, la salute e la sicurezza sul lavoro in Italia restano una sfida decisiva per la tutela dei lavoratori. L’Ispettorato nazionale del lavoro nell’ultimo rapporto annuale denuncia una forte area di criticità su questo tema. “Nel 2017 - si legge - con riferimento alle violazioni in materia di sicurezza e salute sul lavoro, sono state ispezionate 15.866 aziende, delle quali 12.297 sono risultate irregolari, con un tasso di irregolarità pari al 76,5% (aumento di 2,5 punti percentuali rispetto al 2016). Il 52% dei casi riguarda il rischio di caduta dall’alto (48,88% nel 2016). Tale circostanza conferma la necessità di porre sempre maggiore attenzione, da parte del corpo ispettivo, alla citata tipologia di rischio, evidentemente tipico del settore edile, al quale peraltro si ricollegano con maggiore incidenza i fenomeni infortunistici anche mortali”.

Migliorata la situazione rispetto al 2016

In base ai dati Inail, tuttavia, la situazione nel 2016 è fortunatamente migliorata: sono stati 4.894 i lavoratori vittime di infortuni che hanno compromesso gravemente la loro salute contro i 5.675 del 2015. Anche se il dato è diminuito, si continua a morire sul posto di lavoro: si passa infatti dai 973 casi del 2015 agli 842 del 2016. Il totale degli eventi registrati nel 2016 è pari all’1,1% del totale degli infortuni sul lavoro. Si può dunque dire che ogni 100 infortuni denunciati all’Inail, uno è invalidante o mortale. Da un punto di vista settoriale, il rischio di un danno biologico superiore al 15% è massimo nel settore agricolo (3,4% sul totale degli infortuni del settore) e in quello delle costruzioni (3,3%). Seguono il settore della lavorazione del legno (2,3%) e le attività minerarie (2,2%).

 

Sul piano anagrafico, la maggiore probabilità di infortuni invalidanti si riscontra tra i lavoratori con età elevata (a partire dai 55 anni) dove il 2,2% degli eventi infortunistici comporta un danno biologico superiore al 15%. In questa classe di età si concentra la più alta probabilità di perdere la vita in caso di incidente sul lavoro (3,6 casi ogni mille infortuni rispetto ad un media nazionale di 1,5 ogni mille). «Se le oltre 800 morti bianche rappresentano un dato allarmante in un Paese che più di dieci anni fa ha introdotto una serie di norme a tutela dei lavoratori - afferma Rosario De Luca, presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro - non lo è da meno quello delle 4.900 vittime di infortuni invalidanti, per i quali viene a mancare la possibilità di esercitare il diritto-dovere al lavoro sancito dalla Costituzione Italiana. Un danno sociale enorme, particolarmente accentuato al Sud dove la sicurezza sul lavoro rappresenta una sfida da vincere per la tutela dei lavoratori».

 

 

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