Sibari-Roma, Trenitalia dice no al Frecciargento ma ha già investito sui bus

I rapporti costi-benefici sembrano stridere con le potenzialità di un territorio che produce il 60% del Pil calabrese e dove gravita un'utenza di oltre 200mila persone. Nella Sibaritide l'affaire mobilità sembrerebbe tutto in perdita: dalle strade agli aeroporti finendo, oggi, persino alle ferrovie. Resistono solo le autolinee dove Trenitalia ha addirittura investito

di Marco  Lefosse
10 marzo 2019
10:27
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Non ci sarà nessun Frecciargento a collegare la Sibaritide e la Calabria del Nord-Est a Roma. Trenitalia ha detto che non è un investimento utile. Il rapporto costi-benefici tra i numeri dell’utenza e le spese che il gestore dovrebbe affrontare per mettere sui binari ionici un vettore più veloce e seminuovo non reggono la candela. Quindi, tutto rinviato a chissà quando nonostante promesse e proclami. Eppure, Trenitalia da queste parti, in quest’area della Calabria dove dice che i treni sono “sconvenienti”, un suo business l’ha fatto pure! Ed è quello degli autobus.

La Sibaritide è l’impero degli Autobus di linea

La società parastatale di trasporto su rotaia qui, a dire il vero, ha investito sulla gomma. Ha trovato il suo corebusiness nelle tradizionali autolinee. Insomma, ha investito su decine di corse che quotidianamente percorrono le nostre strade malridotte e attraversando contrade e paeselli, in otto ore (quando tutto va bene e non ci sono interruzioni e/o imprevisti lungo la via), collegano il territorio alla Capitale. E non parliamo di uno o due pullman al giorno ma di decine e decine di bus, integrati con il trasporto pubblico regionale, che scorrazzano da nord a sud – e viceversa – centinaia di migliaia di cittadini di questo angolo di Calabria. Intere generazioni. Che sono state costrette a lasciare questo posto, dove ancora oggi non c’è futuro, e andare via proprio a bordo di quelle corriere, comode sicuramente, ma mai quanto un treno o un aereo o persino una nave. Quindi, l’utenza ci sarebbe; e come se ci sarebbe! Se solo venisse data la possibilità agli utenti di scegliere tra una gamma di servizi per la mobilità. Anche perché di quei pullman molto spesso ne partono due/tre/quattro di fila proprio come se fossero un trenino che si inerpica tra colline e montagne.

Nella Sibaritide ogni investimento sarebbe in perdita 

Ma la storia del rapporto costi-benefici troppo sbilanciato sulle perdite non è nuova e ricorre spesso quando da queste parti si parla di mobilità e trasporti. Eppure in un arco costiero di poco meno di 60 km, in quell’area che geograficamente assomiglia a un croissant (sempre buono e pronto da spolpare!) e che nonostante tutto continua a produrre il 60% del Prodotto interno lordo della Calabria, gravitano oltre 200mila persone. Ecco qui, quando c’è da parlare della necessità di più strade e dell’ammodernamento della statale 106 si continua a dire alla gente che gli investimenti non valgono il gioco; quando c’è da parlare di aeroporto della Sibaritide la risposta è che uno scalo aereo in quest’area sarebbe sempre in perdita; e adesso anche quando si parla di treni ogni potenziamento sarebbe in perdenza. Insomma, per viaggiare a queste latitudini, se non vuoi risicare con l’auto su strade da terzo mondo, devi per forza salire su un autobus.

A questo punto si aprirebbe un’altra parabola, quella del Piano dei Trasporti regionale che nell’attuazione, nonostante sia stato portato di recente a modifica dalla Regione Calabria, grazie anche e soprattutto all’interessamento di qualche ex Consigliere regionale della Sibaritide, continua a fare riferimento alla programmazione approvata nel lontano 1997. Insomma, come direbbe Adriano D’Amico che, di recente è ritornato a sollevare la questione di una grande incompiuta come la Sibari-Sila (Sibari-Sila, un’eterna (e milionaria) opera incompiuta), «sembra tanto una barzelletta!».

Sulla tratta ferroviaria ionica un investimento di 500milioni

A questo punto, viene da chiedersi a che serve l’investimento di 500milioni di euro destinato al potenziamento, all’ammodernamento e persino alla elettrificazione della tratta ionica, se poi, la stessa Trenitalia - società appartenente al gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che controlla anche il 100% di Rete Ferroviaria Italiana – ha posto il veto sul potenziamento dei vettori. Mistero.

La sfida di Corigliano-Rossano che deve sapere già dove andare 

Il problema sociale e politico della mobilità è solo uno degli argomenti della più grande questione Sibarita. Una terra malata di abbandono e di contraddizioni stridenti. Dove pur essendoci il traino dell’economia regionale non ci sono servizi. Ecco perché la sfida di Corigliano-Rossano, della nuova terza città della Calabria, assume un ruolo strategico per l’intero territorio. Saper governare bene questa grande realtà urbana significherà saper dare un futuro di sviluppo e speranze all’intero territorio dell’Alto Jonio calabrese. La percezione che si raccoglie tra la gente, che sa già e da tempo quali sono i problemi di questa terra, non è tanto quella di conoscere le “ricette” dei candidati a sindaco: alla fine – questo il sentore - l’una vale l’altra e tutte, probabilmente, non varrebbero una soluzione se non ci dovesse essere un gruppo di governo capace di avere quella giusta dose di amor patrio, di coraggio, di determinazione e competenza tali da consentirgli di andare nelle sedi opportune a battere i pugni e rivendicare diritti e servizi. Quelli che mancano. Quelli che non ci sono.

foto in copertina tratta da ilnuovocorrieredellasila.it 

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Marco  Lefosse
Giornalista

Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra...

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