Da Cosenza la rivolta dei “terroni”: «Non vendiamo prodotti veneti»

VIDEO | Due esercizi commerciali hanno esposto provocatoriamente il cartello “locale devenetizzato” per protestare contro il regionalismo differenziato a trazione nordista

di Salvatore Bruno
31 luglio 2019
11:53
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Disco rosso al bar per prosecco, bardolino e per tutti gli altri vini provenienti dal Veneto. A Cosenza c'è chi ha preso molto sul serio il regionalismo differenziato e seguito alla lettera le indicazioni del presidente della regione a trazione leghista, Luca Zaia. «Il nostro è un tentativo di entrare a gamba tesa nel dibattito in atto sull'autonomia dei territori decentrati. Se in Veneto vogliono trattenere per intero il residuo fiscale, in cui finiscono anche i tributi determinate dai nostri acquisti, per quale motivo dovremmo continuare a consumare i loro prodotti? La Calabria imbottiglia bollicine di ottima qualità e da oggi nel nostro locale, serviremo solo quelle». 

Bar deVENETizzato

La riflessione è di Paolo Spadafora, ultimo rampollo della famiglia proprietaria del Bar Panoramico, storico esercizio inaugurato nel 1962 dal papà Eugenio, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica e che proprio ieri, 30 luglio, ha celebrato 52 anni di matrimonio, brindando con uno spumante rigorosamente calabrese. Sulla vetrina è stato affisso un singolare manifesto: Bar deVENETizzato, recita. «In sostanza - aggiunge Spadafora - consumando prodotti veneti, non arricchiamo imprese di quel tessuto commerciale; attraverso le tasse che paghiamo sulla bottiglia di vino veneto, con i nostri soldi, finanzieremo solo scuole, ospedali e strade del Veneto. E le nostre infrastrutture chi le finanzia?»

Ristorante MangiaSud

Dall'altra parte della strada, anche Francesco Vivone, titolare di una macelleria-griglieria, ha imboccato il medesimo percorso. Oltre alla carne, prevalentemente a chilometro zero, con l'eccezione delle materie prime internazionali, sul banco ci sono esclusivamente olio, vini e persino marmellate made in Calabria. Il suo Beef & Wine è diventato un ristorante #Mangiasud. La sua locandina è di colore rosso: «In questo ristorante non serviamo vini e altri prodotti del nord - Tutte le materie prime sono originarie delle regioni meridionali». Messaggio chiaro. «Pensiamo - spiega - di poter valorizzare così il nostro territorio, aiutando le produzioni locali e facendo conoscere le nostre eccellenze. Da tempo abbiamo adottato questa filosofia, adesso l'abbiamo ufficializzata in concomitanza con questi venti di federalismo e autonomia fiscale che spirano dal nord. Senza però sacrificare la qualità. Al contrario, perché non abbiamo nulla da invidiare al Veneto». Questo pacifico accenno insurrezionale, richiama alla memoria la storica rivolta del the di Boston, del 1773, da cui, di fatto, prese il via la Rivoluzione Americana. E chissà che anche ai giorni nostri, questo scatto di orgoglio meridionale non consenta di avviare quel processo di emancipazione sociale ed economica, da tempo reclamato dai cittadini del Sud.

Nelle interviste i titolari delle due attività commerciali

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Salvatore Bruno
Giornalista

Giornalista e reporter televisivo da oltre vent'anni, ha maturato una lunga esperienza nella comunicazione istituzionale occupandosi dei rapporti con la stampa di diverse figure politiche.

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