«Niente pensione, lei è morto», ma l’anziano è vivo e vegeto

VIDEO | La storia paradossale viene da Tropea dove un 83enne si è visto negare le mensilità previdenziali perché secondo l’Inps sarebbe deceduto

di Alessandro Stella
giovedì 6 dicembre 2018
15:20
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Massimo e Antonio Vitetta
Massimo e Antonio Vitetta

«Lei è deceduto». Si sarà sentito rispondere più o meno così Antonio Vitetta, pensionato 83enne di Tropea, alla richiesta di spiegazioni circa la mancata erogazione della pensione nei mesi di ottobre, novembre e dicembre. Una storia al limite dell’inverosimile i cui protagonisti principali sono l’anziano da una parte e l’Inps dall’altra, mentre intorno a essi si muovono il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, e Massimo, figlio disabile di Antonio. Su tutto, però domina indisturbata una cappa pesantissima che ha un nome ben preciso: burocrazia, quell’italico pantano capace di generare periodicamente mostri in cui a subire è sempre il cittadino, costretto a interminabili peripezie per vedersi riconosciuto un diritto inalienabile.


Ma andiamo con ordine. Antonio Vitetta percepisce da anni la pensione di anzianità, associata a un piccolo contributo di disabilità e alla reversibilità della moglie morta. Nel mese di ottobre si accorge che non gli è stato accreditato alcun importo, se non la disabilità. Preoccupato, si mette in moto per vederci più chiaro e scopre che, per oscuri motivi, nei terminali dell’Inps risulterebbe appunto deceduto. Così si attiva per avere ciò che gli spetta, ottiene dal comune un certificato di “esistenza in vita” e riesce a dimostrare di essere vivo e vegeto.
L’ente previdenziale, però, come spesso succede nella pubblica amministrazione, si incarta su se stesso e assicura, sì, il ripristino dell’erogazione (anche delle mensilità precedenti), ma a partire dal febbraio 2019. Per imprecisate pastoie burocratiche non sarebbe possibile anticipare i tempi.


A questo punto subentra la figura del sindaco che si interessa della questione in prima persona: «Lo faccio sia perché Antonio è un cittadino di Tropea e sia perché suo figlio Massimo passa le mattinate qui al mio fianco, mi fa compagnia, è il vicesindaco della città. È assurdo – prosegue Macrì – che nel 2018, quando è tutto digitalizzato, si creino ancora questi paradossi, speriamo che si risolva il più presto possibile. Come amministrazione siamo vicini alla famiglia Vitetta e assicuro tutto il supporto, anche legale, sulla vicenda. Credo che l’Inps debba rivedere al più presto i tempi, un pensionato con un figlio disabile non può restare cinque mesi senza pensione».


Antonio, dal canto suo, è un concentrato di ironia e disillusione: «La cosa strana è che per loro sono morto ma le bollette me le mandano lo stesso!» ci dice prima di commuoversi per l’interesse sorto intorno a lui: «Grazie a tutti per quello che fate» singhiozza, mentre Massimo, alle sue spalle, gli fa sentire il suo supporto filiale. Già, Massimo. Quel piccolo, grande uomo che si intenerisce mentre pensa alle difficoltà incontrate dal padre, ritrovatosi da un giorno all’altro senza pane in tavola per responsabilità non sue: «Io voglio bene a lui e a papà» esclama parlando del sindaco e del genitore, incurante di reversibilità, certificati e previdenze sociali. A lui basta solo un abbraccio e magari un piatto di pasta. Quando la burocrazia lo consente.

 

Alessandro Stella

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