Coronavirus, gli albergatori di Tropea: «Stagione a rischio? Macché! Più 20 percento»

Demoskopika parla di una perdita di 12 milioni di euro per la regione ma il presidente degli operatori ribalta le previsioni: «Meglio dell'anno scorso»

di Alessandro Stella
9 febbraio 2020
13:31
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Se confermato lo scenario sarebbe catastrofico. L’allarme coronavirus che da settimane sta terrorizzando il pianeta avrebbe infatti conseguenze pesanti in ambito turistico anche sulla Calabria: 18mila arrivi in meno, pari a 111mila presenze, che in moneta sonante si traduce a una perdita di 12,6 milioni di euro.

 

Sono queste le previsioni effettuate dall’Istituto Demoskopika che ha presentato uno studio sulle perdite nel settore per la psicosi legata al diffondersi del virus asiatico. Un calo che porterebbe a un decremento a livello nazionale di 4,5 miliardi di euro. Un’enormità.

 

Sempre secondo Demokopika, a rischio sarebbero le prenotazioni proprio dalla Cina, un mercato in forte espansione, ma che negli ultimi tempi ha conosciuto numerosissime cancellazioni, anche per via della chiusura dei ponti aerei. Anche se, è bene dirlo, la Calabria non ha conosciuto grandi benefici dal mercato asiatico, nonostante gli accordi sbandierati qualche mese fa con l’arrivo del ministro consigliere per l’Economia e commercio dell’ambasciata cinese.

La fuga dei tedeschi

Lo studio, però, sostiene che il colpo più feroce sarebbe inferto dai tedeschi, un popolo che ha sempre avuto un legame forte con la Calabria, in particolare con la Costa degli dei, presa d’assalto ogni anno da migliaia di visitatori mitteleuropei: sarebbero 59mila le presenze a venire meno. A seguire i francesi (-15mila), i russi (-9mila), i britannici (-8mila) e gli statunitensi (-5mila).

Le smentite degli albergatori di Tropea

Eppure, nonostante le previsioni catastrofiche, questo orientamento non troverebbe riscontro nella realtà. Quantomeno quella vibonese. Prendendo come punto di riferimento quella che può essere considerata la capitale del turismo regionale, Tropea, la situazione è infatti tutt’altro che tragica, con prenotazioni in sensibile aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

 

A smentire le congetture dell’Istituto e, anzi, a ribaltarle pienamente, Massimo Vasinton, presidente Asalt, l’associazione che aggrega gli albergatori di Tropea: «Al Momento non si registra nessun calo – sostiene il responsabile -. Anzi, rispetto all'anno scorso, c'è un incremento abbastanza importante che va dal 10 al 20% di prenotazioni in più, come confermato anche dagli altri miei colleghi».

 

Lo studio di Demoskopika, va ribadito, ha concentrato le maggiori preoccupazioni sulle regioni tradizionalmente aperte al turismo internazionale, grazie a località come Roma, Venezia, Firenze. La Calabria, pur avendo conosciuto un incremento nell’ultimo periodo, resta lontana anni luce dai numeri delle città d’arte.

L'aeroporto di Lamezia

In questo contesto va aggiunta anche una considerazione sottolineata dallo stesso Vasinton: «Al momento alle nostre latitudini non si registra nessuna psicosi, nessun calo di prenotazioni, anche perché non abbiamo voli diretti con la Cina. L’aeroporto di Lamezia è sicuro, le misure di prevenzione sono state prese anche da parte della Regione, quindi ci aspettiamo un'estate con numeri importanti e una clientela sempre più internazionale». L’aeroporto di Lamezia, quindi, è sì internazionale, ma privo di collegamenti con l’Asia. Un particolare che potrebbe essere decisivo per le sorti del turismo regionale.

Turisti statunitensi in aumento

Di fatto neppure lo spauracchio delle cancellazioni oltreoceano sbandierato dagli esperti mette paura agli albergatori tropeani: «I maggiori incrementi per noi si registrano proprio sul mercato americano, quindi possiamo sfatare anche questo tabù. Sarà un'estate importante, noi siamo fiduciosi e sereni», ha concluso perentorio Vasinton.

 

La situazione andrà comunque monitorata costantemente. Se è vero che dalla Cina fanno sapere di una stabilizzazione dei contagi, va tenuto conto anche dell’aumento dei casi in Europa. Le immagini di un’eventuale epidemia nel Belpaese potrebbero innescare un meccanismo di cancellazioni a catena, da Nord a Sud. La Calabria, come tutto il mondo, è alla finestra.

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