«Sta succedendo di nuovo, è uno schifo». Un altro Corap nasce tra rifiuti e speculazioni

VIDEO | Apocalittica la situazione nell’area industriale di Crotone, dove tra i capannoni delle aziende ci sono tonnellate di immondizia abbandonata. È solo la punta dell’iceberg fatto d'incapacità politica che ha affondato il consorzio per le attività produttive. Il Consiglio regionale si appresta al colpo di spugna creando una “good company”, mentre c’è chi non vede l’ora di spolparsi l’osso della depurazione

di Enrico De Girolamo
16 novembre 2019
12:45
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L’area Corap di Crotone
L’area Corap di Crotone

«Sta succedendo di nuovo… e saremo sempre noi a pagarne le conseguenze». C’è tutto il ventaglio di emozioni negative nei commenti degli imprenditori di Crotone che loro malgrado sopravvivono nell’area Corap della città pitagorica. Rabbia, frustrazione, disperazione e, infine, rassegnazione. Non potrebbe essere diversamente, visto che intorno a loro, tra i capannoni industriali, molti dei quali ormai abbandonati, che si sviluppano su 900 ettari di territorio vista mare, la spazzatura stringe d’assedio ogni speranza.
«Guardi qua, va sempre peggio…», afferma sconsolato Alessandro Cuomo, mentre mostra un video girato nei pressi della sua azienda. La quantità di rifiuti abbandonati è ulteriormente cresciuta. Ovunque ci sono carcasse di elettrodomestici, mobili sfasciati, sacchi misteriosi che potrebbero essere pieni di qualunque cosa. In un paese civile non sarebbe possibile assistere a uno scempio simile in un'area così esposta e accessibile. In Calabria, alle soglie del terzo decennio degli anni 2000, è purtroppo la normalità.

 

Non c’è nemmeno il pietoso velo della vegetazione di una scarpata isolata a coprire lo scempio. Qui i rifiuti si scaricano notte e giorno senza alcuna inibizione, tra i pali delle telecamere di sorveglianza che non sorvegliano nulla perché spente o rotte. E quando sono troppi anche per chi li abbandona, basta appiccare il fuoco e lasciare che tutto bruci rilasciando diossina e mille altre sostanze che si insinuano silenziose e mortali nell’esistenza delle persone.
Nell’area Corap di Crotone c’eravamo stati all’inizio dell’estate, per documentare lo sconforto degli imprenditori e una situazione che già allora sembrava l’ultimo gradino prima del fondo dell’abisso. Invece, a quanto pare, c’è chi ha cominciato a scavare per scendere ancora più giù.


Quanto accade nell’area industriale di Crotone meriterebbe una mobilitazione nazionale, come per la terra dei fuochi in Campania. Meriterebbe “grandissima vendetta e furiosissimo sdegno”, per usare le parole di Samuel L. Jackson in Pulp FictionInvece, tutto scivola nell’indifferenza di una politica che non ha più risposte da dare, neppure quelle fasulle che non le sono mai mancate ma che adesso hanno perso ogni parvenza di credibilità. Quindi meglio stare zitti. La vicenda del Corap è nota. Il consorzio che nel 2016, in piena era Oliverio, accorpò tutte le Asi provinciali, è fallito, portandosi appresso i bilanci in attivo delle aree industriali che prima della fusione funzionavano, come quella di Crotone.
Martedì arriverà in Consiglio regionale la nuova legge che prevede la liquidazione coatta amministrativa del Corap e la nascita dell’Agenzia regionale sviluppo aree industriali (Arsai) che ne dovrebbe assorbire le funzioni, a cominciare dalla gestione degli impianti di depuratori, che sono poi i “gioielli di famiglia” del consorzio.
«Ecco, lo faranno di nuovo. È uno schifo - continua Cuomo -. Cancelleranno il vecchio Corap e ne faranno un altro cambiandogli nome. A quel punto noi potremo anche chiudere e andarcene a casa». Il timore degli imprenditori è che la messa in liquidazione comporti la svendita delle infrastrutture e degli impianti per pagare i debiti (90 milioni di euro), con un depauperamento irreversibile dei territori a tutto vantaggio dei privati che smaniano di spolparsi l’osso.

 

D’altronde, la Regione non ha soldi per salvare il Corap, sebbene la cosa più “giusta” sarebbe stata quella di assumersi le proprie responsabilità e far fronte alla massa debitoria con risorse proprie. Invece, dopo le recenti bacchettate della Corte dei conti che ha “avvisato” la Cittadella, obbligandola a rimpinguare voci di bilancio rimaste senza fondi minacciando di non dare il via libera al consuntivo del 2019, il bluff della politica è stato scoperto. No money, no party, no Corap.
I 100 lavoratori del consorzio da mesi senza stipendio sono l’ultimo dei problemi per il governatore in campagna elettorale per la sua rielezione. Per loro ci sarà sempre la promessa di essere riassorbiti in qualche altro ente regionale o di trasferirsi armi e bagagli nella nuova agenzia. Che ciò avvenga davvero, poi, è tutta un’altra storia. Ma i dipendenti sono solo il contorno amaro di questo piatto andato a male.
«La preoccupazione maggiore è per la depurazione - afferma Cuomo -. Ci sono mire precise per entrare in possesso degli impianti». Strutture, immobili e terreni che sulla carta hanno un valore quantificabile in miliardi di euro e margini di profitto altissimi, visto che nessuno può permettersi di non tirare lo sciacquone. E lo farà anche la politica, martedì prossimo, quando tirerà la catena con la nuova legge regionale. Bye Bye Corap. Benvenuta Arsai!


degirolamo@lactv.it

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