Violenze su 13enne, al via il processo contro il “branco” di Melito

Prenderà il via l'11 ottobre il processo a carico del gruppo accusato di violenze ai danni di una ragazzina

di Consolato Minniti
8 ottobre 2017
12:55
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Inizierà il prossimo 11 ottobre il processo al branco di Melito Porto Salvo. Davanti al Tribunale penale di Reggio Calabria, ci saranno Davide Schimizzi, Antonio Verduci, Giovanni Iamonte, Pasquale Principato, Lorenzo Tripodi, Daniele Benedetto e Michele Nucera.

 

Tutti sono accusati di aver violentato una ragazzina di appena 13 anni, una storia che poco più di un anno fa fece finire Melito Porto Salvo al centro dell’interesse dei media nazionali.

L'appello di Libera

Un processo, quello che prenderà il via mercoledì, molto atteso anche dalla cittadinanza melitese. E proprio ad essa si rivolge Libera auspicando una «presenza significativa di cittadini e associazioni che sarebbe un segno importante di vicinanza verso questa giovane che ha iniziato un percorso di rinascita e di riscatto sociale con l’aiuto di persone che l’hanno accolta e la stanno accompagnando in tale difficile cammino».

 

L’augurio dell’associazione guidata da don Ciotti è che la ragazza non venga mai dimenticata dalla comunità dove i fatti sono accaduti. A Melito, infatti, accanto a tantissime reazioni di rigetto e condanna ve ne sono state altre di omertà ed indifferenza.
Per questo è importante che anche la cittadinanza sia presente mercoledì.


«Nessuno – spiegano i referenti di Libera – può sentirsi a posto con la propria coscienza se non si combatte contro la violenza che le donne continuano a subire quotidianamente».

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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