Le facce calabresi e quelle venete, il nuovo razzismo secondo Libero

VIDEO | In una recente puntata di Omnibus dove era ospite, il direttore Pietro Senaldi ha esposto la sua teoria basata sulle differenze somatiche: «Una faccia come quella di Zaia non la trovi laggiù»

di Enrico De Girolamo
venerdì 14 giugno 2019
00:22
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Pietro Senaldi e, nel riquadro, Luca Zaia
Pietro Senaldi e, nel riquadro, Luca Zaia

«Una faccia come quella di Zaia non la trovi in Calabria». Che detta così non capisci bene se è un complimento o un’offesa. Forse è solo una sciocchezza, un’iperbole usata dal direttore responsabile di Libero, Pietro Senaldi, che durante una recente puntata di Omnibus, la trasmissione di La7, si è avventurato sul versate lombrosiano del pregiudizio antimeridionale.
Nell’esaltare lo spirito indipendente dei veneti, che «si ritengono una nazione e hanno voglia di autonomia regionale», Senaldi ha spiegato che le facce che trovi in Veneto non le trovi in altre parti. «Hanno la loro bandiera, la loro lingua e anche un normotipo che è diverso dal normotipo italiano». Perché, ha continuato con voce sempre più acuta il giornalista, forse tradendo a se stesso la consapevolezza della vaccata che si apprestava ad esporre, «oggi non si parla più di razze, ma ci sono ceppi diversi nell’Umanità». Diciamolo, e che diavolo, sembrava suggerire con la mimica (a dire il vero un po’ terrona) delle due mani chiuse a “cuppitiello”, come quando bisogna sottolineare un “cosa vuoi?”
Dunque, Senaldi, e chi la pensa come lui, non è un razzista, ma un ceppista. Loro non dividono l’Umanità in razze, perché non si usa più, fa brutto. Ma in ceppi. E quello veneto dimostra la sua diversità presumibilmente superiore con una faccia doc, quella di Luca Zaia, presidente della Regione del Prosecco. «Una faccia così non la puoi trovare in Calabria», ha insistito il direttore di Libero. Non scherziamo. Il ceppo è ceppo.
Anche se… a guardarlo bene Zaia, con quei capelli ricci e neri impomatati sulla nuca, con quel sorriso accattivante da latin lover anni ’50, le sopracciglia folte e gli occhi scuri… ecco, a guardalo bene e immaginandolo con una coppola in testa, di quelle che ancora usa qualche vecchio contadino del Sud, mica sarebbe tanto facile distinguerlo dal ceppo calabro. Ostregheta! Proprio quando sei certo di aver trovato il bandolo della matassa etnica ti perdi il ceppo e ti ritrovi con una cippa.

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