L’uomo ucciso a Fuscaldo benvoluto da tutti: «Una persona perbene»

Sul luogo del delitto sono arrivati molti concittadini che conoscevano la vittima. In tanti hanno ricordato che Giuseppe Ramundo aveva sacrificato la propria carriera lavorativa per accudire i tre fratelli disabili

di Francesca  Lagatta
25 luglio 2019
16:31
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Stamattina a Cariglio, frazione montana del Comune di Fuscaldo, piangevano tutti davanti al corpo esanime di Giuseppe Ramundo, 53 anni, residente lì dopo una lunga parentesi al nord. Poco prima, intorno alle 8:30, è stato ucciso, presumibilmente dal suo vicino di casa e omonimo, Geppino Ramundo, che adesso si trova in stato di fermo ed è ricoverato in ospedale, guardato a vista dai militari. Pare che i due, dopo anni di tremendi litigi, si siano sfidati a colpi d'arma da fuoco, una pistola e un fucile, mentre gli inquirenti sono ancora al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica e capire chi impugnava cosa.

Chi era la vittima

Sotto il sole cocente dell'ennesimo giorno maledetto della Calabria, c'è un gran via vai di gente. Arrivano prima i vicini, poi i parenti, increduli e sotto shock. «Non ci posso credere - dice una sua cugina - com'è possibile fare una cosa del genere a Giuseppe, che è la persona più buona del mondo?».

Dapprima, sembrano parole di circostanza. Poi, subito dopo, si scopre che non è così. Tutte le persone che arrivano sul posto, hanno una buona parola per lui. Dal racconto dei suoi conoscenti si scopre che Giuseppe era ritornato dal nord, dove insegnava, dopo la morte dei suoi genitori. Si era preso l'onore di accudire la sorella e due fratelli, di cui due ciechi e uno con problemi di sordità. La sorella è morta tre anni fa, mentre un altro fratello era venuto a mancare 15 anni fa in un disastroso incidente stradale a Bisignano. Per Giuseppe la vita non era mai stata facile, ma non ne aveva mai fatto un dramma. Aveva accantonato volentieri la sua vita per accudire la sua famiglia. «Per questo - dice un amico - non si era mai sistemato». Da insegnante era diventato un esperto di finanza per avere orari più flessibili. Era un tipo in gamba, dice chi lo conosceva, e aveva un cuore grande.

Lite per la servitù

Il presunto killer, Geppino Ramundo, dicono invece i vicini, era un tipo litigioso e aveva avuto discussioni con molti residenti del posto. In particolare, con Giuseppe, la lite si protraeva da 15 anni. Secondo un amico della vittima, i dissidi erano cominciati in merito a questioni che riguardavano diritti di servitù sui terreni confinanti. Successivamente, l'astio si era inasprito perché la strada sotto casa di entrambi era stata ristrutturata e aveva subito delle deformazioni che avevano modificato i canali di irrigazione. Giuseppe, per ottenere giustizia, si era rivolto a un giudice, che, dopo un lungo iter, pochi giorni fa gli aveva dato ragione. Forse, dice l'amico, aveva anche imposto a Geppino un risarcimento. Un'umiliazione che l'uomo non avrebbe gradito e a pochi giorni dalla sentenza avrebbe cercato di regolare i conti a modo suo.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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