Tirreno cosentino: denunciati presunti episodi di abusi e mobbing nella sanità

L'esposto è a firma del direttore dell'ospedale di Praia a Mare, Vincenzo Cesareo. Al centro delle questioni «trasferimenti arbitrari e mancato funzionamento della Risonanza»

di Francesca  Lagatta
domenica 19 maggio 2019
17:54
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La sanità calabrese non conosce pace e non passa giorno che non ci siano novità scottanti. L'ultima riguarderebbe il dottor Antonio Lopez, direttore della "Diagnostica per Immagini" dello spoke Cetraro-Paola, e il dottor Vincenzo Cesareo, direttore dell'ospedale di Praia a Mare, che da tempo sarebbero sul piede di guerra per vicissitudini interne al nosocomio praiese. Almeno così sembrerebbe a giudicare dal tono di alcune recenti comunicazioni giunte sui tavolo dell'Asp bruzia sfociate successivamente in un esposto inoltrato da Cesareo alla procura della Repubblica di Paola, guidata dal magistrato crotonese Pierpaolo Bruni.

L'esposto in procura

Negli uffici di via Alimena a Cosenza e di via Falcone e Borsellino a Paola, qualche giorno fa è giunta in contemporanea una lettera. «Le continue note del dott. Antonio Lopez, ritenute vessatorie e dei veri e propri abusi» nei confronti di due medici in servizio all'ospedale di Praia a Mare, «inducono lo scrivente (cioè il dottor Cesareo,ndr) - ad adire la S.V. al fine di valutare se negli atteggiamenti del dott. Lopez ci siano violazioni di legge, quali reati di abuso, mobbing e altro». A riprova di ciò che dice, il medico cetrarese allega «corposa corrispondenza inviata anche alla Direzione strategica aziendale che, ad oggi, non ha inteso prendere alcun provvedimento, quasi si potesse governare una azienda complessa in anarchia». Il documento fa riferimento a diversi atti relativi a diversi periodi, precisamente al 20 febbraio 2019 (prot. n° 23015), 22 febbraio 2019 (prot. n° 24295), 2 aprile 2019 (prot. n° 42963), 29 aprile 2019 (prot. n° 53790) e 30 aprile 2019 (prot. n° 54425).

«Trasferimenti arbitrari e malfunzionamento della Risonanza»

Il mancato funzionamento della Risonanza Magnetica è oggettivamente un grave danno alla sanità altotirrenica e ai conti aziendali, ma da oltre due anni, cioè da quando la costosissima Philips Achieva 1.5 Tesla arrivò nel presidio sanitario praiese, nessuno sa perché lo strumento diagnostico non sia stato ancora utilizzato e di chi siano tali responsabilità. Ed è proprio il mancato funzionamento dell'apparecchio diagnostico ad essere al centro delle numerose segnalazioni inviate da Cesareo agli organi preposti, nelle quali lamenta con insistenza controversie e sprechi di denaro pubblico. In particolare, nel documento del 22 febbraio scorso si legge: «Si precisa che allo stato i tecnici della Diagnostica per Immagini dell'ospedale di Praia a Mare sono 5 e per far funzionare la Rmn andrebbero integrati con altre 2 unità, anche rispetto all'arbitrario trasferimento di un tecnico adottato da Lopez che, lo ricordo è direttore medico allo spoke Cetraro - Paola e che l'ospedale di Praia a Mare, secondo una sentenza del consiglio di Stato e del provvedimento del commissario ad acta Eugenio Sciabica, è ospedale non afferente a nessuno Spoke. Lopez è solo responsabile medico del sito di Rmn». Ed ancora: «La mancata attivazione comporta costi elevatissimi per via della corrente elettrica utilizzata, la manutenzione, l'impianto di climatizzazione e ripristino dell'elio, oltre alle spese sostenute per la messa a norma dei locali». E non è tutto. Anche la messa in funzione sarebbe un enorme esborso di denaro. Infatti l'acquisto dell'apparecchio medico, per motivi incomprensibili, non ha previsto l'aggiornamento obbligatorio dello stesso. Pertanto, metterlo in funzione costerebbe all'Asp altri 250mila euro circa, cioè più della metà del costo dell'intero apparecchio.

«Presunti abusi ed episodi di mobbing»

Nella nota del 29 aprile, invece, dopo aver elencato i rischi di chiusura e sospensione dei reparti a causa della grave carenza di personale, Cesareo precisa: «Si coglie l'occasione per ribadire che continuano ad arrivare inopportune note del dott. Antonio Lopez, che nulla ha a che vedere con questo presidio ospedaliero, note che creano disagio e che se dovessero persistere senza una iniziativa della S.V. - rivolgendosi ai vertici Asp -, lo scrivente sarà costretto a rivolgersi all'autorità giudiziaria competente per reati di abuso e mobbing».

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.

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