Terremoto Italia, 75 migranti di Gioiosa destineranno il loro pocket money alla popolazione di Amatrice

La Calabria della solidarietà si è messa in moto. Migranti, sindaci e Vigili del Fuoco già pronti a dare i loro contributi alle popolazioni del centro Italia colpite dal violento sisma

di Redazione
24 agosto 2016
16:15
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Un gesto importante, indipendentemente dalle risorse destinate. Il ragionamento va fatto in proporzioni e il risultato va pesato in umanità. Perchè se un euro viene dato da chi ha solo quello spiccio per campare, allora significa che si sta donando tutto il proprio patrimonio. Così, infatti, i 75 migranti beneficiari del progetto Sprar di Gioiosa Ionica, gestito dalla Rete dei Comuni Solidali, hanno deciso di destinare l'intero compenso del cosiddetto pocket money alle popolazioni colpite dal sisma di questa notte nel centro Italia, che ha provocato almeno 40 morti e raso al suolo interi paesi. Lo hanno fatto senza pensarci due volte, convinti che più soldi si raccolgono e prima si può tornare alla tanto agognata normalità, che in questi casi sembra ancora lontanissima. 


"Stiamo cercando di capire - ha spiegato uno dei responsabili dello Sprar, Giovanni Maiolo - come aiutarli a fare il versamento e a chi ma vorremmo sottolineare questo piccolo ma rilevante gesto di aiuto tra popoli, da parte di chi si è sentito accolto in Italia e vuole in qualche modo ricambiare la solidarietà".

 

Ma la Calabria degli aiuti umanitari non si ferma a Gioiosa e prosegue a vario titolo dovunque. Ad esempio è in partenza da Catanzaro la colonna mobile dei Vigili del Fuoco, denominata Gos (Gruppo operativo Speciale). 

 

Anche Domenico Lucano, sindaco di Riace, ha voluto testimoniare oltre alla solidarietà anche la praticità di interventi mirati. "Nei prossimi giorni - scrive sulla propria pagina Facebook il primo cittadino riacese - cercheremo come Comune di tradurre in gesti concreti il senso di solidarietà che credo è connaturato a tutti gli esseri umani Vorrei trasmettere un messaggio ai miei colleghi Sindaci dei Comuni calabresi dove sono in corso feste e sagre per fare in modo di rimandare manifestazioni di divertimento e svago. Le danze e la musica sono espressioni bellissime della cultura popolare ma fanno male all’anima quando vicino a noi ci sono tragedie e sofferenze così grandi". 


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