Dalla Statale 18 all'aviosuperficie, tutti gli abusi dell'alto Tirreno cosentino

Dopo i violenti temporali dei giorni scorsi, il fenomeno delle costruzioni selvagge ha destato enorme preoccupazione tra i residenti. Ecco quali sono i principali rischi e pericoli

di Francesca  Lagatta
1 dicembre 2018
16:52
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Un abusivismo edilizio legalizzato da condoni e leggi ad hoc. Lo definisce così, il giornalista ambientalista Francesco Cirillo, quel diffuso fenomeno di costruzione selvaggia riscontrabile lungo la costa altotirrenica, in special modo nel tratto che va da Tortora a Cetraro.

«Tutto ciò che è oltre la linea ferroviaria e strada statale nel lato mare, una volta era di proprietà dello Stato, era considerata area demaniale. Poi la politica scellerata degli anni '90, sia a livello nazionale che regionale, ha risanato quasi tutte le opere, ma oggi inevitabilmente ne paghiamo le conseguenze».

Il caso di Santa Maria del Cedro

La cronaca lo ha portato alla luce solo negli ultimi tempi, ma a sentire il presidente dell'Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra in una recente intervista alla nostra emittente, gli abusi si protraevano da 40 anni. Un lasso di tempo enorme, durante il quale le amministrazioni comunali che si erano succedute non si erano mai accorti che numerose strutture ricettive del posto avevano occupato abusivamente quasi 40mila metri di area demaniale per costruirci opere ad uso turistico.

Anche qui, come del resto per tutte le altre speculazioni edilizie del Tirreno cosentino, l'abusivismo era strettamente correlato al turismo. Solo grazie a una serie di esposti dell'attuale sindaco, Ugo Vetere, la Procura è riuscita a far luce sulla vicenda e restituire i terreni ai legittimi proprietari: i cittadini di Santa Maria del Cedro.

Il caso di Tortora

Ancora più recente è il caso della città di Blanda. Già nel marzo scorso una forte mareggiata aveva danneggiato gravemente case, lungomare e alcune strutture balneari in costruzione in vista della stagione estiva e già allora l'erosione costiera era diventata una emergenza.

Ma nonostante le reiterate richieste dell'amministrazione comunale, la Regione Calabria aveva comunque ignorato le richieste di aiuto e qualche giorno fa una nuova potente burrasca ha ricordato ai tortoresi e all'intera Calabria che la natura non perdona ritardi e distrazioni.


Al di là del dilagante fenomeno, l'episodio ha messo in evidenza come alcune abitazioni, così come alcuni esercizi commerciali, sorgano troppo vicino al mare. E così a ogni mareggiata gli edifici subiscono danni gravissimi, tanto da renderli inagibili.

L'aviosuperficie di Scalea

Tra i più grandi scandali del Tirreno cosentino, si annovera certamente l'aviosuperficie di Scalea. Centinaia di milioni di euro di soldi pubblici per realizzare un aeroporto che solo a lavori ultimati si è capito non potesse mai entrare in funzione.

Oggi è un enorme distesa di cemento su cui atterrano unicamente voli privati e la struttura, almeno dall'esterno, appare in stato di completo abbandono, con barriere di protezione divelte ed erbacce altissime che impediscono di scorgere persino la pista di atterraggio.


L'ammasso di cemento sorge quasi interamente sul letto del fiume Lao, il che la rende un'opera fortemente a rischio idrogeologico. Ad oggi non è chiaro come all'epoca la ditta incaricata alla realizzazione dei lavori riuscì ad ottenere le licenze.

La strada statale 18

Un cimitero a cielo aperto, tanto da essersi guadagnarsi il nome di "strada della morte". La Ss 18 calabrese fa paura quasi quanto la 'ndrangheta, perché detiene una media di un grave incidente a settimana. Mortale o invalidante.

Alla base del dato allarmante c'è prima di tutto la distrazione alla guida, l'uso del cellulare, l'assunzione di alcool e stupefacenti, ma anche la scarsa manutenzione delle strade, scarsa illuminazione, l'asfalto logoro o di bassa qualità. Ma anche quando tutte queste cause non sussistono, il pericolo di incidenti è sempre in agguato perché le strade sono strette e praticamente non esistono via di fuga. Anche una banale sbandata potrebbe trasformarsi in tragedia.


L'associazione "Gli angeli - famigliari e vittime della strada" qualche settimana fa ha denunciato ai nostri microfoni come proprio l'abusivismo edilizio sia spesso un alleato per la malasorte. La strada statale scorre per lunghi tratti nei centri abitati, dove le distanze di sicurezza non sono garantite e in alcuni casi le abitazioni sorgono a meno di tre metri dalla carreggiata.


Anche alcuni svincoli sarebbero aperti abusivamente. Prima causa di incidenti sulla ss 18 è la svolta a sinistra, consentita anche laddove il manto è tratteggiato dalla linea continua.

I locali e le residenze estive

Inutile dire che abitazioni e locali costruiti lungo il litorale hanno rappresentato una forte rendita per i fortunati proprietari che, prevalentemente nei "favolosi" anni '80, sono venuti in possesso di opere completamente abusive successivamente condonate e rivendute in larga parte alla camorra, che aveva la disponibilità economica e il fiuto per gli affari. Le città di Scalea e Praia a Mare in questo hanno fatto scuola su tutto il Tirreno. Ad ogni modo, le opere oggi risultano regolari a tutti gli effetti di legge.

Ma se la politica per consenso e favoritismi ha perdonato ogni illecito, la natura no e l'abuso edilizio continua ad essere punito ad ogni goccia d'acqua che scende giù dal cielo.


Anche l'erosione costiera, infatti, non è di per sé causa di allagamenti e distruzione. Ma una prevedibile conseguenza della scelleratezza umana.

Francesca  Lagatta
Giornalista

Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalis...

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