Sanità calabrese senza soldi e posti letto perché Roma non conosce il numero dei ricoveri

È la clamorosa scoperta fatta dagli ispettori del ministero che hanno riscontrato il mancato aggiornamento da parte delle aziende sanitarie della regione del database nazionale. Ad esempio, in uno spoke cosentino risultano solo 16 interventi al femore in un anno, cifra enormemente più bassa di quella reale. Così anche i fondi che arrivano sono meno di quelli che servirebbero

di Marco  Lefosse
20 ottobre 2019
16:45
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Quello che risucchia al suo interno il buco nero della Sanità calabrese è qualcosa di inquantificabile. Quantomeno dal punto di vista economico. Ci sarebbero una serie di questioni da redimere prima di dare un valore al debito e risanare il settore. Che vanno dall’organizzazione alla comunicazione per finire al management dell’apparato sanitario, in una regione che – a quanto pare – non è capace di trasmettere qual è il suo reale fabbisogno di assistenza medica ed ospedaliera.

L'ispezione dei funzionari del ministero

I funzionari del Ministero della Salute che nei giorni hanno fatto visita alle strutture ospedaliere della Calabria e principalmente a quelli dell’Asp di Cosenza (hanno visitato prima gli stabilimenti ospedalieri di Paola, Cetraro e Castrovillari per finire a quelli di Corigliano e Rossano) hanno raccolto una serie di dati che saranno utili al capo del Dicastero di via Ribotta ad avviare tutta quella serie di aiuti previsti dal Decreto Calabria per tentare di risollevare la nostra sanità malata. Partendo da quella dell’area cosentina dove si registrano paradossi assurdi. Evidenziati dagli stessi funzionari ministeriali.

Insomma, chi si attendeva una visita ispettiva che avrebbe dovuto sortire tagli di teste o far emergere i grandi malanni (che pur ci sono e continueranno ad esserci) della rete ospedaliera e sanitaria, purtroppo, rimarrà deluso. Nessuna ventata giustizialista. Però – ed è un però importante – la ricognizione degli uomini del Ministero della Sanità servirà probabilmente a riequilibrare un po’ di sperequazione che c’è nei nostri ospedali. Soprattutto dal punto di vista dei posti letto e degli strumenti sanitari adottati. Innanzitutto compiendo una semplice quanto essenziale operazione: rimettere ordine nella comunicazione tra presidi ospedalieri, azienda sanitaria e ministero.

La Calabria non comunica il suo fabbisogno

Già, perché a quanto pare, alla risultanza del grand tour che gli “ispettori” hanno compiuto in compagnia del management aziendale dell’Asp di Cosenza, quello che è emerso – ed è a dir poco sconcertante – molte delle prestazioni mediche fornite all’interno dei nostri ospedali non verrebbero riconosciute dall’apparato sanitario nazionale per un difetto nei tempi di comunicazione. Un’assurdità amaramente vera. E da questo difetto si generebbero tutti gli altri guai che oggi si riscontrano nei nostri ospedali. Pare, infatti – e questo lo avrebbero rimarcato in più occasioni, in questi giorni, i funzionari romani a molti dei dirigenti medici – che oltre l’80% degli interventi, dei ricoveri e di ogni altra prestazione sanitaria compiuta all’interno dei presidi, giungerebbe nel database del ministero fuori dal cosiddetto “Diagnosis Related Group (Drg)”. Che scontornato dal lessico anglosassone (che non si sa perché ma fa se sempre più figo!) non consentirebbero al governo di avere una reale percezione del carico di lavoro che ogni giorno si compie sul territorio.

Un esempio eclatante 

Uno degli esempi più eclatanti è quello degli interventi al femore. A Roma, a quanto pare, sanno che operazioni di questo tipo in Drg (che è poi la sigla che fa arrivare i soldini, fa sbloccare le assunzioni e fa aumentare i posti letto) in uno degli spoke cosentini se ne compierebbero soltanto 16 in un anno. Eppure i nostri ospedali sono pieni di pazienti ricoverati per interventi chirurgici da fratture e rotture di femore.

Meno fondi

Ed allora, se si fa il più ed il meno tra i posti letto (e quindi i Lea e quindi tutto il restante fabbisogno di personale) che vengono ridotti anche perché a Roma sanno che non ne abbiamo molta necessità (se facciamo 16 interventi di femore in un anno!), e tra i soldi che vengono spesi per lo straordinario invece che per l’ordinario, ne viene fuori un papocchio cosmico. Di chi è la colpa? Probabilmente di una governance della sanità che poi non è proprio ferrata a ricoprire ruoli manageriali. La sanità calabrese, infatti, è stracolma di medici posti alla direzione delle strutture aziendali. Ma un medico è bravissimo a curare una patologia ma non ha le competenze a far di conti e amministrazione. E qui ritorna in auge l’ormai vecchio motto che è dei 5 stelle: “Ognuno al proprio posto, con merito e con le proprie competenze”. Se così è, ora l’attuazione del Decreto Calabria (che dovrebbe essere prorogato per un altro anno) con un quadro più chiaro fatto dai funzionari del ministero, dovrebbe rimettere tutte le cose a posto. Chi vivrà – sanità calabrese permettendo – vedrà!

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Marco  Lefosse
Giornalista
Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra calabrese per Linea, il giornale di Fiamma Tricolore diretto da Pino Rauti, e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizio a muovere i passi nei quotidiani regionali. Il mio primo “contrattino” da collaboratore lo firmo con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 lascio il Quotidiano e accolgo con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia Cosentina di  Genevieve Makaping ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 arriva il primo vero contratto giornalistico con Calabria Ora. Un’esperienza bellissima che ha forgiato e ben temperato la mia penna. Con onore ho lavorato, ininterrottamente fino al fallimento di questo splendido progetto editoriale nel 2014, per raccontare sempre e a tutti i costi le verità della mia città e del territorio. Parallelamente all’esperienza di Calabria Ora, nel 2011, il neo Sindaco di Rossano, Giuseppe Antoniotti, mi vuole come consulente nello staff dei collaboratori di fiducia. Nel luglio  del 2013, insieme alla collega Giusj De Luca (oggi anche mia splendida compagna di vita), fondo la CMP Agency, una giovane realtà di consulenza per la comunicazione ed il marketing. E nel gennaio 2014 proprio alla CMP è affidato il servizio di Ufficio stampa e Comunicazione istituzionale del Comune di Rossano. Ad Ottobre dello stesso anno, come consulente, seguo la campagna elettorale regionale del candidato Giuseppe Graziano. Dal 2014, chiusa la lunga parentesi dell’informazione con Calabria Ora, insieme alla nuova realtà di CMP Agency mi occupo esclusivamente di comunicazione istituzionale/commerciale e di marketing. Da Aprile 2018 fa parte della meravigliosa famiglia di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese e della neonata Corigliano-Rossano terza città della Calabria.
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