Regione, inchiesta sui teatri: amore e potere ai tempi di Oliverio e della Toman

Gli atti dell’indagine e le intercettazioni ci consegnano uno spaccato dal quale emerge il potere spropositato della compagna del governatore della Calabria. Agricoltura, cultura, spettacolo, comunicazione, Film Commision è “cosa loro”. L’11 novembre, colei che qualche collega definì “dama bianca” rischia il processo

di Pa. Mo.
11 settembre 2019
13:57
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La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”, questa citazione viene spesso usata come esempio di dirittura morale. In realtà viene fuori da una storia che di etico aveva ben poco. Sostanzialmente, invece, si trattava  di una grottesca storia di tradimenti in cui il potere (Cesare) difendeva se stesso e la sua immagine agli occhi dei sottoposti, rifiutandosi di testimoniare contro colui con il quale la moglie, Pompea, lo aveva tradito. Vi chiederete dove voglia arrivare con questo panegirico. Semplice. A Mario Oliverio e la sua compagna Adriana Toman. In passato avevamo accennato al ruolo della compagna del presidente nella Giunta regionale nelle dinamiche governative del decimo piano della cittadella. Apriti cielo.

Ci sono piovute addosso critiche di ogni tipo da parte dei sostenitori del governatore. Ci accusarono di fare gossip. Di attaccare gli affetti del presidente. Di livore. Insomma, venne scomodato tutto il tradizionale repertorio, tipico, del vittimismo a buon mercato. In realtà noi ponevamo e poniamo un semplice problema di etica politica. Etica non nel senso di moralismo, ma intesa come opportunità o meno nella tenuta di alcuni comportamenti. Il potere non dovrebbe mai venir meno al senso dell’opportunità e al valore della sobrietà. Ma veniamo ai fatti. I retroscena ci consegnavano un ruolo all’interno delle stanze del potere regionale che la compagna di vita del Presidente non avrebbe dovuto avere. Una presenza costante soprattutto nei dipartimenti di Agricoltura, Cultura e Spettacolo, Turismo e Comunicazione, Film commission.

 

Fino ad oggi, tuttavia, si poteva discutere di retroscena, di ipotesi, di voci che venivano sussurrate nelle orecchie dei cronisti dalle direzioni generali o dai loro emissari nei corridoi del potere della burocrazia regionale. La domanda è sempre stata una: a che titolo Adriana Toman da disposizioni ai vertici della burocrazia regionale, su bandi, pratiche di finanziamento, orientamenti di spesa? Una presenza così ingombrante, tanto che, un nostro illustre collega, di un’altra testata calabrese, arrivò a coniarle il ruolo di “dama bianca” del 10° piano. Noi non siamo mai arrivati a tanto. Ma quella domanda, e cioè a che titolo, la signor Toman, si arrogasse il diritto di partecipare al potere ce lo siamo posti anche noi tante volte.

Lo abbiamo chiesto anche a tanti oppositori del presidente Oliverio, interni ed esterni, ma come risposta abbiamo sempre ricevuto delle alzate di spalle rassegnate.  “Tanto va la gatta al lardo che alla fine ci lascia lo zampino”. Questo vecchio detto italiano sembra calzato a pennello per questa vicenda.

L’11 novembre del 2019, infatti, la signora Adriana Toman, insieme ad altri, rischia di essere rinviata a giudizio da parte della Magistratura. Le accuse sono quelle di aver messo mano ai bandi per l’assegnazione dei fondi per i teatri. Secondo l’accusa, infatti, la signora Toman avrebbe materialmente redatto i bandi, insieme ai suoi amici e colleghi beneficiari di quei fondi. 

Un migliaio di pagine gli atti dell’inchiesta. Dentro ci sono numerose intercettazioni telefoniche e ambientali che rendono l’idea del profilo e del ruolo pesante della compagna del Presidente nelle dinamiche e nelle politiche culturali della regione. Finanche la promozione e la nomina dei direttori generali, in qualche modo, sarebbero frutto della sua influenza sul governatore della Calabria. Al di là dei risvolti penali, la vicenda che riguarda la Toman, dunque ci consegna un primo dato. La storia cessa di essere un retroscena. Un esercizio di gossip come lo definiva qualche buon tempone del Pd. E diventa un macroscopico problema politico. Un macroscopico errore politico che si sommano agli altri e dei quali porta la responsabilità Mario Oliverio e il suo cerchio magico di agguerriti sostenitori della sua ricandidatura. E per carità, non scomodiamo anche questa volta argomenti seri come il garantismo e il giustizialismo. Questa vicenda, al di là dei risvolti penali, ci consegna l’ennesimo episodio di malcostume politico.

 

Nelle carte si evince che sulle materie nelle quali Adriana Toman decide e interviene ha numerosi conflitti d’interesse. E’ noto che la compagna di Oliverio è imprenditrice agricola, regista e organizzatrice di eventi. Già solo questo avrebbe dovuto consigliarle di non mettere il naso in cose nelle quali ha un interesse diretto.

 

Adriana Toman, ad un certo punto comincia ad avvertire il disagio di non avere incarichi e ruoli nella gerarchia istituzionale e ad esternare un certo rammarico nei confronti dello stesso Presidente della regione che, evidentemente, non ha ritenuto di affidarle nessun incarico, lo fa con una collaboratrice della regione, una certa Angela Trocini, responsabile amministrativo presso il dipartimento dell’Urbanistica, la Trocini, sostiene che sarebbe il caso che la Toman avesse un ruolo all’interno della struttura e la Toman risponde: “Ma questa è una cosa purtroppo che Mario non l’ha voluta capire; Emiliano, che è il … governatore più amato d’Italia, ha messo nell’ufficio stampa la sua compagna ….eh…inc…”.

 

Adriana Toman, ad un certo punto, sempre nel corso del periodo delle indagini, viene intercettata mentre commenta l’attacco che avrebbe subito da parte del giornalista Lino Polimeni, la vicenda, è oggetto di una chiacchierata sempre con la Trocini. Polimeni nel corso di una trasmissione televisiva, infatti, avrebbe sollevato rilievi sulla sua presenza nell’ambito degli uffici della cittadella. La Toman spiega alla Trocini di stare valutando una querela contro il giornalista.  La Trocini, cerca di dissuaderla, e gli fa osservare che difficilmente ci siano gli estremi per una querela.  A quel punto, sempre nella stessa conversazione intercettata dagli inquirenti, la Toman azzarda una ipotesi estremante ardita, e cioè che, il giornalista Polimeni agisse su mandato del gruppo IGreco, il noto gruppo imprenditoriale della sanità privata. “Polimeni è foraggiato dai Greco per gettare fango su Oliverio”.

 

Particolarmente interessante risulta un messaggio tra la Toman e Carmela De Rose, storica segretaria del Presidente Oliverio. In questo messaggio si parla della gestione della pagina facebook, “Mario Oliverio per la Calabria”, pagina gestita evidentemente dalla Toman con l’ausilio della Condò e di Cento. La Toman chiede alla De Rose che i due siano aggiunti al gruppo stampa in modo che abbiano accesso al materiale che serve al gruppo facebook. La De Rose, evidentemente abbastanza sgamata politicamente, solleva alla Toman una serie di rilievi, facendole osservare che le persone che lavorano in questo gruppo siano legate da un contratto con la Regione, Adriana a questo punto la interrompe e afferma: “Io no però!”. La De Rose, a quel punto replica a muso duro e retoricamente: “Ma tu perché ci sei? Datti tu la risposta, non me la dare!”. Alla fine, considerata l'insistenza, la De Rose cede e comunica che soddisferà la richiesta. Anche perché vuole dare una mano al Presidente. Tuttavia la De Rose, fa presente che non vuole mettersi in competizione con nessuno e che ci sia la necessità di gestire meglio la pagina social del Presidente, fa osservare inoltre che di quella pagina si occupano altre persone: “(tale Adriana, tale Pittelli, tale Bruno Bossio tutte donne)”.

 

A confermare il profilo discutibile della presenza della signora Toman al decimo piano della cittadella regionale, un’altra conversazione intercettata dagli inquirenti. L’attenzione della signora verso il dipartimento del Turismo della Regione. Lo si evince dai ringraziamenti che la nuova dirigente generale del dipartimento Turismo, Sonia Tallarico, subentrata a Pasquale Anastasi, ha rivolto alla campagna del presidente che evidentemente ha avuto un ruolo determinante nella designazione.

Oliverio si arrabbia e dice alla Toman: «Meglio che non ti immischi»

La vicenda oggetto dell’inchiesta afferma il ruolo straripante di Adriana Toman. E per la stesura della legge sui teatri, le iniziative sono così invadenti al punto che saltano i nervi allo stesso governatore della regione, come si evince da un prospetto di una intercettazione relativa a una conversazione Tra Oliverio e la Toman.

Questi, dunque, alcuni dei numerosi stralci di intercettazioni che sono presenti negli atti d’indagine a carico di Adriana Toman. La vicenda avrà un suo percorso giudiziario. Quello che emerge, invece, è il ruolo spropositato della compagna del Presidente della regione Calabria nelle dinamiche decisionali del Governo regionale. Abbiamo iniziato questo pezzo con la citazione, “La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”, in questa vicenda di motivi per sospettare della moglie di Cesare, purtroppo ce ne sono in abbondanza. Tra questi, alla luce di delle vicende così come vengono narrate dagli atti di inchieste, il morboso interesse della Toman, per Agricoltura, Cultura e spettacoli, comunicazione, Film Commission. Tutti dipartimenti che non hanno assessori e con deleghe in capo al Presidente. Sarà un caso?

 

Fine prima parte

 

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Pa. Mo.
Giornalista
A questa noiosa e ipocrita lagna del clero, sulla famiglia, rispondo con una citazione di Ronald David Laing, un noto psichiatra inglese:”La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello.” Da dirigente comunista e diessino, sono stato un fedele soldato del Politìchesckij Bjurò ora da democratico, nell’era del “pensiero leggero”, sono un anarchico, controcorrente e provocatore. Mi stanno sulle balle,  i pomposi intellettuali post-comunisti, peggio se, con la puzza sotto il naso. Sono freddo e passionale, rosso e nero. Non mi fido delle tonache; nere, rosse, giudiziarie o clericali. Bigotti, puritani e moralisti li darei volentieri in pasto al “gorilla” di De Andrè, ai razzisti  farei fare un’esperienza in quei campi con la scritta: “il lavoro rende liberi”. Presuntuoso? Può darsi! Rompicoglioni! Certo! Se parlo, conosco, se non conosco, sto zitto! Per dirla come  Theodor W. Adorno:  “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta. Amo questa frase di Vittorio Foa: “il sogno può accompaganre la vita ma non deve determinarla. Quando scegli non devi sognare, tu sei responsabile”. Caratterialmente mi si addice questa citazione frase di  Winston Leonard Spencer Churchill: “Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sui luoghi di sbarco, nei campii nelle strade e nelle montagne. Non ci arrende­remo mai…”
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