Prisoners tax, soldi della droga per i detenuti e figli usati per spacciare

VIDEO | I dettagli dell’operazione scattata nel Catanzarese che ha portato all’esecuzione di 25 provvedimenti cautelari. Emerse le relazioni tra i Procopio e altre potenti cosche calabresi: Gallace di Guardavalle e Nirta-Strangio di San Luca

di Redazione
23 luglio 2019
13:26
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La conferenza dell’ operazione “Prisoners tax”
La conferenza dell’ operazione “Prisoners tax”

«Un’indagine importante perché colpisce una famiglia di 'ndrangheta, quella dei Procopio, che domina sul piano criminale a Soverato e nel comprensorio di Soverato». Così il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha definito l’operazione “Prisoners tax” con la quale i carabinieri hanno eseguito 25 provvedimenti cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata in quanto composta da più di dieci associati e da soggetti dediti all’uso di sostanze stupefacenti, di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione.

I collegamenti con le altre cosche

L’esito del blitz, che è stato condotto dai carabinieri della Compagnia di Soverato e del Comando provinciale  di Catanzaro, è stato illustrato in una conferenza alla quale, oltre a Gratteri, hanno partecipato il procuratore aggiunto della Dda, Vincenzo Luberto, che ha curato l’indagine insieme al sostituto Deborah Rizza, e dai vertici territoriali dell’Arma. «Si tratta – ha detto ancora Gratteri  di un’inchiesta realizzata molto bene, fondata su intercettazioni incontrovertibili, quasi in chiaro. Di particolare rilievo – ha sostenuto ancora il capo della Dda di Catanzaro – sono gli elementi da cui emerge che la cosca Procopio-Mongiardo interagiva con le potenti cosche Gallace di Guardavalle e Nirta-Strangio di San Luca».

Il traffico di droga

Su questo aspetto si è soffermato anche il procuratore aggiunto Luberto, per il quale «un traffico di sostanze stupefacenti non si imbastisce dall’oggi al domani, ma deve avere sempre una sorta di copertura, una legittimazione e un’autorizzazione, e in questo caso arrivava da fornitori all’ingrosso di serie A, con la marijuana venduta dai Gallace e la cocaina dagli Strangio-Nirta. Inoltre – ha rilevato Luberto – il traffico di stupefacenti non era limitato solo all’ambito locale ma si estendeva anche al mercato di Avellino, segno di una leadership della ‘ndrangheta. Capace di imporre agli altri prezzi concorrenziali».

Luberto ha poi reso noto che «la base logistica della famiglia Procopio era un bar di loro proprietà a San Sostene, che era la centrale operativa dell’organizzazione», organizzazione che aveva tre promotori, Domenico e Carmine Procopio e Giuseppe Corapi, e poteva contare anche sulla presenza attiva di alcune donne, due delle quali colpite da provvedimenti cautelari.

Gli introiti per sostenere i detenuti

A illustrare i dettagli dell’operazione “Prisoner Tax” è stato il comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, il colonnello Marco Pezzi: «Il nome in codice del blitz – ha rilevato Pezzi – nasce dal fatto che gli introiti del traffico di sostanze stupefacenti erano destinati al sostentamento dei detenuti della famiglia Procopio, ristretti in varie carceri italiane». Pecci ha anche legato questa operazione all’inchiesta “Last Generation” dello scorso 24 giugno, con la quale è stata sgominata un’altra organizzazione dedita al traffico di sostanze stipe facenti nel comprensorio del Soveratese, rimarcando «l’importanza di una risposta delle forze dell’ordine in un periodo dell’anno nel quale in questa area della Calabria c’è un consistente aumento di turisti, anche giovani». Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Catanzaro, inoltre, «era agghiacciante la capacità di controllo del territorio da parte dell’organizzazione, che aveva messo le mani su tutti i settori economici, a partire dal taglio boschivo, e ricorreva a metodi violenti per riscuotere i propri crediti, come conferma – ha reso noto il colonnello Pecci - una richiesta  estorsiva ineluttabile nei confronti dei genitori di un assuntore di droga, costretti a estinguere il debito del figlio sotto una minaccia pesante e incombente».

Figli usati per portare stupefacente

A Gasperina, piccolo centro in provincia di Catanzaro, l’attività di spaccio era gestita da un’intera famiglia tra le mura domestiche. Lo ha rivelato il comandante della Compagnia dei carabinieri di Soverato, capitano Gerardo De Siena.   «Questa famiglia – ha spiegato il capitano De Siena -  era composta da padre, madre e figli, alcuni dei quali minori. Questi ultimi si sono trovati a subire passivamente queste condotte, assistendo all’attività di spaccio e in alcuni casi costretti a portare  lo stupefacente. La conferma di questo ‘modus operandi’ – ha sostenuto il comandante dei carabinieri di Soverato -  l’abbiamo avuta nel momento dell’arresto di padre e madre, che avevano pensato bene di occultare la sostanza stupefacente all’interno della stanza dei propri figli. E’ un dato piuttosto allarmante».

 

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