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Cronaca

Operazione “Overing”, l’impianto accusatorio nel mirino della difesa di Bruno Fuduli

Dinanzi al Tribunale di Vibo l’arringa dell’avvocato Maria Nellina Spataro nel processo per narcotraffico che vede imputato pure l’ex infiltrato del Ros nell’inchiesta “Decollo”

di G. B.
giovedì 17 maggio 2018
12:48
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Il Tribunale di Vibo
Il Tribunale di Vibo

E’ stata oggi la volta dell’arringa dell’avvocato Maria Nellina Spataro, difensore di Bruno Fuduli,nel processo “Overing” per il quale lunedì si è registrata la requisitoria del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, con le richieste di pena. Nei confronti di Bruno Fuduli, 56 anni, di Filandari, la pubblica accusa ha chiesto 15 anni di reclusione per narcotraffico internazionale. Già infiltrato dei carabinieri del Ros nella storica operazione antidroga del 2004 denominata “Decollo” (coordinata dall’allora pm della Dda di Catanzaro Salvatore Curcio), Bruno Fuduli si trova ora sotto processo a Vibo con l’accusa di aver tentato di importare dalla Colombia un ingente quantitativo di cocaina.  

 

E proprio dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentiaa minare l’impianto accusatorio nell’interesse del proprio assistito è stata oggi la volta dell’avvocato Maria Nellina Spataro che ha rimarcato ai giudici l’assenza, negli atti processuali, di elementi a carico di Bruno Fuduli che possano “al di là di ogni ragionevole dubbio”, far attribuire al proprio assistito “un qualsiasi addebito di responsabilità in ordine alle accuse”. Ad avviso del difensore, alla luce delle risultanze probatorie, per quanto attiene alla posizione di Bruno Fuduli, “nulla è emerso per poter serenamente affermare che non vi sia un ragionevole dubbio” e che non ci si trovi dinanzi ad un “gravissimo scambio di persone, in quanto l’odierno imputato è stato indicato come il fratello di Hernan, mentre dal compendio delle intercettazioni emerge che Francesco Cortese affermava di aver incontrato a Milano il fratello di Hernan, che sarebbe Josè, ed un'altra persona, cioè Bruno Fuduli". Ci si troverebbe, quindi, dinanzi ad uno scambio di persona da parte degli investigatori nell'eventuale tentativo di esportazione di cocaina in quanto le email dicono che all'incontro era presente il fratello di Josè, più un altro soggetto, Bruno Fuduli,  mentre gli investigatori hanno sostenuto che a tale accordo per esportare 230 chili di cocaina, e poi altri 30 chili,era presente il fratello di Hernan, cioè Bruno Fuduli. Il fratello di Hernan, però, come evidenziato dall'avvocato Spataro, "è in realtà Josè". 

 

Il legale ha poi ricordato che a sostegno dell’impalcatura accusatoria vi sono “solo due intercettazioni telefoniche, avvenute nella stessa giornata, a distanza di qualche ora, tra Francesco Cortese ed un’utenza telefonica dalla quale rispondeva Fuduli e modesti scambi epistolari - sempre per quanto attiene alla posizione di Fuduli - tra Cortese Francesco e Cortese Fabrizio, dai quali, secondo la ricostruzione degli inquirenti, emergeva un ruolo determinante di Fuduli”. 

Per l’avvocato Maria Nellina Spataro, tale ricostruzione è profondamente “sbagliata in quanto già nella fase delle indagini, e a seguito dell’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, la difesa, rivolgendosi Tribunale della Libertà di Catanzaro, ha fatto notare che la suddetta misura restrittiva della libertà personale era stata applicata sulla scorta di laconiche captazioni, interpretatedall’autorità giudiziaria in maniera fuorviante”, tanto che il Riesame ha accolto la richiesta di revoca della misura, in quanto già nel 2015 la difesa contestava il ruolo attribuito a Fuduli, deducendo uno scambio di persone, in quanto Bruno Fuduli veniva indicato “nell’ordinanza cautelare come il fratello di Hernan”. Anche dall’istruttoria dibattimentale, ad avviso dell’avvocato Spataro, sarebbe emersa “in maniera categorica la totale estraneità alla vicenda e al contesto criminale da parte di Fuduli, in quanto gli interlocutori protagonisti della conversazione provvedevano ad una descrizione dettagliata finanche degli indumenti che indossavano, a riprova del fatto che i due non si erano mai visti. Ovviamente - ha spiegato il difensore - nulla quaestio sull’incontro avvenuto, anzi confermato in sede di interrogatorio di garanzia da Fuduli il quale, sempre in quella circostanza, ha ampiamente chiarito lo scopo dell’incontro, ossia di essersi recato a Milano esclusivamente su richiesta di un suo amico, tale Josè, al fine di fargli da interprete e di essersi poi allontanato”. Incongruenza, quindi, secondo il difensore, tra ciò che si addebita a Bruno Fuduli e gli elementi probatori, con l’imputato “che non ha avuto nessun ruolo, neanche marginale, capace di far pensare ad una forma anche minima di colpevolezza”. 

 

Un processo a carico di Fuduli, dunque, “che ha poco a vedere con la violazione delle norme penali, come risulta inequivocabilmente dagli atti processuali, con una richiesta di pena immotivata ed illegittima” che, ad avviso dell’avvocato Maria Nellina Spataro, non ha tenuto conto né del fatto che i coimputati di Fuduli nel giudizio abbreviato sono stati assolti dal capo di imputazione (XII) e neppure del fatto che il reato non è mai stato consumato e quindi la fattispecie dellaforma “tentata” di narcotraffico implica - se provata - una diminuzione della pena.  Ritenendo, in conclusione, la richiesta di pena (15 anni) del pubblico ministero frutto “unicamente di supposizioni e deduzioni logico-personali”, l’avvocato Maria Nellina Spataro ha concluso la propria articolata arringa difensiva chiedendo al Tribunale l’assoluzione del proprio assistito “perché il fatto non sussiste”. 

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.

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