“Breakfast”, Scajola chiese di spostare fondi bancari di Chiara Rizzo da Montecarlo a Nizza

La testimonianza di un funzionario di banca svela la volontà di trasferire somme cointestate fra Rizzo e la suocera. Ma la cosa non andò in porto

di Consolato Minniti
22 gennaio 2018
11:07
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Claudio Scajola si rivolse ad un funzionario di banca Carige per spostare ingenti somme da Montecarlo a Nizza, ma l'operazione non andò in porto per il diniego da parte del funzionario Carige. È quanto emerge dal processo "Breakfast", in corso di svolgimento al Cedir e che vede imputato l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, che devono rispondere dell'accusa di aver favorito la latitanza di Matacena.

 

 Il funzionario ha spiegato che la richiesta, da parte di Scajola, avvenne in via informale. A lui fu detto che la Rizzo era interessata allo spostamento delle somme da Montecarlo a Nizza per ragioni di tipo personale, che erano cointestate con la suocera. Vi era dunque la necessità di sganciare quei fondi. Scajola disse al funzionario che il marito della donna aveva giusto qualche problema con la giustizia, ricorda il testimone, ma i successivi accertamenti da parte dell'uomo portarono a capire che Matacena era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ed era latitante. Tale contesto portò il funzionario a non dare corso alla richiesta di Scajola. Da rimarcare come il fratello di Scajola, all'epoca della richiesta, fosse il vicepresidente di Banca Carige.

 

Consolato Minniti

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.
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