Il bus anti-gender arriva a Reggio e fa la gincana tra le polemiche

L’iniziativa dell’associazioni che si battono contro le presunte teorie di genere nelle scuole ha scatenato le reazioni di Arcigay e dell’attivista per i diritti civili Alessia Bausone

di Redazione
mercoledì 21 febbraio 2018
15:01
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Ha fatto tappa a Reggio il tour nazionale del "Bus della Libertà", promosso da Citizen Go e Generazione Famiglia. A darne notizia è un comunicato del circolo reggino di Generazione Famiglia. «Nelle scuole italiane- afferma in una nota il portavoce del circolo, Francesco Marrara - continuano ad avanzare iniziative di “colonizzazione ideologica” con progetti educativi che, senza il coinvolgimento dei genitori, intendono diffondere fra i ragazzi teorie non scientifiche sull'indifferentismo sessuale». Savarese ha precisato che la campagna «non riguarda in alcun modo né omosessualità né transessualità, ma solo la libertà della famiglia d'insegnare ai propri figli quel che crede in tema di sessualità».

 

Rassicurazioni che non hanno convinto Arcigay Reggio, che ha parlato di «vergogna nazionale», polemizzando con la Questura per la mancata autorizzazione ad organizzare una contro manifestazione. «Ci chiediamo – si legge in una nota - di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura. L'unica voce libera e laica nella quale ci si è potuti riconoscere è stata espressa dalla presidentessa della Commissione Pari opportunità del Comune di Reggio Calabria, Michela Calabrò.

 

Sulla questione è intervenuta anche l’attivista Pd per i diritti civili, Alessia Bausone, che ha evidenziato quello che a suo parere è «un problema culturale che si lega a una questione sociale: quella dell'uguaglianza e dell'inclusione delle persone Lgbt in Calabria».
«Quella di oggi - continua Bausone - è stata un’iniziativa macchiettistica che più o meno surrettiziamente spalleggia le terapie riparative di conversione dei bambini lgbt, vere e proprie pratiche antiscientifiche secondo la comunità internazionale e veri e propri atti di violenza sui minori nella sostanza».

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