Pulisce del pesce sul posto di lavoro: scoppia il caso all'ospedale di Praia a Mare

La foto di un presunto operatore sanitario solleva il polverone mediatico. Il direttore sanitario dell'ospedale Vincenzo Cesareo prova a fare subito chiarezza

di Francesca  Lagatta
martedì 4 settembre 2018
14:54
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Foto tratta dal profilo social di Gino Domenico Spulito
Foto tratta dal profilo social di Gino Domenico Spulito

In mattinata il direttore sanitario dell'ospedale di Praia a Mare, Vincenzo Cesareo, ha inviato nota al direttore generale della'Asp di Cosenza, Raffale Mauro, chiedendo di portare fuori dalle mura della struttura sanitaria sia la postazione del 118 sia la postazione della guardia medica. Stando a quanto viene riferito, i due anti occuperebbero la posizione abusivamente. «Se è veramente un ospedale - ci dicono fonti accreditate - 118 e guardia medica non possono stazionare all'interno dello stabile».

Ma se sulla natura giuridica della struttura praiese sono stati spesi fiumi di inchiostro e tanti ancora se ne spenderanno, i contorni della vicenda odierna appaiono decisamente più chiari. Perché, dunque, il direttore Cesareo vuole sbarazzarsi dei due servizi sanitari?

 

Il video della discordia

Tutto ha avuto inizio nelle scorse ore, quando l'editore del quotidiano Il Meridione, Gino Domenico Spolitu, dalla sua pagina facebook ha dato notizia di un video in circolazione in cui si vedrebbe un medico intento a pulire del pesce fresco nel lavabo di uno dei bagni dell'ospedale. Una notizia appetibile, certo, ma che senza prove rimarrebbe un mero pettegolezzo. 

Così Spolitu cerca di dimostrare la sua buona fede e pubblica una foto che proverebbe quanto dice. In effetti si vede un medico che pulisce delle seppie e ha ancora in dosso i pantaloni color arancio tipici del personale del 118. In effetti il soggetto in foto è un medico in servizio al 118 e chi ne ha riconosciuto la sagoma giura che è lo stesso medico divenuto noto alle cronache qualche settimana fa per aver sferrato un pugno in volto al collega. Di qui, la richiesta di Spolitu di «immediate dimissioni di ogni responsabile, a qualsiasi livello superiore al dottore in questione», che si trasforma inevitabilmente in un attacco indirizzato anche a Vincenzo Cesareo.

 

La difesa di Vincenzo Cesareo

Ma il dirigente cetrarese, precedentemente a capo dello spoke Cetraro-Paola, rimanda le accuse al mittente, esonerandosi da ogni responsabilità: «Il fatto di certo non è avvenuto nelle strutture dove si svolge attività ospedaliera - afferma Cesareo -. Se qualcuno ha certezza che l'episodio sia avvenuto e ne ha le prove, ha il dovere civico di fornirle a chi di competenza o taccia, perché così come riportato il fatto è pettegolezzo e come tutti i pettegolezzi nuocciono anche a chi dà l'anima per garantire prestazioni adeguate».

In effetti la notizia potrebbe scoppiare come una bolla di sapone, non fosse per il fatto che nessuno al momento, e senza una accurata indagine, può accertare se il medico abbia agito  o meno durante il turno di lavoro. Del presunto video che starebbe circolando sui cellulari di mezza costa, invece, non v'è traccia. Bocche cucite e (presunte) prove letteralmente volatilizzate. 

Oltretutto, il medico protagonista della vicenda da giugno è stato ripetutamente segnalato e denunciato alla magistratura e all'Asp di Cosenza, anche dallo stesso Cesareo, benché al momento non risulti alcun provvedimento nei suoi confronti, di nessuna natura.

Così, decisamente amareggiato per l'accaduto, il direttore sanitario stamattina ha impugnato carta e penna e ha richiesto che i presunti "occupanti abusivi" della struttura vengano gentilmente accompagnati alla porta, onde evitare di essere nuovamente additato per responsabilità che sembrerebbe non avere.

 

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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