Omicidio Gioffrè, l'avvertimento dei killer al bambino ferito: «Allontanati e dimenticaci»

VIDEO | Il piccolo di dieci anni non era l’obiettivo dei sicari che comunque non si sarebbero fatti scrupolo a compiere l’agguato alla presenza del minore. Ricostruito il contesto in cui è maturato il delitto

di Redazione
21 settembre 2018
11:48
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Sono state fondamentali le dichiarazioni rese dal bambino di 10 anni rimasto ferito nell’agguato a fare luce sul delitto in cui rimase ucciso a Seminara Giuseppe Gioffrè lo scorso 21 luglio. Così il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Borbardieri, a margine della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'operazione che precisa che comunque il piccolo non era l'obiettivo dei killer. "Canziati e sperditi i nui", "Allontanati e dimenticaci": questa sarebbe stata la perentoria minaccia rivolta dai sicari verso il bambino  testimone involontario dell'agguato mortale contro uno degli "emergenti" dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Seminara. La circostanza è stata riferita da inquirenti ed investigatori incontrando i giornalisti per fornire i particolari dell'operazione.


Le indagini  hanno permesso di ricostruire la dinamica dell'agguato e di accertare le responsabilità di Domenico Fioramonte, titolare di un frantoio a Seminara e indicato come contiguo al clan Grasso di Rosarno, quale esecutore materiale dell'omicidio in concorso con un altro soggetto in via di identificazione.

L'omicidio

Il delitto, secondo gli inquirenti, è da inquadrare nell'ambito delle attività estorsive poste in essere dai gruppi "Laganà" e "Santaiti" e, a tratti, contrapposti alla cosca "Gioffrè". Nel corso degli accertamenti per l'operazione "Ares" sono state intercettate conversazioni ambientali dalle quali emergeva che nel maggio scorso i Fioramonte, legati da vincoli di parentela con i "Grasso", si erano rivolti a Rosario Grasso per ottenere protezione rispetto alle pressanti e continue pretese estorsive dei Laganà e dei Santaiti. Successivamente si era inserita la figura di Gioffré, detto "Siberia", come dimostra la ricostruzione complessiva del contesto in cui è maturato il delitto dell'allevatore, da inquadrare come la reazione della famiglia Fioramonte alle reiterate richieste estorsive.

 

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