Omicidio a Fuscaldo, Geppino Ramundo resta in carcere

Poco dopo l'omicidio l'uomo contattò il 112 per denunciare l'aggressione con una pistola da parte del suo vicino di casa che giaceva già a terra esanime. Ma le registrazioni delle telecamere hanno rivelato che fu lui a esplodere tre colpi d'arma da fuoco in direzione della vittima

di Francesca  Lagatta
30 luglio 2019
18:16
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Geppino Ramundo, il 66enne accusato di aver ucciso in località Cariglio di Fuscaldo il vicino di casa Giuseppe Ramundo, resta in carcere per gravi indizi di colpevolezza. Lo ha stabilito ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Paola, Maria Grazia D'Elia, al termine dell'udienza di convalida. Ad ogni modo il gip, pur convalidando la misura in carcere per l'indiziato, non ha convalidato il fermo perché, è scritto nel documento, «è stato disposto ed eseguito in assenza dei presupposti di legge». Secondo il quadro accusatorio, l'ex bidello di Fuscaldo avrebbe esploso all'ndirizzo della vittima tre colpi di arma da fuoco, di cui due uno al torace, uno all'addome e uno alla coscia sinistra. L'arma utilizzata per il delitto è una pistola semiautomatica, marca Beretta, calibro 7,65. 

La ricostruzione degli inquirenti

La visione delle immagini delle telecamere poste nei pressi del luogo dell'omicidio, ha consentito agli inquirenti di ricostruire in modo minuzioso la lite poi sfociata in tragedia. 

Intorno alle 8.20 la vittima esce dalla sua abitazione, percorre il vialetto di casa e la strada principale in direzione dell'abitazione di Geppino. Un minuto più tardi Giuseppe rientra nella sua abitazione prima con un tubo in mano, poi con un martello. Alle 8.25 Geppino transita sulla strada principale e si porta innanzi al cancello di Giuseppe, il quale comincia a gesticolare fino a quando, accortosi della pistola in possesso del suo interlocutore, scappa verso sinistra. A questo punto, Geppino esplode un primo colpo di arma da fuoco e, mancato probabilmente l'obiettivo, ritorna nella sua abitazione. Un minuto più tardi, è Giuseppe che si dirige verso la posizione Geppino, ma poco dopo le telecamere lo immortalano mentre corre lungo la strada principale in direzione del luogo dove poi verrà ritrovato cadavere. Il medico legale ha stabilito che il decesso è sopraggiunto per uno «shock emorragico e pneumo emotorace sinistro, compatibile con tre colpi di arma da fuoco». 

La chiamata al 112 

Poco dopo l'omicidio, avvenuto lo scorso 25 luglio, Geppino ha contattato il 112 per richiedere l'intervento dei militari perché, a suo dire, era stato aggredito con una pistola da Giuseppe, che invece giaceva già a terra esanime. Preso in carico dai sanitari del 118 giunti sul posto, Geppino è stato poi trasportato all'ospedale di Paola, dove è stato curato per una ferita da arma da fuoco sulla coscia

I pantaloncini sporchi di sangue

A seguito dei primi accertamenti nella proprietà di Geppino, i carabinieri hanno ritrovato un paio di pantaloncini sporchi di sangue posto all'interno di una bacinella piena d'acqua. Per gli inquirenti si tratterebbe di «un chiaro intento di occultare le tracce del reato appena commesso».

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Francesca  Lagatta
Giornalista
Francesca Lagatta è nata a Praia a Mare l’11 aprile del 1985. Dopo molteplici esperienze con la stampa locale, nel 2011 approda dapprima ad Hi Tech Paper del giornalista Leonardo Lasala, poi ad Alganews, il quotidiano on line diretto dal giornalista Rai Lucio Giordano. È in questo periodo che si forma come giornalista di inchiesta. Nel 2014 è nella redazione calabrese di Notìa, poi è la volta de L’Ora siamo Noi, La Provincia di Cosenza e una piccola parentesi televisiva nel programma Perfidia, al fianco della giornalista Antonella Grippo. Scrive ancora per Identità Insorgenti, L’Ora di Palermo, Echi dal Golfo, Diogene Moderno. Nel 2015 sottoscrive un contratto con l’agenzia Kika Media Press, scrive di cronaca su La Spia Press e di inchiesta su La Spia, il portale del giornalista Paolo Borrometi. Successivamente diventa inviata e addetta di Rete L’Abuso, il più grande osservatorio nazionale di crimini commessi in ambienti clericali, collabora per un breve periodo per Radio Siani e poi viene ingaggiata come corrispondente per Cronache delle Calabrie, diretto da Paolo Guzzanti. Nel giugno del 2017 fonda una agenzia pubblicitaria, la Famnews & Com, e diventa direttrice responsabile della nuova testata giornalistica calabrese di inchiesta La Lince. A gennaio 2018 i suoi articoli vengono pubblicati sul settimanale statunitense Harbor News, mentre qualche mese più tardi è il giornale italo canadese Grandangolare ad annoverarla tra i suoi collaboratori. Sulle riviste nazionali ha firmato per i settimanali Cronaca in diretta e Tutto. Dall’agosto del 2018 è corrispondente per LaC News24.   Dal luglio del 2017 compare nell’elenco nazionale dei giornalisti minacciati stilato dall’autorevole sito Ossigeno per L’informazione. Nella sua breve carriera ha già ricevuto cinque premi per le sue inchieste giornalistiche, assegnati da tre diverse regioni del sud Italia: Sicilia, Calabria e Basilicata. Si occupa in prevalenza di 'ndrangheta, sanità, massoneria, politica, pedofilia e corruzione, ma il suo tarlo è la denuncia sociale.
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