Il 20 dicembre Oliverio davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia

L’avvocato Vincenzo Belvedere ha dichiarato che il «il governatore risponderà alle domande degli inquirenti». Il presidente della Regione è accusato di abuso d’ufficio nell'ambito dell'inchiesta Lande desolate

di A. P.
19 dicembre 2018
12:19
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Mario Oliverio
Mario Oliverio

È stato fissato per giovedì pomeriggio, 20 dicembre, con inizio alle ore 16, l’interrogatorio di garanzia del presidente della regione Calabria, Mario Oliverio, con il gip Pietro Carè che ieri ha disposto nei suoi confronti l’obbligo di dimora nel comune di San Giovanni in Fiore.


Il governatore è accusato del reato di abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Lande desolate”, coordinata dalla Dda del capoluogo, retta da Nicola Gratteri, e condotta dalla compagnia della Guardia di Finanza di Cosenza. Oliverio, che dal momento della notifica del provvedimento a suo carico ha iniziato lo sciopero della fame, è assistito dall’ avvocato Vincenzo Belvedere. Alla nostra testata il legale ha riferito che «il governatore intende rispondere alle domande del gip e degli inquirenti».


Per la Dda di Catanzaro, Oliverio avrebbe avuto un ruolo nell’ “affaire Lorica”, e nella gestione dell’appalto relativo alla realizzazione dell’impianto sciistico della Sila dove era previsto un cofinanziamento pubblico-privato con l’azienda dell’impresa di Giorgio Ottavio Barbieri, imprenditore finito in manette in quanto accusato di essere un prestanome del clan Muto di Cetraro. Le risorse investite dall’azienda sarebbero state irrisorie rispetto all’ammontare complessivo e il presidente Mario Oliverio ne era a conoscenza ma, secondo la Procura, promise altri fondi. L’imprenditore sarebbe stato in grado di «influenzare direttamente, scrive il gip nell’ordinanza- l’azione politico-amministrativa del presidente della Regione». Per la Dda catanzarese, Barbieri, assieme a Luigi Zinno, dirigente del dipartimento programmazione nazionale e comunitaria della Regione Calabria e Francesco Tucci, direttore dei lavori a Lorica, con il contributo del rup Mele e di Antonio Veltri, avrebbero coinvolto il presidente della Regione nell’attività di indebita pressione sui funzionari del dipartimento “Turismo”. Oggetto dei fatti analizzati dalla magistratura è l’investimento nel comprensorio sciistico di Lorica, ammontante ad una somma totale di 16,5 milioni di euro di fondi pubblici/privati, che prevedeva tre linee d’intervento, una gestita dal Dipartimento Turismo, una seconda di competenza del Dipartimento Programmazione comunitaria ed una terza di pertinenza del concessionario con un contributo di 3.153.000 euro. Parte dei fondi pubblici, stanziati dalla Regione, avrebbero visto un coinvolgimento diretto di Oliverio il quale si sarebbe prodigato per farli erogare a beneficio dell’imprenditore Barbieri, la cui azienda era invece al collasso economico. Soldi che poi lo stesso Barbieri avrebbe convogliato nella cassa comune del potente clan Muto di Cetraro. Oliverio, secondo l’accusa, avrebbe agito in particolare con il concorso dello stesso Barbieri e del direttore dei lavori Francesco Tucci, per un «mero tornaconto politico», vale a dire – si legge nel capo di imputazione – «per ripagare Tucci e Barbieri che ne avevano assecondato gli interessi economici a Cosenza». I due, secondo l’accusa, avrebbero dato rassicurazioni ad Oliverio e poi si sarebbero fattivamente adoperati per «rallentare strumentalmente i lavori pubblici su piazza Bilotti a Cosenza per pregiudicare così sul piano politico-elettorale il sindaco uscente di Cosenza Mario Occhiuto». In realtà, emerge dalle carte dell’inchiesta, anche Occhiuto (non indagato), ad un certo punto, chiese di rallentare i lavori ma per una finalità opposta (e per certi aspetti analoga): tra un mandato e l’altro, temeva che piazza Bilotti potesse essere inaugurata dal commissario prefettizio.

 

Tra meno di 48 ore quindi il governatore calabrese siederà dinanzi al gip ed è facilmente ipotizzabile che contesterà punto per punto le accuse mosse nei suoi confronti alla luce anche di quanto dichiarato ai microfoni di Rainews a cui ha riferito che «di fronte ad accuse infamanti ho deciso di fare lo sciopero della fame. La mia vita e il mio impegno politico e istituzionale sono stati sempre improntati al massimo di trasparenza, di concreta lotta alla criminalità, di onestà e rispettosa gestione della cosa pubblica I polveroni sono il vero regalo alla mafia. Tra l’altro l’opera oggetto della indagine non è stata appaltata nel corso della mia responsabilità alla guida della Regione. Quanto si sta verificando è assurdo. Non posso accettare in nessun modo che si infanghi la mia persona e la mia condotta di pubblico amministratore. Sarebbe come accettare di aver tradito la fiducia dei cittadini. Chiedo chiarezza! Lotterò con tutte le mie energie - conclude - perché si affermi la verità».

 

Nel frattempo il legale Belvedere ha informato di aver già presentato l’istanza di annullamento del provvedimento al Tribunale della Libertà.

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