Il ministro Lezzi in Calabria si dimentica degli alluvionati del Crati

VIDEO | Giunta per verificare di persona i danni del maltempo, la responsabile del dicastero per il Sud non si reca tra le famiglie di Thurio che hanno perso tutto a causa della recente esondazione del fiume

di Marco  Lefosse
mercoledì 5 dicembre 2018
16:07
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Una donna che ha perso tutto a causa dell’esondazione del Crati
Una donna che ha perso tutto a causa dell’esondazione del Crati

A Thurio c’è ancora gente con i piedi nel fango. Ci sono famiglie che non sono ancora rientrate nelle loro case e chissà quanto tempo ci vorrà per ritornare alla normalità. È passata una settimana esatta da quando il Crati ha rotto un argine, logorato dal tempo e dall’abusivismo legalizzato, e ha invaso d’acqua e melma due popolose contrade contadine, proprio li nel cuore della produzione delle clementine. È gente disperata che continua a gridare aiuto proprio nel giorno in cui il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, è in visita nella nostra regione, tra i disagi di questa terra, dimenticandosi però della tragedia che appena sette giorni fa ha colpito questo lembo estremo di Calabria.

Non è stata una calamità naturale o un evento atmosferico accidentale a causa lo straripamento del Crati. Lo precisano più volte le persone che vivono in quell’area. A distruggere tutto è stata la mano dell’uomo e l’insipienza delle Istituzioni che pur essendo a conoscenza da decenni di quel problema, pur essendo intervenuti più volte spendendo fior di milioni di euro per rattoppare ciglioni e scarpate del fiume, hanno continuato imperterriti a dare concessioni e – addirittura – a vendere i terreni demaniali, per far posto ai giardini. È l’uomo inteso come Stato ad avere le sue colpe in questa ed in medesime vicende che negli ultimi tre lustri hanno interessato “l’amico” Crati.

 

Dalla Diga di Tarsia fino allo Jonio è un pericolo costante

«Il Crati – aveva detto ai microfoni di LaC News24 il coordinatore del Piano stralcio di bacino per l'Assetto Idrogeologico della Calabria, Tonino Caracciolo – non ha un piano di bacino, non ha un sistema di controllo organizzato, non ha un sistema di connessione con la gestione della Diga di Tarsia, dove le paratie mobili in caso di eventi eccezionali, come lo sono una piena o una pioggia insistente, possono essere alzate per chiudere il bacino. E tutto questo avviene perché proprio la Diga di Tarsia non ha mai avuto il collaudo pur essendo in esercizio da circa 40 anni. E questo è uno scandalo tutto calabrese, sul quale bisognerebbe far luce». Tra le altre cose, fa rilevare Caracciolo, la foce del Crati negli ultimi 50 anni è arretrata di circa 50 metri. Il vero scandalo però, a detta del tecnico estensore e coordinatore del PAI Calabria, sta nel fatto che «la Calabria una Regione dotata di presidi idraulici ma che non sono resi funzionali sul territorio. Non c’è un solo ufficiale idraulico – denuncia – tra trecento unità che svolgono il ruolo di sorveglianti. E questo può voler dire solo una cosa: che rispetto alla gestione ordinaria dei controlli e della manutenzione siamo all’anno zero e probabilmente chi dovrebbe garantire sicurezza ai territori non lo fa».

Nel frattempo il Crati continua a mangiare tutto ciò che ha attorno. A trecento metri a monte del cedimento dell’argine in località Gorgana di una settimana fa, nella parte superiore della vecchia statale 106, si è aperta una nuova faglia lungo il costone sinistro. Un cedimento rapido che sta colpendo parte di un muraglione artificiale in blocchi di cemento realizzato qualche anno fa. Una settimana addietro quel problema non era rilevante, oggi quei gradoni stanno finendo in acqua, trascinati dalle correnti, con il palesato pericolo che si possa verificare nuovamente una catastrofe, da un momento all’altro.

 

Fango e disperazione 

Intanto la gente spala fango ininterrottamente tra le case, i pastori continuano a rimuovere le carcasse di animali e i produttori agrumicoli cercano di salvare il salvabile di una stagione di raccolta andata precocemente in malora. Ad aiutarli solo qualche mezzo del Consorzio di Bonifica e del Comune di Corigliano-Rossano, nonostante le miriadi di passerelle che in questi giorni ha fatto politici ed istituzioni. Purtroppo a Thurio, tra fango e disperazione, è difficile coltivare la speranza.

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Marco  Lefosse
Giornalista
Sono Marco Lefosse, classe 1982. Giornalista pubblicista dal 2011 e Idealista nel DNA. Appena diciottenne scrivo alcuni brevi contributi sulla nuova esperienza della giovane destra calabrese per Linea, il giornale di Fiamma Tricolore diretto da Pino Rauti, e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizio a muovere i passi nei quotidiani regionali. Il mio primo “contrattino” da collaboratore lo firmo con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 lascio il Quotidiano e accolgo con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia Cosentina di  Genevieve Makaping ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 arriva il primo vero contratto giornalistico con Calabria Ora. Un’esperienza bellissima che ha forgiato e ben temperato la mia penna. Con onore ho lavorato, ininterrottamente fino al fallimento di questo splendido progetto editoriale nel 2014, per raccontare sempre e a tutti i costi le verità della mia città e del territorio. Parallelamente all’esperienza di Calabria Ora, nel 2011, il neo Sindaco di Rossano, Giuseppe Antoniotti, mi vuole come consulente nello staff dei collaboratori di fiducia. Nel luglio  del 2013, insieme alla collega Giusj De Luca (oggi anche mia splendida compagna di vita), fondo la CMP Agency, una giovane realtà di consulenza per la comunicazione ed il marketing. E nel gennaio 2014 proprio alla CMP è affidato il servizio di Ufficio stampa e Comunicazione istituzionale del Comune di Rossano. Ad Ottobre dello stesso anno, come consulente, seguo la campagna elettorale regionale del candidato Giuseppe Graziano. Dal 2014, chiusa la lunga parentesi dell’informazione con Calabria Ora, insieme alla nuova realtà di CMP Agency mi occupo esclusivamente di comunicazione istituzionale/commerciale e di marketing. Da Aprile 2018 fa parte della meravigliosa famiglia di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese e della neonata Corigliano-Rossano terza città della Calabria.

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