Finisce l’odissea giudiziaria dei Mauro, assolti dall'accusa di usura

Confermata la sentenza di primo grado per Antonio e Maurizio Mauro nell'ambito del processo “Cafittera”. Dichiarato inammissibile l’appello del pm

di Consolato Minniti
mercoledì 12 giugno 2019
08:34
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Si conclude dopo 14 anni l’odissea giudiziaria della famiglia Mauro nell’ambito del processo “Cafittera”. Ieri, i giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria hanno confermato la sentenza assolutoria emessa dal Tribunale di primo grado nei confronti di Antonio e Maurizio Mauro, proprietari di quella che fu una delle aziende più importanti d’Italia nel settore della caffè. 

L’inizio dell’odissea

Tutto ha inizio il 5 gennaio del 2005 quando la famiglia Mauro viene coinvolta nell’inchiesta “Cafittera”, coordinata dal sostituto procuratore Antonio De Bernardo. L’accusa è pesante: usura ed esercizio abusivo del credito. Antonio Mauro finisce addirittura in carcere per 39 giorni. Per Maurizio Mauro scattano gli arresti domiciliari. Il decreto che dispone il giudizio reca ben 60 capi d’imputazione per singoli episodi di usura contestati dalla Procura reggina. L’inchiesta viene eseguita dalla Guardia di Finanza che ricostruiscono una rete di prestiti che, a giudizio della Dda di Reggio Calabria, vengono erogati a tassi usurai, sia da parte degli imprenditori che dei loro più stretti collaboratori. L’usura sarebbe camuffata da incentivi all’attività imprenditoriale. In buona sostanza, la Caffè Mauro avrebbe prestato denaro ai commercianti i quali erano interessati a ristrutturare i propri locali. Quei soldi sarebbero stati restituiti attraverso l’acquisto di caffè. Un modus operandi che, a giudizio della Dda, si sarebbe rivelato penalmente rilevante, integrando i reati di usura ed esercizio abusivo del credito. Tesi da subito contrastata dalla famiglia Mauro.

I due gradi di giudizio

Ne scaturisce un processo lunghissimo, suddiviso in più tronconi ma che già dalle prime battute inizia a mostrare alcune crepe soprattutto nella parte riguardante l’usura. Per Antonio e Maurizio Mauro, difesi dagli avvocati Paolo Tommasini, Francesco Albanese, Nico D’Ascola e Fabio Schembri, il sospiro di sollievo arriva con la sentenza di primo grado: assoluzione per l’usura. In grado d’appello, ieri, i giudici hanno confermato quella decisione, disponendo il “non doversi procedere” per intervenuta prescrizione quanto al reato di esercizio abusivo del credito. Lo stesso pg Santo Melidona ha chiesto l’inammissibilità del ricorso del pubblico ministero. Si chiude così una partita giudiziaria durata 14 anni e conclusasi senza particolari strascichi sotto il profilo giudiziario, ma con pesanti conseguenze per l’attività imprenditoriale di famiglia. 

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Consolato Minniti
Giornalista
Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogli bianchi i suoi primi articoli “a colonne”.   La seconda guerra di ‘ndrangheta, vissuta negli anni dell’infanzia, lo porta a confrontarsi sin da subito con la piaga della criminalità organizzata. Durante uno dei tanti agguati, riesce a portarsi in salvo appena in tempo con la sua famiglia, prima che la scarica di piombo finisca una delle vittime predestinate, proprio davanti all’uscio di casa sua. È per questo che le letture approdano presto ai quotidiani locali e nazionali.   Inizia a collaborare a 19 anni con “Il Domani”, ma è nel 2006 che avvia la sua prima vera esperienza giornalistica di livello con il quotidiano “Calabria ora”. Dapprima collaboratore per la città di Reggio Calabria, un anno dopo diviene redattore ordinario e avvia il percorso che lo vede protagonista sino ad oggi, ossia quello riguardante la cronaca nera e giudiziaria. È quello il settore al quale decide di dedicarsi, consapevole del fondamentale ruolo giocato dal giornalismo d’inchiesta nel contrasto alla ‘ndrangheta.   Nel 2012 viene nominato caposervizio della redazione di Reggio per “Calabria ora”, ruolo che conserva sino alla chiusura del quotidiano nel frattempo divenuto “L’Ora della Calabria”. Nel 2014 approda al “Garantista”, sempre con la qualifica di caposervizio. Collabora con testate nazionali quali “L’Espresso” e “L’Avvenire”.

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