«Francesco era un ragazzo straordinario: dolce, brillante, sensibile. Aveva tutto: una famiglia che lo amava, una carriera avviata, tanti sogni da realizzare. Eppure, dentro di sé, portava un peso che nessuno poteva davvero vedere». Così al Corriere della Sera il senatore di Forza Italia Mario Occhiuto racconta il figlio trentenne, morto sei giorni fa precipitando dalla finestra della sua abitazione.

Il giovane «studiava psicologia, leggeva moltissimo, cercava risposte dentro se stesso. Voleva capire, aiutare. Forse anche salvarsi. Era circondato da affetto, aveva tanti amici, ma sapeva di essere diverso. Un giorno mi confidò: “Papà, forse alcuni mi vedono distante, chiuso, ma nessuno immagina che il mio è un malessere interiore. Nessuno sa quanto sto lottando”».

E ancora, aggiunge Mario Occhiuto: «Pensiamo sempre che l'amore di una famiglia basti. Ma la verità è che, a volte, non è sufficiente. Chi soffre di una fragilità mentale ha bisogno di molto di più: sistemi strutturati, reti di sostegno, di cure che non si attivino solo nell'emergenza. Oggi la salute mentale è ancora considerata un argomento marginale». Ai genitori nelle stesse situazione dice: «Lottate per i vostri figli, ma non fatelo da soli».

L’ex sindaco di Cosenza e oggi senatore azzurro ha accennato anche alle ultima conversazione con il figlio prima della tragedia: «Le ultime parole tra noi sono state una supplica a non perdere la speranza. Gli dicevo che il malessere che stava vivendo in questo momento era temporaneo e dovuto alla sospensione troppo veloce dei farmaci; che si sarebbe stabilizzato in pochi giorni». E invece, «lui non riusciva più a vedere via d’uscita. La crisi in atto aveva già strutturato un pensiero ossessivo. Le mie parole non lo hanno raggiunto, non sono riuscite a fargli vedere uno spiraglio di luce. E questa è la cosa più dura da accettare».

Occhiuto ha rilasciato delle dichiarazioni anche al Messaggero: «Francesco mi aveva chiesto di presentare un ddl sulla salute mentale e di spingere per l'istituzione dello psicologo di base - racconta il parlamentare -. Era un tema a cui teneva moltissimo, forse proprio perché lo viveva sulla propria pelle. La salute mentale è un territorio ancora troppo poco compreso, eppure, può essere questione di vita o di morte».