Maria Chindamo, un sit in per non dimenticare l’imprenditrice sparita nel nulla

Promosso a Limbadi dall’Osservatorio regionale sulla violenza di genere e da Libera per «rompere il muro del silenzio e delle omertà» a tre anni dalla scomparsa

di Redazione
lunedì 29 aprile 2019
12:50
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«Rompere il muro del silenzio e delle omertà, intensificare le indagini per individuare mandanti ed esecutori della scomparsa di Maria Chindamo»: è quanto chiedono l'Osservatorio regionale sulla violenza di genere e Libera a tre anni esatti dalla scomparsa dell'imprenditrice, avvenuta davanti alla propria azienda agricola in località Montalto di Limbadi. E per farlo hanno promosso per lunedì 6 maggio alle 11, davanti all'azienda, un sit in cui parteciperanno i tre figli ed il fratello ed al quale sono state invitate autorità, scuole, associazioni.

 

«Di lei - affermano in una nota il referente regionale di Libera don Ennio Stamile ed il coordinatore dell'Osservatorio Mario Nasone - rimangono solo tracce di sangue sul suo Suv bianco e sul muretto della proprietà, insieme alle ciocche dei suoi bellissimi capelli neri. In questi tre anni nessuno avrebbe visto o sentito niente. Solo silenzio intorno a questa famiglia che, tuttavia, non si è arresa, che non ha mai perso la fiducia nello Stato, che ha continuato anche andando nelle scuole, nelle Tv locali e nazionali e in tutte le occasione offertegli per testimoniare la loro fede nella giustizia e nella legalità, portare una messaggio d'amore, chiedere non vendetta ma giustizia. Un segno di speranza è stata la notizia di questi ultimi mesi della intensificazione delle indagini che si auspica possa portare a risultati. Osservatorio e Libera chiedono che si rompa il muro del silenzio e dell'omertà che si è creato intorno a questa vicenda».

 

«L'appello - concludono - è rivolto a chi sa perché collabori alle indagini per permettere, come chiedono i familiari, di potere avere almeno una tomba sulla quale andare a pregare, per riprendersi di questi anni vissuti col fiato sospeso, anni in cui hanno dovuto convivere con quel senso di assenza e con il dolore, con la consapevolezza che il delitto d'onore non è solo un ricordo lontano, ma senza perdere mai la calma, senza dire mai una parola d'odio, ma seminando amore e riconciliazione».

 

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