Lucano è solo davanti ai giudici: flop della mobilitazione al processo

VIDEO | A fronte di centinaia di agenti, diversi mezzi blindati e un elicottero, dinnanzi al tribunale c’erano solo poche decine di sostenitori. Intanto ministero dell’Interno e prefettura si costituisco parte civile nel giudizio

di Enrico De Girolamo
11 giugno 2019
16:13
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Pochi in piazza per Lucano
Pochi in piazza per Lucano

La rappresentazione della parabola discendente di Mimmo Lucano è nell’immagine della piazza semivuota che si apre dinnanzi al Tribunale di Locri, dove oggi è iniziato il processo all’ex sindaco di Riace, imputato di associazione a delinquere, truffa con danno patrimoniale per lo Stato, abuso d’ufficio, peculato, concussione, frode in pubbliche forniture, falso e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

 

Accuse che farebbero tremare le vene ai polsi a chiunque ma che non hanno mai scalfito la fiducia di chi in Lucano credeva e crede ancora, certo che qualunque cosa abbia fatto, anche se configurabile come reato, è stata commessa in buona fede e senza tornaconti personali, per un fine nobile, l’accoglienza degli ultimi, che giustificherebbe qualunque mezzo.

Oggi, però, nell’emiciclo intitolato a Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale assassinato nel 2005 proprio a Locri, non c’era quasi nessuno ad attendere Lucano. Appena una cinquantina di persone a fronte di oltre un centinaio di agenti pronti a indossare le tenute antisommossa nel caso in cui le cose si fossero messe male. Ma poche volte si è registrata una tale discrepanza tra l’attesa e quanto poi è realmente accaduto.

 

Locri è stata letteralmente blindata sin dalle prime ore dell’alba, con decine di mezzi delle forze dell’ordine. Camionette, ambulanze e anche un elicottero che per tutta la mattinata ha sorvolato il Tribunale e le strade limitrofe. Una vera e propria zona rossa con divieto di fermarsi e sostare nei pressi della piazza, tanto che gli stessi giudici e magistrati sono entrati da un accesso laterale del Tribunale. 
Un dispiegamento di sicurezza impressionante che ha suscitato anche proteste tra i commercianti e per molti ha rappresentato sicuramente un deterrente, convincendoli che sarebbe stato meglio non venire a Locri per manifestare solidarietà a Lucano.

Ma non basta questo a motivare l’assenza delle moltitudini che negli ultimi mesi hanno accompagnato ogni passo dell’ex sindaco di Riace. Un copione che, alla vigilia dell’udienza, prometteva di riproporsi, con una mobilitazione massiccia sui social partita nei giorni scorsi e decine di pullman attesi da tutta Italia. Addirittura, ieri è circolata la voce di temute incursioni di militanti di estrema sinistra, che si sarebbero apprestati a invadere il centro della Locride con tutto quello che questo poteva significare in termini di ordine pubblico.

 

Alla fine è arrivato un solo bus con a bordo una ventina di persone, e dietro le transenne ad intonare Bella ciao erano pochi di più, in prevalenza aderenti al comitato Undici giugno, nato proprio in vista della prima udienza. Un colpo d’occhio diametralmente opposto a quello di due sera fa, a Bologna, dove in una Piazza Maggiore gremita da migliaia di persone, Lucano è stato intervistato da Francesco Merlo nell’ambito della kermesse giornalistica organizzata da Repubblica. E tanti erano anche all’Università La Sapienza di Roma, quando il 13 maggio Lucano fu il relatore di una conferenza affollatissima.


Difficile dire se il flop della mobilitazione a Locri sia il segno certo di una parabola ormai discendente dell’ex sindaco. Una cosa è sicura, però: sembra passato un secolo da quando la rivista Fortune celebrò il Modello Riace mettendo Lucano nella top 50 degli uomini più influenti al mondo. Era solo il 2016. Poi è arrivata l’inchiesta della Procura di Locri, la Lega è diventato il primo partito d’Italia e ora governa indirettamente anche Riace con un sindaco in quota Salvini. Come se non bastasse, i legali del ministero dell’Interno e della prefettura hanno confermato nel corso dell’udienza di oggi la loro richiesta di costituirsi parte civile nel processo.

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