Lsu-Lpu, il summit romano non convince i sindaci ribelli: «Servono risposte scritte e ufficiali»

Il presidente Oliverio e il dirigente di settore hanno incontrato i funzionari governativi ma nonostante l'ottimismo della Regione un pugno di Comuni ancora si oppone alla sottoscrizione dei contratti

di Enrico De Girolamo
giovedì 18 gennaio 2018
14:04
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Non è servito a dirimere i dubbi dei Comuni ribelli il summit romano tra Regione e funzionari del Dipartimento della funziona pubblica. I nodi interpretativi che impediscono ad alcune Amministrazioni comunali di rinnovare i contratti a tempo determinato ai lavoratori ex Lsu e Lpu (5mila in tutta la Calabria) sono stati appena allentati, ma non sciolti del tutto. Anche in questo caso, però, si tratta di punti di vista: per la Regione la questione è pressoché risolta, mentre per i sindaci, che ancora si rifiutano di sottoscrivere i rapporti di lavoro, serve che il governo o chi per esso metta nero su bianco un parere inequivocabile, sollevandoli da ogni responsabilità futura.

 

La nota dolente, come più volte evidenziato, è proprio questa, visto che la normativa in vigore prevede esplicitamente la possibilità, da parte dei precari con più di 3 anni di contratti a termine alle spalle, di chiedere i danni alle Amministrazioni pubbliche che li hanno assunti. Da qui la resistenza di un pugno di Comuni che ancora si oppone al rinnovo dei contratti, sebbene la Regione da settimane cerchi di rassicurare gli Enti più riottosi, richiamando gli obiettivi di stabilizzazione dei precari.

 

Proprio al fine di chiudere la questione, ieri, a Roma, c’erano il presidente Mario Oliverio, il direttore generale del Dipartimento regionale Lavoro, Fortunato Varone, accompagnato dal funzionario Pasquale Capicotto. È stato proprio quest’ultimo a sottolineare, a margine della riunione, l’esito positivo dell’incontro, che verrà illustrato nei dettagli da una comunicazione ufficiale del governatore. Molto meno soddisfatti, invece, i sindaci rimasti a casa e in attesa di riscontri dalla Capitale.

 

«Manca ancora una “carta scritta”, dove siano messe nero su bianco le risposte ai quesiti del Consiglio delle autonomie locali», rimarca con pragmatismo Antonino Schinella, primo cittadino di Arena. Ecco perché adesso l’attenzione dei sindaci si sposta verso la prefettura di Catanzaro, che avrebbe inviato nella giornata di oggi i quesiti del Cal al ministero. Una richiesta formale che, allo stesso modo, dovrebbe ottenere una risposta ufficiale e finalmente “protocollabile”.

 

Intanto la Regione non demorde. Nel tentativo di convincere i sindaci ribelli - tra cui quelli vibonesi di Arena, Dasà, Pizzoni e Acquaro - ha convocato per domani, alla Cittadella, un incontro che servirà per illustrare agli amministratori locali gli esiti della riunione romana. Un nuovo confronto, quindi, che però difficilmente potrà porre fine alla fase di stallo, almeno sino a quando non arriverà dal ministero la tanto sospirata “carta scritta”.


Enrico De Girolamo

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