Inchiesta Giardini segreti, chiesti 70 anni di carcere per gli imputati

Al centro del processo secondo l’accusa un’organizzazione dedita al traffico di marijuana e alla sua produzione guidata dal collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso

di G. B.
8 ottobre 2019
15:22
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Dieci richieste di condanna sono state avanzate dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, nel processo con rito abbreviato che si sta svolgendo dinanzi al gup distrettuale di Catanzaro, Pietro Carè, e nato dall’operazione denominata “Giardini Segreti”. Queste le richieste di pena: Emanuele Mancuso, di 31 anni, di Nicotera, 4 anni e 8 mesi; Giuseppe Navarra, di 28 anni, di Rombiolo, 7 anni e 4 mesi; Giuseppe Franzè, di 32 anni, di Stefanaconi, 7 anni e 3 mesi di reclusione; Giovanni Battaglia, di 33 anni, di Nicotera, 7 anni e 6 mesi; Cesare Costa, di 38 anni, di Nicotera, 7 anni; Francesco Costa, di 35 anni, di Nicotera, 7 anni; Giuseppe De Certo, di 26 anni, di Nicotera, 7 anni e 4 mesi; Francesco (Ciko) Olivieri, di 33 anni, di Nicotera, 7 anni e 5 mesi; Valentin Cirpian Stratulat, di 21 anni, residente a Nicotera, 7 anni e 5 mesi; Pantaleone Perfidio, di 32 anni, di Nicotera, 7 anni e 3 mesi. Stralciata la posizione di Giuseppe Olivieri, 37 anni, di Nicotera. 

A capo del gruppo, secondo l’accusa, insieme ad Emanuele Mancuso (attuale collaboratore di giustizia e figlio del boss Pantaleone Mancuso, detto l’Ingegnere), con un ruolo di spicco nell’associazione a delinquere dedita al traffico di marijuana ed alla sua produzione ci sarebbe stato anche Giuseppe De Certo. Fra i principali acquirenti di marijuana, a sua volta da piazzare fuori dalla provincia di Vibo, gli inquirenti ritengono di aver individuato Giuseppe Franzè. Francesco Olivieri, detto “Ciko” (autore della sparatoria del maggio dello scorso anno costata due morti a Nicotera e tre feriti a Limbadi) avrebbe quindi individuato nell’estate del 2015 il terreno su cui avviare la piantagione, realizzando l’impianto di irrigazione e curato le operazioni di coltivazione della marijuana. Per altra coltivazione individuata nell’agosto del 2015 in una casa popolare abbandonata – di fronte l’abitazione della nonna di Emanuele Mancuso – in via Foschea a Nicotera rispondono invece Emanuele Mancuso, Francesco Olivieri, Giuseppe Navarra e Giuseppe Franzè, con quest’ultimo che avrebbe poi acquistato lo stupefacente per piazzarlo. L’operazione è stata condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Francesco Schimio, Francesco Capria, Francesco Sabatino, Antonia Nicolini (per Emanuele Mancuso), Giancarlo Pittelli, Vincenzo Galeota, Daniela Garisto, Giuseppe Renda, Stefano Sambugaro.

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G. B.
Giornalista
Giuseppe Baglivo è stato collaboratore del quotidiano Calabria Ora dal settembre 2006 ad agosto 2007. Redattore e responsabile della cronaca giudiziaria del quotidiano Calabria Ora per la redazione di Vibo Valentia dal settembre 2007 ad ottobre 2009. Nello stesso periodo per il quotidiano Calabria Ora ha realizzato molteplici inchieste riguardanti l’intero territorio regionale. Da agosto 2010 ad oggi è collaboratore della Gazzetta del Sud, redazione di Vibo Valentia, con competenza in tutti i settori (sport escluso). Dal gennaio 2013 è corrispondente unico dell’Agi (Agenzia giornalistica Italia) per Vibo Valentia e provincia. Dal novembre 2015 al 29 dicembre 2016 è stato redattore e responsabile della cronaca nera e giudiziaria del quotidiano online calabrese Zoom24.it, giornale web che ha contribuito a far nascere. Nel gennaio 2011 dalla Fondazione dedicata a Giuseppe, “Pippo”, Fava (il giornalista ucciso da Cosa Nostra il 5 gennaio 1984) ha ricevuto a Catania il Premio Nazionale “Giuseppe Fava” conferito ai giornalisti “particolarmente impegnati nella battaglia contro le mafie”. Specializzato in cronaca giudiziaria, nera e giornalismo d’inchiesta, ha seguito i più importanti processi contro la ‘ndrangheta, la corruzione nella pubblica amministrazione e la malasanità celebrati negli ultimi dieci anni in Calabria. Alcune sue inchieste giornalistiche hanno portato al commissariamento di diversi Comuni del Vibonese per infiltrazioni mafiose.
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