Villa San Giovanni, ecco chi è il dirigente «padre padrone» del Comune vicino alle cosche

Francesco Morabito, nelle vesti di responsabile dell’ufficio tecnico, aveva messo in piedi un metodo di corruttela collaudato. Per gli investigatori era a disposizione delle cosche

di Consolato Minniti
18 dicembre 2019
19:29
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«Un padre padrone» dell’ufficio tecnico di Villa San Giovanni; un «grande elettore» degli amministratori locali, grazie alle sue «illecite trame», nonché uomo in collegamento con le cosche della città dello Stretto.  Si esprime così il gip su Francesco Morabito, il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Villa San Giovanni,arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Cenide”, costata anche gli arresti domiciliari al sindaco Giovanni Siclari.  Secondo il procuratore Giovanni Bombardieri, all’interno del Comune villese vi sarebbe stato un vero e proprio “metodo Morabito”, come riferito dal pentito Vincenzo Cristiano. Di più: «Un rodato e pluriennale meccanismo in forza del quale avrebbe sapientemente sfruttato il suo ruolo all’interno dell’Ufficio tecnico comunale, per lucrare vantaggi patrimoniale e al contempo accrescere il proprio potere politico e la propria capacità di influenzare le scelte della locale amministrazione».

 

Ecco come agivano gli indagati

Le dichiarazioni del collaboratore

Cristiano, parlando con i pm, non fa mistero che il responsabile dell’ufficio tecnico era in grado di sfruttare il suo ruolo anche a fini elettorali. Morabito, infatti, ha anche un passato in politica. È stato infatti eletto consigliere provinciale di Reggio Calabria nel 2011, all’interno del collegio villese con la lista del Popolo delle Libertà.

«Certo – afferma il pentito – ha un serbatoio di voto politico (…) anche il ruolo glielo consente di avere sto serbatoio politico…. Il ruolo e concessioni edilizie e modifiche di tutto di più. Per tutte le cortesie che ha fatto». 

Alla base del metodo Morabito vi sarebbe stato un ben congegnato stratagemma che consisteva nel beneficiare il pubblico ufficiale incaricando del disbrigo delle pratiche tecnici a lui graditi. È lo stesso Cristiano a riferirlo: «Lui ha un team suo che per esempio lei deve aprire… c’è le dice vai dall’architetto Scappatura, poi l’architetto Scappatura le dice devi avere il ragioniere, il ragioniere è Giustra, quello che ora faceva il presidente del Consiglio. Lui ha queste tre figure quindi lui non compare mai… non viene mai da lei a dirgli a dirle dammi i soldi, cioè hai capito? Dice per questa pratica rivolgiti all’avvocato capito, poi che fa, l’avvocato anziché questa pratica costa 5, 10, poi che fa l’architetto lo manda dal consulente, il consulente quanto costa 5, altri 10 e poi fanno così questa è la procedura (…) perché poi quando lui vi dà la concessione edilizia, a costruire, l’architetto ve lo manda lui… Sempre i suoi architetti sono… però gli architetti sono tutti vicino a lui, se non sei vicino a lui non lavori». 

Il modus operandi di Morabito

Cristiano delinea quello che era il modus operandi di Morabito che, secondo quanto ricostruito dal gip, «era solito veicolare agli utenti interessati al rilascio di concessioni e/o autorizzazioni l’implicito ma univoco messaggio che chi si fosse rivolto ai suoi professionisti di riferimento avrebbe potuto più agevolmente ottenere la sollecita evasione delle pratiche». Ecco cosa spiega il pentito: «Glielo fa capire Franco dice: vabbè devi fare… fattelo fare da Giovanni, devi fare questi vedi che Giustra, capito… perché il gruppo è Scappatura, Giustra, Franco Morabito allora noi… un negozio a Villa un’attività, l’ufficio tecnico giusto? L’ufficio tecnico che fa? Dice mi serve questo e quest’altro. Allora la planimetria te la fa Giovanni Scappatura per quanto riguarda la contabilità ed altre cose ti segue Giustra perché hanno il canale la via preferenziale con Franco Morabito». Dichiarazioni che, dicono gli inquirenti, sono riscontrate. 

Per gli inquirenti è il "grande manovratore"

I carabinieri, nella loro informativa, non hanno dubbi: «Morabito è storicamente considerato colui che manovra l’attività politico-amministrativa del Comune di Villa San Giovanni, con una forte ingerenza su alcuni dei settori più delicati. Egli infatti gode di una straordinaria capacità non solo di influenzare e determinare gli indirizzi politici ed amministrativi dell’Ente, quanto piuttosto pilotare addirittura la nomina degli assessori comunali, orientando l’indirizzo sulle persone all’interno del suo gruppo politico».

L'uomo a disposizione delle cosche

Per gli investigatori, emerge un ruolo «di primo piano dell’ingegnere Morabito nel panorama politico-criminale». Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il responsabile dell’ufficio tecnico era «a disposizione non solo della cosca “Zito-Bertuca”, quanto piuttosto della cosca “Buda-Imerti”» e il suo ruolo «non è meno rilevante di quello attribuito ai soggetti intranei all’associazione mafiosa». Anzi, a giudizio dell’Arma, il suo ruolo è da ritenersi «ancor più essenziale in quanto la posizione strategica che ricopre all’interno del settore tecnico urbanistico di Villa San Giovanni gli consente di essere di ausilio ai vari soggetti di ‘ndrangheta che, di volta in volta, gli prospettano una problematica da risolvere». Ma cosa otteneva in cambio Morabito? Un esempio è «l’appoggio ricevuto dalla cosca “Buda-Imerti” in occasione delle elezioni provinciali del 2011, oppure quelle in cui Morabito ha sostenuto il suo candidato di punta Antonio Messina, per le elezioni comunali di Villa San Giovani».

La costante ricerca di lucro

Ma le indagini fanno emergere anche come Morabito fosse un personaggio alla ricerca costante di occasioni di lucro, anche di modesta entità. Si pensi a sconti, regalie ed inviti a cena. Emblematica l’intercettazione del 28 agosto quando Morabito, dopo essere stato chiamato da un ristoratore che aveva necessità per una pratica, dice alla moglie: «Andiamo all’autostello?». «Mangiamo gratis! Forse, speriamo, mi ha chiamato oggi». Il giorno dopo la moglie è entusiasta e lo dice alla madre: «Uno che aveva bisogno! E ci siamo mangiati la pizza! Questo ci ha offerto la pizza». Morabito addirittura, in alcuni casi si lamentava che la riconoscenza per i suoi servigi sparisse dopo poco tempo: «La benevolenza passa, perché se io gli faccio una concessione edilizia ad uno e magari gli spettava o non gli spettava prima che gliela rilascio, mi offre il caffè, viene, mi prende, mi porta il capretto, mi fa, e dopo che gliela rilascio, dopo un anno, due, si dimentica». 

Consolato Minniti
Giornalista

Consolato Minniti nasce a Reggio Calabria nel 1983. Sin da bambino mostra la sua passione per il giornalismo, rubando la macchina da scrivere alla mamma, per passare intere ore a imprimere sui fogl...

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